Nella scorsa settimana si è svolta alla Camera dei Deputati l’audizione di Vittorio Conti, commissario “pro tempore” di Inps. Nella sua relazione Conti ha esposto una serie di dati, alcuni impressionanti ( le ore di Cig cresciute di oltre cinque volte tra il 2009 e il 2013, 54.000 aziende chiusa e 500.000 posti di lavoro persi nello stesso periodo, un milione e mezzo di indennità di disoccupazione erogate nel 2013) altri più o meno noti (5 milioni di pensioni da 700 € lordi mese, a detta di Conti anche per contribuzioni molto basse a causa di periodi di lavoro brevi quali per esempio le pensioni baby e, aggiungerei io, anche a causa di evasione contributiva) e ha anche fornito previsioni di stabilità del sistema pensionistico a medio lungo termine, indicando come, una volta a regime le riforme degli ultimi anni, il nostro sistema dovrebbe essere il più sostenibile in Europa.

Nelle pieghe della sua relazione sono anche emersi due punti che, a mio avviso meritano molta attenzione; Conti ha spiegato infatti che i fattori determinanti per i quali i giovani occupati oggi possano avere pensioni adeguate una volta conseguitele sono la crescita del Pil (a detta di Conti il passaggio dall’attuale crescita dello 0,5% annuo all’1,5% stabilmente negli anni implicherebbe pensioni più alte del 20% per gli attuali giovani) e la contribuzione volontaria a pensioni integrative.

Entrambe le cose hanno un senso, ma avrei una grossa perplessità sul fatto che si possano verificare; infatti una ripresa economica sostanziale non dipenderà unicamente dallo stato generale e globale dell’economia (cosa che tutti sperano) ma anche dalle nostre condizioni locali che sono pesantemente influenzate dalla capacità dei nostri politici presenti e futuri di mettere in atto riforme sostanziali che restituiscano competitività; è imprescindibile una significativa riduzione del carico fiscale su persone e imprese, basata su principi meritocratici che incentivino l’intraprendenza individuale e disincentivino l’adagiarsi su posizioni di privilegio e, peggio,  parassitarie. L’approccio di tutti i governi, incluso quello presente, è andato regolarmente in direzione opposta, accrescendo sistematicamente il rastrellamento di risorse con valutazioni esclusivamente quantitative da parte dello Stato che ne dispone a scopi re-distributivi, ma soprattutto in modo assistenziale più o meno esplicito. Non mi pare di vedere alcun segno di inversione di tendenza; anzi direi che l’approccio di Renzi sia caratteristico di una mentalità cattolico/socialista che di per sé è rispettabilissima ma, nelle occasioni nelle quali è stata promossa a fondamento delle nazioni, ha storicamente condotto verso società dove anziché distribuire ricchezza, si allarga la fascia della povertà.

Quanto poi alla possibilità che i giovani abbiano le risorse e la volontà per accedere a previdenze integrative, la possibilità mi sembra perfino inferiore; lo stesso Conti ha sottolineato come sia necessario che i lavoratori attivi riacquistino fiducia nel sistema previdenziale, fiducia che si è persa a seguito delle numerose riforme che hanno cambiato di colpo le regole concordate nel passato. Ebbene, in presenza di un fisco che drena moltissimo dalle retribuzioni lorde, di uno Stato che pervicacemente rifiuta di utilizzare un approccio qualitativo alle pensioni valutando (anche a ritroso se necessario) la loro congruenza con i contributi versati, che de-indicizza regolarmente e sempre con una valutazione esclusivamente quantitativa le pensioni riducendole di fatto in modo significativo, che esegue prelievi di solidarietà indifferenziati tra chi ha beneficiato di contributi figurative e altre regalie e chi si è pagato tutta la sua pensione e soprattutto tra pensionati e altri percettori di reddito, mancheranno ai giovani sia le risorse finanziarie per accrescere la propria contribuzione, che la volontà di farlo, essendo palese che gli accantonamenti previdenziali vengono visti dallo Stato e dai politici come un salvadanaio da svuotare all’occorrenza e senza remore né criteri.

In sintesi, se si vuole che gli attuali giovani occupati abbiano possibilità di pianificarsi una previdenza oculata e una vecchiaia serena, occorre ridurre le tasse a loro e alle imprese e restituirgli, con atti concreti e non con proclami, la fiducia che le risorse che daranno all’Inps durante la vita lavorativa, più o meno volontariamente, saranno loro restituite integralmente e senza trabocchetti giustificati con intenti ecumenici; intenti questi ultimi pregevolissimi finché si tratta di incentivare gli individui a compiere un processo di maturazione della propria coscienza, ma distruttivi quando vengono usati come capisaldi per organizzare, gestire e amministrare una nazione.