Perché il Papa piace a tutti? E non solo a quelli che conducono una vita dai comportamenti ineccepibili, i quali fanno dell’onestà e la trasparenza la loro principale ragione di vita ma, strano a dirsi, piace anche ai disonesti e persino ai criminali, che senza accorgersi correrebbero il grosso pericolo di essere deviati nella direzione opposta alla loro malvagità. E quindi di redimersi sulla via di Damasco prima che per loro sia TROPPO TARDI. Insomma Pa’ Francesco piace ai buoni perché la sua presenza, il suo modo di fare, rafforza e rende quasi visibile la grande prospettiva di una VITA gioiosa, che neanche possiamo immaginare quanto sia REALE!!! E contemporaneamente insinua nei cattivi l’atroce dubbio che forse dopo questa di vita (assai più breve di un LAMPO) ce ne possa essere un’altra, però ETERNA, alla quale i cattivi potrebbero non partecipare. Si potrebbe dire che Pa’ Francesco è il Papa degli sconvolgimenti sia per i buoni che per i cattivi. Figlio perfetto, dunque, di quello sconvolgimento EPOCALE provocato dalle storiche dimissioni di Ratzinger.

Una vera e propria scossa di terremoto che non capitava da più di settecento anni. Un fragore, attraverso il quale, il nuovo signore vestito di bianco si poneva al centro del mondo già dal suo primo “buona sera!”. E il forte accento sulla grande figura del Messia. Ecco il successo di questo Papa. Quando l’umile Bergoglio parla di Gesù lo fa con una tale passione che ce lo fa sentire vicino, semplice e amichevole come un Padre pronto a perdonare tutti coloro che si imbattono lungo il “SUO” luminoso tracciato. Unica VERA via di salvezza e di VERITÀ. E lo fa ogni domenica quando durante l’Angelus parla di Gesù. In una delle sue ultime apparizioni ci consigliò di avere sempre con noi un piccolo Vangelo tascabile, in modo che durante il giorno, ovunque ci troviamo, in qualunque situazione o addirittura nel bel mezzo di una importante trattativa d’affari, lo si possa aprire, così a caso, tanto per leggerne un passo e magari, scoprire che proprio dal quel passo nasce la fulminea intuizione che forse quella trattativa, nel modo di come la stavamo conducendo, non si dovrebbe fare, poiché incompatibile con l’insegnamento che ne deriverebbe dal piccolo Tascabile.

“Lo farete?” chiese ai 100 mila presenti in Piazza S. Pietro. La risposta non la si percepì a causa, purtroppo, di un Vaticano distratto proprio nel momento in cui il Papa dovrebbe essere più difeso. Non provvedere a una cosa così semplice quanto elementare come quella di posizionare nei vari punti della piazza, alcuni microfoni pronti ad amplificare un’eventuale risposta della gente, quando è proprio il Papa a sollecitarla, è una mancanza, a mio avviso, non all’altezza dei TEMPI. Basta un operatore con un piccolo mixer a due tracce, dove su un volume c’è la voce del Papa e sull’altro la voce della piazza. In modo che quando l’Amatissimo si rivolge alla gente e chiede “lo farete?” l’operatore non ha che da alzare il volume, affinché anche da casa sia possibile sentire la risposta dei fedeli.

Perché al Papa non basta che la piazza sia gremita. Lui vuole che la gente sappia che dall’alto di quella finestra quando egli si affaccia, non sta raccontando una favola, e allora insiste perché la gente si illumini attraverso il Vangelo. Si renda conto che per scrivere quelle parole di VITA ETERNA, Gesù ha dovuto morire sulla croce. E pensare che se avesse voluto gli bastava uno sguardo per annientare qualunque nemico, ma Lui non solo non ha reagito, ma ha rimproverato severamente Pietro, quando con la spada tagliò di netto l’orecchio al centurione. Gesù raccolse quell’orecchio ancora insanguinato e avvicinatosi al centurione glielo riattaccò: “vai sei guarito – disse al soldato prima che le guardie lo portassero via – nessuno deve soffrire per causa mia” e rivoltosi a Pietro disse: “ancora non hai capito per quale ragione sono venuto al mondo? Se avessi voluto credi che il Padre mio non mi avrebbe inviato 12 legioni di angeli per soccorrermi?”. Che tradotto significa:

– L’Amore del Padre mio e del suo Figlio unigenito quale io sono non conosce confini – Il non reagire mentre lo arrestavano, ma addirittura guarire l’orecchio del nemico, credo sia stato il gesto più clamoroso che Gesù abbia fatto contro ogni forma di violenza. Io non c’ero quella sera, ma sono certo che Gesù mentre riattaccava l’orecchio al centurione, lo guardava fisso negli occhi e con la dolcezza del suo sguardo, senza parlare, gli diceva: “state arrestando Dio“.

