L’ultimo episodio è il bombardamento della scuola affidata all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. E siamo arrivati a oltre settecentocinquanta vittime palestinesi, quasi tutti civili inermi.

Nel frattempo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani parla apertamente di crimini di guerra commessi a Gaza. Indovinate da parte di chi? Ha fatto scalpore l’affermazione del filosofo Gianni Vattimo che equipara Israele ai nazisti. Certamente l’olocausto di cui è stato vittima il popolo ebraico costituisce per molti versi un unicum. Va detto però che quando l’attentato di via Rasella mandò legittimamente e giustamente al creatore una trentina di Ss del battaglione Bozen, il criminale di guerra Kappler fece fucilare dieci italiani, scelti fra quelli precedentemente detenuti per appartenere alla Resistenza o essere di religione ebraica, per ogni tedesco. Dopo che un legittimo missile di Hamas ha ucciso i membri dell’equipaggio di un blindato israeliano penetrato su suolo palestinese, qualche giorno fa, c’è stato il cannoneggiamento indiscriminato di un quartiere di Gaza abitato da civili palestinesi. E siamo già ben oltre i settecentocinquanta morti palestinesi contro una trentina di israeliani, quasi tutti militari delle forze di occupazione. Venti e più palestinesi per ogni israeliano?

Questa guerra infame deve finire al più presto. Le sue radici non sono nei singoli episodi, come l’ancora oscuro rapimento e conseguente uccisione dei tre giovani coloni israeliani che è apparentemente all’origine di questo nuovo massacro (chiamarlo guerra sembra poco adeguato alla realtà dei fatti data la sproporzione dei mezzi a disposizione delle parti). Le sue radici sono nel fatto che l’occupazione israeliana della Palestina costituisce oggi al mondo l’unico caso di vestigia coloniale tuttora in essere, che si accompagna alla discriminazione razzista nei confronti della popolazione palestinese dei territori occupati (Gaza compresa, che per molti aspetti è ancora occupata da Israele che ne controlla spazio aereo, marino e quasi tutte le frontiere) e per molti versi degli stessi cosiddetti arabo-israeliani, anch’essi cittadini di seconda classe di Israele.

Il diritto all’acqua, al lavoro, all’agricoltura, alla pesca, alla scuola, alla salute, al libero movimento, alla libertà personale ed alla vita di milioni di palestinesi sono da molti decenni costantemente violati da parte delle autorità israeliane di occupazione. Queste sono le radici del massacro in corso, di quelli che lo hanno preceduto e di quelli che lo seguiranno.

Netanyahu e il suo governo di fascisti si illudono che massacrando i palestinesi li ridurranno al silenzio e potranno continuare il loro regime disumano di occupazione coloniale e razzista. Si tratta di un calcolo sbagliato, determinato in buona misura dal classico disprezzo del razzista per colui che è vittima del suo razzismo, che ritiene di poco superiore ad un animale. Non è ovviamente così e le sofferenze e i morti di questi giorni alimentano un odio che durerà per molte generazioni. I governanti israeliani quindi, sono criminali per l’oggi e per il futuro. Si sbagliano di grosso, ma quante sofferenze infliggeranno ancora ai palestinesi e agli stessi israeliani?

La risposta è in mano alla comunità internazionale che deve trovare alternative alla violenza, mettendo sotto processo di fronte alla Corte penale internazionale coloro che si sono resi colpevoli di crimini di guerra e contro l’umanità e aprendo la strada per la costruzione di uno Stato in cui i palestinesi possano finalmente trovare la soddisfazione dei loro diritti. Non certo l’attuale inesistente comunità internazionale a guida occidentale che sta portando il mondo verso la guerra e la catastrofe ambientale, certo, ma in una comunità internazionale nel segno di un effettivo multipolarismo e di un maggiore equilibrio fra le sue varie componenti.

L’onore e il futuro di Israele sono nelle mani di coloro che, ancora in pochi, manifestano in piazza a Tel Aviv  e ad Haifa contro il loro governo di assassini, organizzando la loro autodifesa contro le bande fasciste che li attaccano.

Renzi nel frattempo ha telefonato a Netanyahu, chissà per dirgli cosa.