Der Kreis, ma soprattutto loro tre: Ernst, Robi, Ivan. A Berlino avevano vinto il premio del pubblico e il Teddy award per il miglior film della sezione gay lesbica. A Torino hanno vinto il premio più importante del Torino Gay&Lesbian Film Festival.

“Un film che con un sapiente linguaggio cinematografico racconta, tra la realtà e la finzione, in maniera toccante, vera, il difficile cammino di due uomini, di una comunità, nel cuore dell’antica Europa, per arrivare a vedere finalmente riconosciuti i diritti alla libertà dell’amore” scrive la giuria (Paola Pitagora, Pippo Delbono, Gabriele Ferraris, Ron Peck e Gal Uchovsky) nella motivazione con cui hanno assegnato il premio “Ottavio Mai” per il miglior lungometraggio a Der Kreis (The Circle) di Stefan Haupt (Svizzera, 2014). Nelle sale dopo l’estate in Svizzera, Germania, Usa, Gran Bretagna. In Italia non si sa.

Certo, il film è stato giudicato bello, ben fatto, con un buon equilibrio tra la parte documentario e la parte film, tutt’e due incentrate sulla storia intrecciata di due giovani e di un circolo omosessuale. Anzi all’epoca, del circolo omosessuale forse più importante del mondo, a Zurigo tra il 1956 e il 1967, Der Kreis appunto. A vincere però è stata l’autenticità dei personaggi che hanno reso possibile oggi la ricostruzione di quella storia preziosa. Ernst e Robi sono rappresentati nel film da due attori giovani, ma sono presenti con le loro facce e voci di oggi mentre ricordano la difesa coraggiosa e tormentata di quello spazio. E brevemente anche ciò che è venuto dopo, i movimenti, il progresso, il clima che li ha portati nel 2003 a essere la prima coppia gay sposata con la legge del Cantone di Zurigo, e nel 2007 una delle prime coppie sposate con la legge nazionale. Dopo avere iniziato la loro storia nel 1956. La presenza fisica al festival di questa coppia di 84enni, la loro straordinaria normalità, il loro intenso e pacato parlare, hanno sicuramente contribuito alla vittoria.

L’altro vincitore è il giovane Ivan Madeo, italiano residente in Svizzera, che otto anni fa, avendo incontrato casualmente Ernst e Robi e avendo sentito la storia loro e del “Cerchio”, si è messo in testa di mettere insieme tutto il necessario per un film, la sceneggiatura, gli attori, i soldi. Ci ha messo tanti anni, ma ce l’ha fatta. Ha prodotto una storia vera, non retorica e positiva di amore amicizia e lotta per i diritti.

“Era un’associazione culturale e ricreativa nata tra il ’42 e il ’43. Il geniale fondatore Karl Meier detto Rolph aveva importato a Zurigo l’atmosfera della Berlino gay pre-nazista – dicono rispondendo alla domanda su come si sono conosciuti – La rivista mensile inviata in abbonamento in busta chiusa in vari paesi occidentali, è vissuta fino al 67 . Certo le feste e gli incontri erano nascosti, non si pensava ancora di poter sconfiggere l’omofobia dominante. A far esplodere la situazione furono alcuni omicidi che fecero scandalo e che vennero gestiti contro le vittime, con retate nel circolo, schedature, proibizione dei balli…”. Allora il mondo è meglio oggi? “Certo, non avremmo mai immaginato allora di poter arrivare al matrimonio gay. Ma tutto cambia sempre, le minoranze devono sempre battersi per i diritti, vedete cosa succede in Russia, in Africa, nel mondo islamico. Adesso tocca ai giovani, sono loro che si devono dar da fare”. 

La Giuria ha assegnato una menzione speciale a: La partida (The Last Match) di Antonio Hens (Cuba, 2013) perché “con un linguaggio cinematografico tagliente e contemporaneo racconta, come in una tragedia shakespeariana, una storia di menzogne, degrado, violenza, morte in una terra di grandi rivoluzioni e antiche rigidità, dove alla fine vince però il grido inevitabile dell’amore”.. Mentre il premio del pubblico è andato a: Hoje eu quero voltar sozinho (The Way He Looks) di Daniel Ribeiro (Brasile, 2014).

Quello per il miglior documentario a Violette Leduc: La chasse à l’amour di Esther Hoffenberg (Francia, 2013). Menzione speciale e premio del pubblico a Rebel Menopause di Adele Tulli (Regno Unito, 2014) “per averci ricordato che anche le donne hanno il diritto di invecchiare e di avere le rughe”. Miglior cortometraggio a For Dorian di Rodrigo Barriuso (Canada, 2012) “per l’orginalità del tema, l’omosessualità di un adolescente down, trattato in modo ironico e commovente”. Menzione speciale a: Das Phallometer (The Phallometer) di Tor Iben (Germania, 2013) “poiché riesce a trattare un tema molto delicato, il trattamento umiliante dei rifugiati politici gay nella Repubblica Ceca, in modo assolutamente geniale e sintetico”. Premio del pubblico a Ett Sista Farväl (A Last Farewell) di Casper Andreas (Svezia, 2013).

Il trailer in lingua originale