Per chi ha seguito fino ad oggi le tappe dell’inchiesta Ruby, la mole probatoria ed i contenuti inequivocabili delle intercettazioni nonché il dibattimento di primo grado e la sentenza di condanna di un anno fa con tanto di articolate motivazioni, l’assoluzione in appello è quantomeno sconcertante.

Certo nel frattempo è intervenuta la riformulazione del reato di concussione, quello “spacchettamento” voluto dalla Severino sul quale a suo tempo aveva messo in guardia, in quasi totale solitudine, Antonio Di Pietro e di cui ora possiamo constatare pienamente gli effetti.

Per quanto riguarda il capo A e cioè la concussione, che per i giudici di primo grado si era concretizzata “nell’ordine” impartito da Berlusconi alla questura di Milano di affidare Ruby alla sua fidata Nicole come è puntualmente avvenuto, i giudici di appello hanno ravvisato solo “mere sollecitazioni”. E dato che la formulazione attuale della concussione divaricata in concussione per costrizione e corruzione per induzione prevede nel secondo caso un vantaggio per il concusso e cioè il capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni, ecco che il reato per incanto “evapora” e semplicemente “non sussiste”. Anche perché, come ha voluto ulteriormente “chiarire” il legale del nuovo corso Franco Coppi è intervenuta pure una sentenza della Cassazione a sezioni unite, che fa giurisprudenza, per delimitare il perimetro del reato e rendere molto difficile se non impossibile derubricare la concussione per costrizione in concussione per induzione.

Per quanto riguarda la prostituzione minorile, il capo B, la questione è infinitamente più semplice e volendo più sconvolgente: i giudici di secondo grado hanno creduto a Silvio Berlusconi che ha sempre dichiarato, e avrebbe indotto a dichiarare una pletora di testimoni a difesa tutti rinviati a giudizio nel Ruby-ter per falsa testimonianza, di non sapere che Ruby Rubacuori fosse minorenne. Naturalmente le motivazioni promettono di essere molto avvincenti e di qui a novanta giorni avremo il piacere di appassionarci alla lettura.

Intanto a caldo quello che è più sconcertante, per usare un eufemismo, e ripete con più enfasi i copioni analoghi a cui si è dovuto assistere per tutte le cosiddette “assoluzioni” precedenti è che a reti unificate imperversa non solo il compiacimento della difesa probabilmente felicemente sorpresa ma anche, senza contraddittorio, pronostici inimmaginabili sulla presunta rinuncia della procura di Milano a ricorrere in Cassazione.

Non solo i fatti storici sono messi sotto i piedi e omessa “la circostanza” che gli avvocati Ghedini e Longo non fossero più in aula perché rinviati a giudizio per corruzione di testimoni nel Ruby-ter insieme all’assolto-perseguitato ma sembra che dal mantra della presunzione di innocenza fino alla Cassazione si sia passati al dogma dell’assoluzione definitiva in secondo grado.

A dare plasticamente il senso compiuto delle reazioni politiche, più che le dichiarazioni scontate dei Brunetta e dei Malan sulla “montatura” e sulle “ricostruzioni pretestuose per incastrare B.” è stato il clima festoso in un Parlamento insolitamente affollato per un venerdì torrido di pieno luglio.

Forse non si era mai registrata una contrapposizione più netta tra le reazioni di sconcerto e quasi di incredulità dei cittadini tra i quali, con l’eccezione della signora che attendeva a Cesano Boscone l’uscita dell’assolto con il cartello “mai si ruba e nessuna Ruby”, è difficile trovare difensori convinti di B., e la soddisfazione del Palazzo contenuta nel PD ostentata ovviamente in FI.

Le conseguenze politiche saranno probabilmente un’accelerazione ulteriore delle riforme che riducono la rappresentanza democratica con un padre costituente, al momento “assolto” che si avvia con passo più spedito verso verso la grazia.  Con questo presidente o con il prossimo poco importa, perché con tutta probabilità si tratterà di uno/a  che uscirà comunque dal perimetro delle forze “riformatrici” da cui, ora più di prima, Renzi cercherà di tener lontano il M5S.