Nessuna giustificazione quindi per i nemici di Dio, neanche la più remota possibilità, che una macchia si adombrasse nello splendore di Chi ama fino al punto di perdere la vita. È questa la grande notizia che Gesù ha voluto darci. Una certezza vera, dove non c’è posto per la menzogna perché è fuori dall’orbita della VITA ETERNA, come purtroppo resteranno fuori (ma a Dio niente è impossibile) tutti coloro che hanno imprigionato la loro anima in un involucro di croste ormai in putrefazione, infette di malvagità e omicidi. Croste così spesse che possono scomparire solo dietro la folgorazione di un sincero pentimento. Ma pentirsi quando si commettono crimini così tanto spietati, non è facile. Più le croste sono spesse e più è quasi impossibile pentirsi, poiché il cuore dell’uomo si indurisce a tal punto che al confronto, persino l’acciaio appare più morbido. Qualcuno si domanderà, e mi riferisco a quei credenti che ancora hanno qualche dubbio, perché Gesù ha dovuto patire così tanta sofferenza? Certo gli bastava un niente per difendersi. E quand’anche tutti si fossero armati, cosa potevano contro di Lui? La forza di cui l’uomo dispone non è che la miliardesima parte di un granello di sabbia in confronto alla potenza di Dio. Non ci sono bombe atomiche che tengano, qualunque malefico ordigno creato dalla mente distruttiva dell’uomo, perderebbe la sua energia prima ancora di scoppiare. E allora perché, vi domanderete, Lui che è il creatore e Padrone di tutte le cose, che può fare e disporre come vuole, fare entrare in Paradiso anche quelli che non se lo meritano, perché ha voluto soffrire così tanto? Una domanda questa che mi sono posto anch’io quand’ero più piccolo, ma nessuno è stato capace di darmi una risposta convincente, oppure ero io “gnucco” che non l’avevo capita.

Quella che invece io mi sono dato, per quanto complessa, vi assicuro che è abbastanza semplice: qualcosa mi dice che Dio, prima di essere infinitamente GIUSTO, è soprattutto infinitamente BUONO. Non si può essere giusti se prima non si è buoni. I collegi giudicanti correrebbero il rischio di una sentenza gelida e inappropriata, non solo quando la pena è esagerata come nel caso di Fabrizio Corona, ma anche quando la pena è insufficiente, come spesso accade oggi quando certi giudici, sentenziano una differenza di pena tra il mandante e l’esecutore. Con quale stupido criterio si stabilisce che l’esecutore è meno colpevole del mandante e viceversa? Ecco uno dei casi in cui il giudice è solo un giudice ma non è affatto buono in quanto, ancora una volta è la vittima a subire l’aggressione più umiliante, come nel caso di Lucia Annibali, la ragazza sfregiata con l’acido. Se quando uno uccide si becca 30 anni di galera, sfregiare con l’acido il volto di una persona non significa solo uccidere, ma deturpare, trucidare, una, 100 volte la vita dell’UMANITÀ INTERA. Per cui Dio (non vorrei essere frainteso) non potrebbe dare nessuna sentenza se il criterio con il quale giudica non fosse prima di tutto corrispondente alla sua di NATURA, che Lui stesso ha creato. Un meccanismo perfetto dal quale, a causa della sua infinita BONTÀ, deve dipendere. Mi rendo conto che la parola “dipendere” associata all’Onnipotente ha più il sapore di una bestemmia ma non è così. Che giustizia sarebbe quella di Dio, se dopo aver aperto le porte del Paradiso a un santo come Padre Pio, gli affiancasse negli stessi luoghi CELESTI un vicino di casa come Hitler? Capirete che non è difficile immaginare cosa penserebbe il povero fraticello di Pietrelcina che rivolgendosi al Padre Gli direbbe: “a cosa è valso condurre nel mondo una vita di sacrificio, quale io ho scelto per amore tuo, se poi Tu, dai lo stesso merito anche a chi uccide?”. In tal caso il Padre nostro si troverebbe nella condizione di tradire l’ESSENZA della sua stessa NATURA. E siccome Dio non vuole essere amato per imposizione ma, al contrario invece, per una scelta spontanea dell’uomo, ecco allora il motivo del suo sacrificio sulla terra. Non solo per dimostrare all’uomo che non si tratta affatto di una favola: Dio esiste davvero. Ma soprattutto per metterlo in guardia dal grande pericolo che correrebbe, non se non credesse in LUI (su questo ci passerebbe anche sopra) ma nei suoi insegnamenti. Che alla fine è come credere in LUI.

