La Legge Severino “ha posto più problemi di quelli che voleva risolvere, perché nelle norme c’è mancanza di indicazioni nitide“. Lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione Vito D’Ambrosio nella sua requisitoria sulla legge Severino (da non confondersi con il successivo decreto sulla decadenza dei politici condannati) oggi all’esame delle sezioni unite della Suprema Corte. Il riferimento è alla riforma del reato di concussione contenuto nella legge anticorruzione approvata nella scorsa legislatura sotto il governo Monti.

Il pg D’Ambrosio attacca la riforma alla radice: “Non è possibile comprendere la ragione profonda del perché si è giunti a sdoppiare l’articolo del Codice penale sulla concussione per combattere la corruzione, ed è fasulla l’interpretazione di chi dice che le leggi internazionali e l’Europa ci chiedevano di eliminare la concussione”. Secondo D’Ambrosio, poi, “sarà difficilissimo avere la collaborazione, nelle indagini, dei soggetti passivi del reato che adesso vengono incriminati”. 

Berlusconi imputato per induzione ma condannato per costrizione.  La nuova legge “patrocinata” dall’allora ministro della Giustizia Paola Severino ha “spacchettato” il reato di concussione in due nuove fattispecie: per “induzione” o per “costrizione“. Proprio per chiarire quale sia la linea di demarcazione tra le due fattispecie di reato (che prevedono pene diverse) la corte è chiamata a pronunciarsi su un processo specifico dopo il caos che si è determinato nei tribunali. E che potrebbe anche incidere sul più scottante dei processi che riguardano Silvio Berlusconi. 

La Corte di Cassazione ha rimesso quindi alle Sezioni Unite la questione sul criterio discriminante tra due reati ovvero la concussione per costrizione (art. 317 quello per cui è stato, per esempio, condannato Berlusconi nel processo Ruby) e l’induzione indebita a dare o promettere utilità (il 319 quater che invece la Procura di Milano aveva contestato al Cavaliere). Il ddl corruzione ha infatti prodotto non solo lo “smembramento” dell’originario articolo 317 che inglobava sia il fenomeno della concussione per costrizione che della concussione per induzione, ma ha abbassato la pena per quest’ultimo e introdotto la punibilità per chi non si oppone al reato: che così da vittima diventa correo. Nel caso Ruby i poliziotti sono stati individuati dai pm milanesi come vittime (parte offesa, nessuno si è costituito parte civile, ndr) e non come “complici” dell’ex premier. 

I tre orientamenti dei giudici dopo l’approvazione della legge. Dopo l’approvazione della legge i giudici si erano espressi secondo tre orientamenti. Secondo il primo l’applicazione dell’una o dell’altra norma derivava dal comportamento di chi agiva e quindi dalla necessità di accertare se effettivamente aveva “costretto” (e per la Cassazione basta che chi subisce agisca per il timore reverenziale nei confronti del pubblico ufficiale) o “indotto” (persuadendo oppure suggestionando la vittima). La tempesta di telefonate che si erano scatenate sulla Questura di Milano per permettere il rilascio dell’allora minorenne marocchina da parte dell’allora presidente del Consiglio quindi per i giudici, che non hanno ancora motivato la sentenza, potrebbero aver generato una paura tale nei poliziotti da fare di tutto per affidare la ragazzina a Nicole Minetti. E per le vittime di fatto, nel caso della costrizione, non è prevista la punibilità. Per il secondo orientamento la discriminate era il danno: se ingiusto si configurava la costrizione, se giusto l’induzione. Questo perché chi subisce si trova di fronte un aut aut. Secondo un terzo orientamento si doveva fare riferimento al quantum di compressione della libertà di autodeterminazione di chi subisce il reato. Insomma un caos totale. 

Per il pg “ogni volta che un pubblico ufficiale determina una limitazione pesante della libertà del soggetto passivo, è configurabile il reato di concussione per costrizione, anche se il danno prospettato è giusto perché previsto dalla legge”. Lo stesso D’Ambrosio ha ricordato che sono “tantissimi” i processi in corso che attendono di conoscere l’orientamento delle Sezioni unite. Anche quello in cui è stato condannato Berlusconi, le cui motivazioni sono slittate probabilmente per questo motivo. Finora la legge Severino in vigore dallo scorso 6 novembre ha prodotto “insanabili contrasti” nella VI Sezione penale che si occupa di reati contro la Pubblica amministrazione. Il verdetto è atteso in serata.

Il ministro Cancellieri: “Se errori chi inchiniamo alla Cassazione”. Sono convinta che Paola Severino come ministro abbia lavorato con il massimo impegno, ma quando si fa una legge qualcosa si può sbagliare: la Cassazione svolge il suo controllo e noi ci inchiniamo di fronte al giudizio della Cassazione, qualunque esso sia – dice il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri (che aveva partecipato alla redazione della legge da ministro dell’Interno insieme all’allora ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi) – Non c’è nulla di nuovo e nulla di anomalo, fa parte delle regole del gioco e non mi sento maltrattata per questo. Tutto si può migliorare”. “Aspetto con serenità il verdetto delle Sezioni unite della Cassazione. Quel che mi stupisce un po’ è la personalizzazione delle leggi, sia sulle persone a cui si applicano sia su quelle che hanno contribuito a farle” dice  l’ex Guardasigilli Paola Severino.