Sono sempre stato convinto di come, per ora, Renzi non abbia sfondato tra gli elettori 5 Stelle. Il risultato delle Europee parrebbe dimostrare il contrario, ma una ricerca dell’Istituto Cattaneo ribadisce proprio questo: Renzi non ha attinto significativamente tra il bacino M5S. E nemmeno ha eroso granché quello di Forza Italia. Lo ha fatto, ma poco. La sua crescita enorme dipende principalmente dall’avere azzerato Scelta Civica e montiani, che a febbraio avevano l’8.30% (2 milioni e 824mila voti).

Parallelamente c’è stato il calo dell’affluenza, che ha colpito anzitutto M5S e Forza Italia. Il movimento fondato da Grillo e Casaleggio è stato abbandonato da quasi 3 milioni di italiani. Di questi, sono pochi quelli attratti da Renzi. I voti persi da M5S sono andati principalmente all’astensione e subito dopo alla Lega, che ha sfruttato una linea più dura sull’Euro e sull’immigrazione. Questo dato dimostra come il mantra renziano “gli italiani hanno punito la politica degli insulti” valga solo in parte, perché Salvini non ha certo usato toni più morbidi. E Salvini ha sabotato Grillo, in percentuale, più di quanto abbia fatto Renzi. E’ vero casomai altro: chi non li ha votati a febbraio 2013, non li ha votati neanche stavolta. Più esattamente, non lo ha neppure ipotizzato. La capacità 5 Stelle di attrarre incerti e delusi altrui è stata pressoché nulla. Fondamentale il dietrofront degli astenuti, che hanno avuto la percezione netta di come i 5 Stelle, in quindici mesi di Parlamento, non abbiano fatto niente: “Hanno messo i voti in frigorifero”, “Hanno detto solo di no”. Eccetera. Chi li ha votati desiderava più azione e più strategia, non solo ipercoerenza e duropurismo. Il non fare nomi dopo la caduta di Bersani, spianando la strada alle larghe intese; il mancato appoggio strategico a Prodi al Quirinale quando si è capito che Rodotà non aveva più chance (Prodi non è il top, ma Napolitano è molto peggio); il non vedere le carte di Renzi sulla legge elettorale (che sarebbe andato in tilt perché non avrebbe potuto flirtare con Berlusconi); quell’aria di alcuni 5 Stelle – non tutti  – di essere sempre meglio degli altri: sono errori che si pagano.

Di elettori delusi per questa sfilza di motivi, 5 Stelle a febbraio 2013 e astenuti domenica scorsa, ne conosco tanti. Io come immagino voi. E di questi tanti, non ne conosco mezzo che abbia votato Renzi il 25 maggio: casomai ha votato Tsipras. E infatti anche Tsipras ha pescato qualcosa da chi un anno fa aveva scelto Grillo. M5S ha deluso quindi tanto una parte “colta” degli elettori della sinistra radicale quanto una parte “ruvida” di ex leghisti. E’ come se le elezioni europee avessero tolto testa e coda ai voti avuti quindici mesi fa: è rimasta la parte “centrale”, cioè quella più convinta e si presume soddisfatta del loro operato, depurata dal mero voto di protesta. Se fosse vero, e se quindi M5S avesse oggi quasi 6 milioni di voti “radicati”, non sarebbe certo poco per loro. Uno studio Ipr, mostrato a Porta a porta dopo le Europee, dimostra poi come M5S sia al 45.4% tranne gli under 30 (Renzi è al 33.3, Berlusconi al 7.8). Sono numeri che lasciano intuire un futuro duraturo ai 5 Stelle, amato anzitutto dai giovani: addirittura uno su due. L’analisi, simile a un sondaggio fatto da Tecnè prima del voto, è in parte smentita o comunque ridimensionata da un’indagine Ipsos commissionata dal Corriere della Sera, secondo cui tra i giovanissimi (18-24) il Pd è al 35.5% e M5S al 25.4% (evidentemente quest’ultimo spopola tra i 25-30enni). Entrambe le analisi ribadiscono però anche come M5S non sappia parlare a moderati e pensionati. Alcuni 5 Stelle straparlano di brogli (lo faceva anche Berlusconi, ragazzi: basta con ‘sta pippa dei complotti) e crocifiggono i media (che di colpe ne hanno tante, ma è un alibi facile e parziale). E’ la maniera peggiore di elaborare il voto. I 5 Stelle dovrebbero fare ben altro: riflettere su questi dati e chiedersi una buona volta se non è forse il caso di tarare strategia e comunicazione. Se gli astenuti si sono convinti che in più di un anno il M5S non ha fatto nulla, non può essere solo opera dei giornalisti. E se i pensionati non li votano, non è colpa dei pensionati: è colpa di chi non è riuscito a convincerli.

P.S. Dare la colpa “all’elettorato che sbaglia” è sempre stato, in Italia e non solo, la via più breve per perdere ancora peggio le elezioni successive.