“Per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse di viaggiare in solitaria vedendo il mondo per esistere…”. In queste parole c’è l’essenza di Enzo Baldoni, viaggiatore e cronista curioso ammazzato in Iraq il 26 agosto del 2004 (ma sulla data non vi è certezza). La sua barbara esecuzione, comunicata con un video drammaticamente simile a quello utilizzato per James Foley, è ancora circondata da molti punti oscuri. C’era una spia che lo aveva attirato in una trappola? Perché colpire un uomo di pace come Enzo Baldoni? Chi ha compiuto l’esecuzione? L’Armata islamica, l’Esercito per la salvezza dell’Islam, direttamente Al Quaeda? Perché quella esecuzione è stata consumata in anticipo rispetto all’ultimatum dato all’Italia per l’eventuale ritiro delle truppe?

Sia come sia Enzo Baldoni fu inviso, in vita e in morte, agli integralisti di qualsiasi natura e colore. Non piaceva quel suo modo di essere sempre fuori dal coro e dalle corporazioni, curioso e ficcanaso, sempre alla ricerca delle “periferie oscurate”, quelle dei lebbrosari, del traffico di droga in Colombia, delle guerre cancellate, della povertà rimossa…

Per questo non piaceva agli ipocriti, a quelli che scrivono a tariffa; in quella stagione non piaceva, ovviamente, a chi aveva aderito, a partire dall’Italia di Berlusconi, alla “guerra santa” indetta da Bush, ma non poteva piacere neppure ai terroristi, agli integralisti, agli oscurantisti che, in nome di un dio con la minuscola, non esitavano e non esitano a tagliare la testa agli infedeli, anche e soprattutto a quelli che vorrebbero costruire i ponti e abbattere i muri dell’odio.

Per questo, quando affrontiamo questi temi, anche in queste ore, dovremmo imparare a soppesare le parole e a non usare mai queste vicende a fini di politica interna, di rissa da cortile. Del resto, e non a caso, Enzo Baldoni aveva scritto: “Mi interessano i fatti, tutto il resto è politica, chiacchiere, dalle quali voglio tenermi lontano…”.
Almeno dopo morto sarebbe il caso di rispettare la sua volontà.