Coppia-gay-adozioneDue genitori in lacrime, emozionatissimi e a petto nudo, per favorire il contatto “pelle a pelle”, fondamentale per stabilire il primo legame tra genitore e figlio. Sono BJ Barone e Frankie Nelson, coppia gay canadese, immortalata dalla fotografa Lindsay Foster nel momento della nascita del loro bambino, partorito da una mamma “in affitto”. Lindsay Foster pubblica la foto sulla sua pagina facebook e i commenti sono incredibili. L’offesa, l’omofobia, la voglia di linciaggio si avvertono lontano un miglio.

Lei è costretta a giustificare il fatto che il torace scoperto non è segno di tendenza alla pedofilia, no. C’è chi ritiene perfino che dare del pedofilo a un gay sia una “opinione” invece che l’infamante offesa che è. C’è chi non tollera in generale i gay, le coppie gay e figuriamoci se tollera che i figli siano amati e allevati in famiglie omogenitoriali. Perché tutto ciò sarebbe contro natura ed ecco che al coro degli omofobi, i cultori della famiglia “naturale”, spesso antiabortisti, si uniscono quelli che, dopo aver immaginato il corpo delle donne come entità riproduttiva privata di libertà di scelta, poi si scoprono perfino portavoci di presunti diritti delle madri.

Chi scrive che la madre privata del figlio soffrirebbe, chi dice che l’attaccamento alla madre è cosa che ti spezza in due, chi racconta di istinti e cose che attengono più alla cultura che alla biologia, e da lì in poi l’esaltazione del materno viene resa in ogni battuta, commento, dichiarazione, a cura di un contesto che vorrebbe conservare i ruoli di genere per quelli che sono nella testa, forse, di un qualunque politico conservatore di turno. 

Poi ci sono i commenti in femministese e trovo veramente inquietante la coincidenza tra alcune opinioni di donne, sedicenti femministe, e quelle di omofobi e paternalisti. Si parla di mercificazione del corpo delle donne, ancora, perché il problema sarebbe l’utero in affitto. Ovvero queste donne, dopo mille anni in cui si parla laicamente di banche di ovuli, banche del seme, procreazione eterologa e cose del genere, decidono che la donna può scegliere ma solo entro certi confini etici

Se una donna vuole donare un ovulo lo può fare. Se un uomo vuole donare il proprio seme lo può fare. Se una donna vuole affittare l’utero è libera di farlo. Piazzare su questo un cappello etico, imporre una visione morale, raccontando che sarebbero tutte quante vittime del mercato, a me pare una grande ipocrisia. Ancora una volta si decide che in nome della tutela del corpo delle donne quelle donne non sarebbero in grado di scegliere per sé. Ancora una volta c’è chi vorrebbe imporre proprie leggi per limitare le nostre azioni e impedire le nostre scelte, come se fossimo tutte idiote, imbecilli, incapaci di intendere e volere.

A decidere per noi non possono essere né queste donne, alle quali nulla è imposto, né quegli uomini che pensano di avere potere di gestione sui nostri uteri. Nessuno può e deve obbligarci a fare figli se non li vogliamo o vietarci di farli quando lo scegliamo. E in ogni caso, se l’obiettivo è quello di impedire a due gay di avere dei figli: non giocate questa partita a limitazione delle scelte altrui, ancora una volta sulla pelle delle donne. Non in nostro nome. Grazie.