L’ultima pagina della sua storia la Provincia di Bari l’ha scritta il 23 giugno scorso. Il primo luglio, è toccato a quella di Lecce. Nemmeno un mese dopo, la prima vittima di un caos che ha travolto gli Enti divenuti di secondo livello è stata la Cultura. Quella con C maiuscola. Il requiem potrebbe essere suonato per una delle tredici Istituzioni concertistico orchestrali d’Italia, la Ico Tito Schipa di Lecce. Senza un piano di salvataggio strutturato, la ghigliottina è pronta a cadere sulla testa di 54 musicisti, oltre ad amministrativi e tecnici. Ad affilare la lama sono stati la legge Delrio da un lato e il decreto legge n. 66 del 2014 dall’altro, con le sue riduzioni dei trasferimenti alle Province.

L’effetto tsunami è stato immediato nel Salento: l’ente di Palazzo dei Celestini, socio fondatore e maggioritario della fondazione che gestisce la Ico, non è in grado di sostenere gli impegni di spesa per la programmazione artistica già autorizzata per quest’anno. A metterci una toppa è stata la Regione Puglia, che dalle pieghe del suo bilancio ha appena scucito 300mila euro. Sommati ai 350mila euro che dovrà racimolare la Provincia di Lecce e di cui ancora non c’è traccia, dovrebbero blindare almeno il calendario 2014. In questo modo, coprendo cinque mesi di attività, si potrà agganciare il contributo del Fondo unico per lo spettacolo (Fus), dal quale mediamente arrivano 460mila euro l’anno.

Al di là di queste capriole, però, rimane il nodo più serio: che fine farà, a partire dal 2015, una delle realtà più interessanti della musica sinfonica nostrana? Il ragionamento non è semplice. L’istituto ha tra i suoi soci il Comune di Lecce, ma, a differenza delle altre dodici Ico italiane, non ha la Regione. Ecco perché il passaggio di consegne non potrà essere automatico. Molto dipenderà dalla staffetta delle competenze che dovrebbero partorire i decreti attuativi dello Svuota-province. Molto, appunto, ma non tutto. La consapevolezza fra gli orchestrali è che già parecchio tempo sia stato sprecato, poiché il percorso per la ricerca di nuovi soci avrebbe dovuto essere avviato già da un po’, coinvolgendo una cordata di Comuni e investitori privati. Una manna dal cielo potrebbe essere, in quest’ottica, l’Art bonus introdotto dal decreto Franceschini, approvato alla Camera lo scorso 9 luglio e attualmente all’esame della commissione cultura del Senato.

Si naviga a vista, con il rischio di schiantarsi contro i licenziamenti dei dipendenti e la chiusura di una realtà che ha mosso i suoi primi passi nel 1977, ha un bilancio di 2,5 milioni di euro e garantisce attività per almeno otto mesi all’anno. Per salvare la Tito Schipa è stata lanciata una petizione, #savetheorchestra, che ha già raccolto centinaia di adesioni, prima fra tutte quella del maestro Nicola Piovani.

È già calato il silenzio, invece, nelle piazze di 41 Comuni della (ex) Provincia di Bari. Le stesse dove, quest’anno come ogni anno, si sarebbe dovuto assistere al tripudio di note, melodie, coreografie, scenografie. 120 spettacoli progettati per animare l’estate barese sono stati cancellati, dall’oggi al domani. “Ci sono i soldi ma non sappiamo come spenderli”. Il vicepresidente della giunta provinciale barese Nuccio Altieri ha annunciato così la fine di un appuntamento storico per il territorio, il Costa dei Trulli On Tour. “Incongruenze” e “difficoltà interpretative” della normativa nazionale che prevede il passaggio da Provincia a Città Metropolitana (Bari sarà una delle 10 istituite dalla riforma Delrio), sarebbe la causa del corto circuito che negli ultimi giorni ha portato alla drastica ed irrevocabile decisione.

Tutto era pronto: bando, programma, spettacoli e persino i soldi, già stanziati. Ma le circolari arrivate negli uffici provinciali hanno mandato in tilt l’Ente, ingessandone l’attività. E il blackout culturale non finirà qui. Perché, oltre al fatto che il Costa dei Trulli Tour equivaleva ad oltre 1200 giornate lavorative per le decine di operatori impegnati nell’organizzazione del cartellone estivo, a rischiare seriamente la sopravvivenza sono, come avvenuto a Lecce, l’Orchestra Sinfonica, la Pinacoteca, la Biblioteca, il Museo Archeologico e tutti gli altri Festival ormai rodati della zona: il Locus, il Talos, il Banda Larga, il Libro Possibile, il Festival jazz di Monopoli. Se così fosse si rischierebbe un impoverimento culturale nell’intera regione, ammesso che non si acceleri il tempo del chiarimento.

di Tiziana Colluto e Mary Tota