Sono oltre 6 milioni i poveri in Italia. E’ quanto emerge nell’ultimo report dell’Istat che classifica circa il 10% della popolazione come poveri assoluti, ovvero coloro che “non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa”. Se al conteggio si uniscono le persone che vivono in condizioni di povertà relativa, si arriva al 16,6% della popolazione, ovvero circa 10 milioni e 48 mila italiani. 

L’Istituto di statistica conferma quanto era stato rilevato dalla Caritas, che aveva già raccontato quando la situazione stesse peggiorando al centro nord, nelle famiglie con due figli e tra gli under 35. Secondo l’organismo della Cei: “Gli 80 euro di Renzi hanno avuto effetti ridotti, mentre gli aiuti dei Comuni sono diminuiti del 6%”. La proposta è quindi “dare a tutti un reddito d’inclusione sociale”.

Sempre secondo l’Istat, tra il 2012 e il 2013 l’incidenza di povertà relativa tra le famiglie è rimasta stabile, fermandosi attorno al 12,7%. Peccato che l’incidenza di povertà assoluta sia aumentata, soprattutto al Sud. Nel Mezzogiorno, infatti, sono diventate povere 725 mila persone in più, passato da 2,3 milioni nel 2013 a più di 3 milioni lo scorso anno. 

Le dinamiche della povertà relativa confermano alcuni dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta, è spiegato nel rapporto. Peggiora la condizione delle famiglie con quattro (dal 18,1 al 21,7%) e cinque o più componenti (dal 30,2 al 34,6%), in particolare quella delle coppie con due figli (dal 17,4 al 20,4%), soprattutto se minori (dal 20,1 al 23,1%). Situazione di crollo anche per l’oltre un milione di minorenni incapaci di “avere una vita dignitosa” e per i quasi 900mila gli anziani, soprattutto se vivono in coppia.

Dato controcorrente, il miglioramento della condizione dei single nel Nord Italia, la cui incidenza passa dal 2,6 all’1,1%, anche se viene segnalato come questi mono nuclei restino indipendenti invece di far nascere nuove giovani famiglie, soprattutto se under 35. Nel Mezzogiorno, invece, migliora la condizione delle coppie con un solo figlio (dal 31,3 al 26,9%). Positivo anche il rapporto per le realtà con a capo un dirigente o un impiegato (dal 16,4 al 13,6%), che tuttavia rimangono su livelli di incidenza superiori a quelli osservati nel 2011.

La crisi, però, non ha colpito tutti i territori nello stesso modo: per Il Sole 24 Ore, alcune province più di altre hanno sofferto, registrando nel 2013 vistosi arretramenti rispetto al 2007. Negli ultimi sette anni, come emerso dalla classifica stilata dal quotidiano economico, ad aver sofferto maggiormente della crisi sono state le province di Lazio e Piemonte. Sul podio delle province dove la crisi ha colpito di più troviamo Viterbo, Latina e Novara, mentre sul versante opposto chi ha resistito meglio sono state Vicenza, Bolzano e Modena, ma anche Milano sembra aver tenuto bene alla crisi. La classifica è stata messa a punto sulla base di dieci indicatori, fra i quali figurano disoccupazione, valore degli immobili, prestiti, spesa per i medicinali e quantità di rifiuti prodotti.