È iniziata nella Striscia di Gaza la caccia ai traditori, colpevoli – secondo le sentenze, una delle quali affissa a un muro della moschea al-Omari, la più importante di Gaza City – di aver fornito al nemico informazioni su tunnel, case e altri luoghi in cui erano conservate scorte di razzi, obiettivi poi colpiti dalle bombe israeliane. L’episodio determinante è stato l’attacco israeliano di giovedì scorso contro un’abitazione nel sud della Striscia di Gaza, in cui sono stati uccisi tre comandanti militari di Hamas insieme ad altre sette persone, tra parenti e vicini di casa. 

Nei primi quattro giorni dell’Operazione strangolamento, sono stati fucilati 23 uomini e due donne, le cui identità non sono ancora state rese note. I condannati sono stati bendati e passati per le armi, al termine di processi sommari celebrati da “corti rivoluzionarie”, nella prigione di al-Katiba e all’esterno della moschea al-Omari.

Il sito pro Hamas Al Rai ha annunciato altre esecuzioni.  

Dal 2007, ossia da quando amministra di fatto la Striscia di Gaza, Hamas ha eseguito 53 condanne a morte, per tradimento, omicidio o ulteriori reati.

Al di là delle questioni etiche relative alla pena capitale, dal punto di vista giuridico Hamas non ha alcun potere per eseguire condanne a morte. Tutte le sentenze devono essere ratificate dal presidente dell’Autorità palestinese, Mahmous Abbas. Il fatto che Hamas non gli riconosca tale prerogativa non rende legittime le sue procedure giudiziarie.

Di volta in volta, per dare un simulacro di legalità a queste sentenze, si cita tutta la legislazione che prevede la pena di morte: la legge n. 74 del 1936, la legge giordana n. 16 del 1960, il codice penale rivoluzionario dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina del 1979 e il codice di procedura penale palestinese n. 3 del 2001. Nessuna di queste leggi, peraltro, è stata mai ratificata dall’attuale parlamento palestinese. 

I gruppi palestinesi per i diritti umani, tra cui la Commissione indipendente per i diritti umani e il Centro palestinese per i diritti umani hanno più volte fatto appello ad Hamas affinché fermi le esecuzioni.