Esiste il libero arbitrio che permette a un giovane che vive in un periodo di guerra di scegliere fra il bene o il male? O invece secondo il determinismo ognuno di noi, posto in condizioni estreme (lutti, sofferenze, deprivazioni, osservazioni di ingiustizie), sarebbe condizionato a tal punto da vivere come inevitabile la scelta estrema di infliggere a sua volta ad altri tremende sofferenze?

I filosofi e i religiosi nei secoli hanno molto discusso su questa dicotomia che riguarda l’essenza stessa del nostro agire nel mondo. Non sono in grado di affrontare l’argomento in questi ambiti.

La scienza psicologica è molto giovane rispetto ad altri campi del sapere umano. Ha ancora diverse lacune per cui è difficile dare una risposta, se pur parziale, a queste domande. Dalle osservazioni appare evidente che vi sia un condizionamento determinato dalle nostre esperienze infantili sulle motivazioni che guideranno i nostri comportamenti. Spesso ad esempio scopriremo che chi commette violenze quali atti pedofili, aggressioni o torture a suo tempo, soprattutto in età infantile, le ha per primo subite. Non tutti però coloro che subiscono violenze diverranno violenti. Una parte, potremmo dire per reazione, arriverà ad aborrire l’aggressività e ad ergersi a difesa dei deboli. La maggioranza si rifugerà nell’individualismo cercando di dimenticare.

Nel passaggio alla violenza sono stati studiati diversi fattori che accenno molto brevemente:

  • Genetici: ad esempio i gemelli omozigoti allevati in famiglie diverse hanno alte probabilità di incorrere negli stessi reati o delitti.

  • Ormonali: ad esempio l’ormone maschile testosterone se prodotto per malattie particolari o somministrato in eccesso predispone ad atteggiamenti aggressivi.

  • Familiari: in determinate famiglie la violenza diviene fin da piccoli un mezzo di relazione.

  • Sociali: influisce il livello di aggressività presente nei microambienti sociali.

Nella mia esperienza di medico mi è capitato di avere a che fare con persone che avevano commesso atti violenti. L’impressione clinica è che siano talmente tanti i fattori che hanno determinato un influsso sull’individuo che, alla fine, una sorta di libero arbitrio rimane. Tra gli innumerevoli stimoli che giungono sarà responsabilità di ogni essere umano scegliere quelli che possono arricchire o distruggere la sua vita.