Ancora un rinvio per la votazione della Camera sulla richiesta di arresto di Giancarlo Galan. Slitta a martedì 22 luglio la votazione dell’Aula di Montecitorio sull’arresto del deputato di Forza Italia ed ex ministro. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo della Camera che ha accolto la richiesta di rinvio per motivi di salute da parte del parlamentare che vuole essere presente in aula. Galan è stato ricoverato dopo essersi rotto una gamba per complicazioni circolatorie e cardiache. Su Galan pende una ordinanza di custodia cautelare per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti del Mose. La presidente della Camera Laura Boldrini, durante la conferenza dei capigruppo, ha espresso dubbi sull0 slittamento: “Un ulteriore rinvio, in questo quadro clinico, sarebbe sine die”. Quindi, “va bene concedere qualche giorno in più – ha concluso – ma in maniera ultimativa e non ulteriormente differibile”.

Intanto il M5s chiede il voto palese sulla richiesta di arresto. “A Venezia, per la costruzione del Mose si pagava la ‘tassa Galan’: circa un milione di euro l’anno secondo quanto testimoniato da chi tirava fuori i soldi, e cioè Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova. E confermato anche da chi li incassava, la segretaria di Galan, Claudia Minutillo, che ha definito il tutto come un ‘sistema’. Questo dicono le carte dell’inchiesta della Procura di Venezia per cui, forse, non è un caso che sia stato chiesto l’arresto di Galan, già presidente del Veneto e oggi deputato di Forza Italia. Arresto che, però, deve passare dal voto dei suoi stessi colleghi alla Camera. In giunta è stato dato il via libera, in aula si vedrà. Si sono rincorse voci che volevano l’ex ministro oggetto di scambio anche nell’ormai famigerato patto del Nazareno, sempre più contenitore di ogni nefandezza e inciucio. La richiesta di un voto segreto darebbe il via a chissà quali danze della larga maggioranza della contro-riforma del Senato. Noi, in ogni caso, e come sempre, siamo per il voto palese”. 

Contro Galan ci sono le dichiarazioni di Mazzacurati e della Minutillo. Secondo l’imprenditore l’ex ministro della Cultura era di fatto stipendiato: “La cosa era molto variabile, si può considerare un milione l’anno” aveva detto a verbale nell’interrogatorio del 31 luglio 2013. Un meccanismo confermato ai magistrati dalla ex assistente: ”Era un sistema, cioè ogni tot quando loro potevano gli davano dei soldi”. Dall’ordine di custodia cautelare che aveva portato a 35 arresti erano emersi altri particolari: un milione e 100mila euro per ristrutturare la villa sui Colli Euganei; 200mila euro consegnati nel 2005 all’Hotel Santa Chiara di Venezia da Piergiorgio Baita, allora presidente della Mantovani Costruzioni, diventato la gola profonda dell’inchiesta con ampie confessioni, per finanziare la sua campagna elettorale. E ancora: 50mila euro, nello stesso anno, versati in un conto corrente presso S.M. International Bank Spa di San Marino. Più altri finanziamenti per altre campagne elettorali consegnati sempre da Baita alla Minutillo. Ed è ancora la segretaria a raccontare ai pm che un’ulteriore ricompensa consisteva nell’”intestare quote di società che avrebbero poi guadagnato ingenti somme dal project financing a prestanome dei politici di riferimento”, Galan in primis. L’ex ministro ha smentito tutto e ha anche indetto una conferenza per difendersi. Ma subito dopo la procura di Venezia aveva fatto sapere che a lui erano riconducibili 50 milioni di euro.  

Intanto il gip di Venezia Alberto Scaramuzza ha emesso un’ordinanza di non luogo a procedere sull’istanza per la concessione dei domiciliari all’indagato, ricoverato da sabato in ospedale. Il giudice spiega di non poter decidere perché l’ordinanza di custodia cautelare “è sospesa” in attesa dell’autorizzazione a procedere su cui si esprimerà martedì 22 la Camera. “Il gip sbaglia” ha replicato il collegio di difesa, gli avvocatu Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, annunciando che ricorreranno in appello.