Sto bevendo il mio bianchino delle cinque al bar sotto casa quando mi telefona un amico di Livorno. Mi dice: «Lo sai che sui muri della mia città è comparsa la scritta: Renzi Gattopardo? Cosa ne pensi?» Il mio amico, va detto, è un uomo sempre sicurissimo dei suoi dubbi. E si macera, s’interroga, batte la testa sui libri. Poi prende il telefono e mi chiama.
«Cosa vuoi che ti dica?» gli rispondo nascondendomi dietro una battuta. «Forse intendeva dire che Renzi è un bell’uomo.» E riattacco. Poi ci penso su.

‘Il Gattopardo’, lo sappiamo, è un libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958. Il significato politico del libro, che in tutto il mondo darà alla parola gattopardismo il significato di trasformismo, è racchiusa in una frase pronunciata da Tancredi, il nipote del principe Fabrizio di Salina: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»

Sto finendo il mio bianchino delle cinque quando mi sovviene che recentemente un’altra volta era saltato fuori il Gattopardo. Merito di quel furbacchione di Alan Friedman, il cui ultimo sforzo intellettuale per l’appunto s’intitola: ‘Ammazziamo il Gattopardo’. L’avrete visto tutti andare in giro a presentarlo, praticamente in tv c’era solo lui; forse, dicono i maligni, anche per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica. Ma non è questo il punto. La tesi del libro di Friedman è: in Italia esistono forze conservatrici che non vogliono cambiare le cose. E come dargli torto.

Ma allora: Renzi fa parte di queste forze? Scartabellando il libro di Alan Friedman parrebbe di no. Matteo Renzi (per cui Friedman non nasconde una certa simpatia) viene citato una trentina di volte. Leggo: “… è l’uomo nuovo che potrebbe segnare una discontinuità e portare un cambiamento radicale.” Dunque, se ho capito bene, il nostro premier non è un Gattopardo, ma semmai lo sono tutti quelli che gli impediranno di fare le riforme. Ma non ne sono ancora sicuro. E, ordinando il mio bianchino delle cinque e un quarto, chiedo all’oste: «Secondo te Renzi è un Gattopardo?» Risposta: «Chellì? Mi pare di più un baùscia.» «Ma se è toscano?» «Maledetti toscani, allora.» 

Bevendo il mio bianchino delle cinque e un quarto richiamo l’amico di Livorno. Gli dico: «Va che per Alan Friedman Renzi non è un Gattopardo. Gattopardi sono invece tutti gli altri, compreso l’estensore della scritta sul muro, perché combatte le sue riforme. Mentre per il mio barista Renzi è un baùscia. Vedi tu.»
«Un baùscia???»
«Sì, uno che se la chiacchiera così tanto da fare le bave.»

Capirete la reazione del mio amico: come somministrare anfetamina a un uomo che ti chiede una camomilla. I suoi dubbi ora sono a mille. Per fortuna a me viene un’idea. Gli dico: «Forse abbiamo un modo per dirimere la faccenda. Hai presente quella tecnica usata nei dibattiti politici per battere l’avversario, accusandolo di una colpa che questo potrebbe benissimo imputare a te, con ciò bagnandogli le polveri?»
«No.»
«Ti faccio un esempio: io ti do del demagogo, così tu non me lo puoi dare a me; io ti do del fazioso, così tu non me lo puoi dare a me; io ti do del Gattopardo, così tu non lo puoi dare a me… anche perché se me lo darai, la tua accusa risulterà affievolita, se non banale.»
«Certo che conosco quella tecnica» mi fa subito il mio amico. «Alcuni politici, vedi La Russa, ci hanno campato per anni.»
«Ecco, bravo: allora abbiamo una maniera scientifica per sapere se ha ragione Friedman o l’estensore della scritta di Livorno. Sapere chi per primo ha parlato. Insomma, l’assassino è chi per primo ha gridato “assassino”!»
«Ma la scritta è di qualche settimana fa, mentre il libro Friedman l’avrà scritto l’anno scorso… »
«Ecco, bravo.»
«Allora ha ragione la scritta!!!»
«Ecco, bravo.»
«Grazie Zappa, sei proprio un amico. Ci sentiamo presto!»

Lo so, il metodo da me utilizzato per risolvere il caso non è stato rigorosissimamente scientifico. E non ha senso. Ma al mio amico una risposta la dovevo pur dare, se non altro per tranquillizzarlo un po’. E poi adesso avevo altro da fare…

«Zappa, vuoi il tuo bianchino delle cinque e mezza?»
«Ma sì, va, tanto devo tirare le sei.»

 

Alan Friedman, Ammazziamo il Gattopardo, 2014
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo, 1958
Curzio Malaparte, Maledetti toscani, 1956