Cambia il sistema di rilevamento dei singoli digitali più venduti ogni settimana in Italia. L’ha annunciato la Fimi, Federazione industria musicale italiana, che se ne occupa attraverso la società di ricerche di consumo Gfk. E così, da settembre insieme ai “classici” download, anche lo streaming avrà un suo forte peso nel decretare i “nuovi 45 giri” più ascoltati nella Penisola: cento streaming conteranno come un download. Il nuovo sistema misto rappresenta “un modo per tenere le classifiche al passo con l’evoluzione d’ascolto dei consumatori”, assicura la Fimi. L’operazione strizzerebbe insomma l’occhio ai ragazzi di 16-24 anni che, incollati ai loro smartphone e tablet, fanno delle librerie musicali online come Spotify, TIM music e Deezer il loro nuovo impianto stereo in movimento.

“Il primo semestre del 2014 ha proposto risultati in crescita rispetto all’anno precedente. Ma per la prima volta lo streaming, tra audio e video, è cresciuto del 95%, ha superato il download (sceso del 18%) e rappresenta, oggi, il 55% dei ricavi del digitale, rispetto al 34% del 2013” dicono dalla Fimi. Complessivamente lo streaming ha generato 12,6 milioni di euro, contro i 9,8 milioni del download. E con lo streaming audio è lievitato anche quello video: tra YouTube e Vevo, il segno più è del 72%, con un fatturato di quasi 7 milioni di euro.

In generale sono i canali digitali ad avanzare inesorabilmente: la loro crescita è del 20% (fatturato di 23 milioni di euro), mentre il mercato dei cd segna il passo, con un meno 2% (30,7 milioni di euro di fatturato). Ma c’è chi dice no al nuovo sistema combinato download/streaming con cui verranno incoronati i nuovi re del singolo digitale. “Questo nuovo tipo di classifica, pur consapevoli della crescita dello streaming, è precipitoso, prematuro, mal ponderato, e penalizza fortemente gli Artisti italiani e l’Industria Indipendente Italiana” – lamenta Mario Limongelli, presidente del Pmi (produttori musicali indipendenti). Che poi aggiunge: “Siamo seriamente preoccupati per la nostra musica che è cultura e va tutelata con forza in tutte le sedi. Siamo pronti a discutere seriamente con Fimi e Gfk per trovare un’adeguata soluzione che consenta a major, indipendenti e a tutti gli attori del settore musicale di trarre benefici da questo ennesimo processo evolutivo del nostro settore”.

Quindi la musica indie potrebbe uscirne a pezzi da questa grande riforma delle top-ten? Per Limongelli, non soltanto quella: “Anche gli artisti italiani più rappresentativi, come Eros Ramazzotti e Laura Pausini, rischiano di scomparire da questa nuova classifica, a vantaggio degli artisti internazionali”. E allora che fare? “Buon senso vuole che si dia tempo e modo alle aziende di riorganizzare la strategia di promozione e comunicazione delle nuove produzioni: questo elemento di vitale importanza, da noi denunciato, è stato disatteso. Artisti italiani, mobilitatevi, se non volete compromettere il futuro della vostra carriera” conclude il presidente del Pmi.

“Come si può svuotare l’oceano con una conchiglia? Invece di capire dove va il mondo, cercano di fermarlo. E meno male che sono indipendenti” dice al ilfattoquotidiano.it Umberto Palazzo, cantante del Santo Niente, rock band di culto che fu lanciata dal Consorzio produttori indipendenti (CSI) di Giovanni Lindo Ferretti. “Il primo metodo di ascolto degli adolescenti, oggi, cioè della maggioranza dei consumatori musicali, è Youtube, inteso come app, che ha superato persino la radio”. Il futuro è già scritto: “Il mercato appartiene a Google e alle app. Il resto sono briciole” aggiunge Palazzo. E la tutela degli artisti italiani? Secondo lui “col nuovo sistema misto download/streaming si capirà che il peso reale delle star italiane è risibile rispetto ai veri ascolti, e verrà fuori una realtà che noi addetti ai lavori già conosciamo: che la dance internazionale è ormai quasi tutto il mercato, e che una Pausini oggi vende non più di 150 mila copie nel mondo. Leviamoci le mutande, dell’ipocrisia”.