Si è mai visto sprecare i gioielli di famiglia lasciandoli nel cassetto o facendoli sovrastare dalle ragnatele? In Italia perlomeno un primato lo abbiamo. E non c’è da andarne fieri. E’ l’Italia dissoluta, sprecona, costantemente in fieri.

Abbiamo il più alto numero di “patrimoni dell’umanità” dell’Unesco. Abbiamo un’eredità culturale che non ha eguali (da Leonardo da Vinci a Raffaello). Potremmo vivere tutti beatamente di ciò che abbiamo ereditato mettendo a frutto tale inestimabile tesoro, semplicemente amministrandolo con diligenza, curandolo, conservandolo e restaurandolo con accortezza, valorizzandolo con sapienza, promuovendolo con politiche intelligenti. Potremmo vivere in un eden e far prosperare i nostri figli. Eppure accade esattamente il contrario: non solo non lo facciamo ma ci si prodiga per sperperare, mortificare e avvilire tutto ciò. Dal consumo di suolo alla avida cementificazione, dallo sfacelo dei beni architettonici alla luce del sole sino alla costante riduzione dei fondi per la cultura.

Tutto il mondo ritiene la bellezza il brand dell’Italia, oltre che a una notevole ricchezza enogastronomica. Bellezza che è stata una missione per associazioni e movimenti storici come Italia Nostra, Slow Food, Fai. Sentinelle nell’aridità intellettuale e morale di un’Italia svenduta a vili e avidi mercanti che hanno concentrato tutte le attenzioni su ben altre ricchezze (costruzioni, rifiuti).

La Sardegna è un esempio tra i tanti di incuria. Lo stesso può dirsi per la Sicilia, la Calabria e per tante altre regioni d’Italia. Mi soffermerò però sulla Sardegna che conosco e frequento dal 1982. Di straordinaria bellezza naturalistica, paesaggistica, con uno dei mari più belli al mondo (dalla Gallura sino a Stintino). Ma anche con una particolare veste culturale di tutto rispetto, frutto di una civiltà nuragica unica al mondo (dall’età del bronzo sino al II secolo d.c.) e di un dialetto che si basa su almeno 3 ceppi linguistici. Una regione in cui ci sono borghi storici di notevole bellezza (Bosa, Santu Lussurgiu). Regione con una ricchezza enogastronomica particolare atteso che vi sono decine di tipi di pasta fatta a mano (non solo malloreddus e fregula). Dunque non solo porceddu e bottarga. Regione con antiche musicalità e strumenti. Regione che può vivere di turismo almeno 6/8 mesi all’anno e non solo 2.

Regione che ha un numero di abitanti inferiore a Milano ma che contestualmente ha uno dei tassi di maggiore disoccupazione nell’Eurozona. Ci si domanda come sia possibile tutto ciò, dinanzi a tanto ben di Dio.

Per darsi delle risposte sarà sufficiente partire dall’esame dello scarno sito della Sardegna. Cliccando sulla sezione eventi  si scopre che in Sardegna non ce ne sono (tranne uno). Vero è che l’assessorato competente ha realizzato il sito e il marchio ad hoc, che però non è così completo e ricco come ci si aspetterebbe.

Eppure basta girarla quasi tutto l’anno per scoprire eventi spesso ovunque (culturali e culinari). Se la stessa regione è fallimentare nel fare “sistema” e nell’organizzare e proporre turismo all’esterno non ci si deve stupire se il flusso turistico sia da anni in costante calo.

Uno dei maggiori problemi è ancora oggi il collegamento marittimo (costoso e con prezzi da cartello che obbligano a spendere quanto una settimana low cost all inclusive) al quale la regione ha tentato di far fronte creando la Saremar. Le infrastrutture interne esistono ma sono male utilizzate (il trasporto ferroviario è pressoché inesistente nonostante le tratte ferrate esistano), si pensi solo alla realizzazione degli incantevoli cosiddetti trenini verdi (tra cui Bosa-Macomer; Mandas-Arbatax; Alghero-Palau che perlomeno si rinvengono su www.treninoverde.com) ma che funzionano solo da metà giugno a metà settembre (perché?).

Ci sono dei percorsi nuragici che possono risultare sorprendenti e carichi di emozioni. Perché non organizzare e pubblicizzare tali percorsi? Quando ci si reca verso tali siti spesso sono chiusi o inaccessibili.

Perché i comuni e i borghi storici più belli non sono adeguatamente proposti come accade in Francia? Perché ci sono comuni (ad esempio intorno a Bosa: Modolo, Magomadas, Tresnuraghes) che si distinguono tanto per amore, attenzione, cura del territorio e buona amministrazione quanto per incuria nonostante siano connotati dalla stessa bellezza?

Perché ci si reca in visita a chiese particolarmente suggestive (esempio San Pantaleo a Macomer) trovandole chiuse e nemmeno indicate adeguatamente?

Perché Alghero (pur avendo un centro storico bellissimo) non cura adeguatamente la raccolta differenziata (impossibile trovare contenitori per la plastica) nonostante decuplichi in estate la popolazione? Perché per anni pur avendo la stessa Alghero mare e spiagge caraibiche ha avuto un depuratore insufficiente così di colpo trasformando il mare in caffèlatte?

Quello che appare è un’offerta turistica improvvisata, raffazzonata, male organizzata. E’ il sistema Italia. E difatti l’Italia non attrae più nessuno.