“Chiunque crederà in me – ha detto – VIVRÀ per sempre nell’ETERNA GIOVINEZZA”. 

Parole grosse per chi non crede. Talmente grosse da pensare che potrebbero essere quelle di un bugiardo. Ma chi è bugiardo fino al punto di promettere la vita eterna è anche un traditore, un ladro e forse anche un assassino. Ma come può essere un bugiardo colui che predicando l’AMORE guarisce gli infermi, ridà la vista ai ciechi e risuscita i morti?

Quando Gesù andò sul luogo dove Lazzaro era sepolto da quattro giorni e già mandava cattivo odore, la sorella Marta piangendo disse a Gesù: “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”, Gesù, preso dalla commozione disse: “io sono la resurrezione e la VITA, chi crede in me vivrà in ETERNO e chi vive credendo in me, non morirà mai”. Poco dopo Lazzaro uscì dalla tomba con le sue gambe ancora tutto bendato e avvolto nel sudario. La notizia si sparse in tutta la Galilea. Ma per quanto avesse compiuto grandi segni, Gesù già sapeva che ancora non bastava. Doveva morire per convincere il mondo che Lui, e soltanto Lui, è la VERITÀ. Altrimenti potrebbe anche non essere vero che Lui è il figlio di Dio. E se non è vero, perché morire per una bugia così grande? Ma i farisei specie quelli di oggi, lo sanno bene che non è una bugia e purtroppo non si rassegnano: Se Dio ama così tanto gli uomini al punto da perdere la propria vita, perché non perdona buoni e cattivi e li porta tutti quanti in Paradiso? Nessuno Glielo può impedire. Ma è proprio qui il punto. Chi glielo impedirebbe è proprio la SUA di NATURA, quella di Dio, che poi è anche la nostra.

Non dimentichiamoci che Lui ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Un legame, quello fra Dio e gli uomini, che può essere paragonato al pari di quel legame che l’uomo ha con le proprie membra. “Se la tua mano ti scandalizza, tagliala – disse Gesù – è meglio entrare nel Regno dei cieli monco e non gettato con tutto il corpo nel FUOCO”. Praticamente è come se l’uomo fosse il braccio destro di Dio.

Lo sappiamo cosa può succedere a un uomo nel caso che un braccio gli si ammali a tal punto che, se non curato in tempo, gli andasse in cancrena? “L’unica soluzione – dirà il dottore – affinché l’infezione non raggiunga tutto il corpo e lo faccia morire, è AMPUTARE il braccio”.

Va da sé, quindi, che per quanto riguarda l’ANIMA, “amputare” equivale a pentirsi se ne avessimo la forza e il proposito di pagare già qui sulla terra il debito per il delitto commesso, prima che la nostra anima si inaridisca come una pianta SECCA.

E a questo proposito, viene facile spiegare la “semplice” idea di Dio. Non conoscendo esattamente tutte le bellezze e lo splendore dell’UNIVERSO, possiamo immaginarlo, sia pure in modo riduttivo, come se fosse un grande prato verde dove la terra è fertile e ricca di sostanze organiche di cui le piante si nutrono. Noi siamo le piante. Che se non bene innaffiate dai buoni propositi, la pianta si secca. Se la pianta si SECCA, il Pastore è costretto a strapparla e gettarla nel FUOCO per liberare quello spazio di terreno fertile che diversamente, darebbe da mangiare a un morto che non dà più frutto. E di morti che non danno frutto o se lo danno è infetto, ne è piena la terra purtroppo. Ma a questa storia manca ancora il finale. Le ultime notizie dal Giappone dicono che i nuovi farisei, nonostante la tragedia di Fukushima, hanno annunciato la riapertura delle centrali nucleari. “In verità ti dico – disse Gesù a Nicodemo, un capo dei giudei che riconoscendo in Lui la potenza di Dio, andò a trovarlo per un consiglio – se non si ha la forza di rinascere da capo non è possibile entrare nel regno dei cieli” e Nicodemo gli dice: “come può un uomo rinascere da capo? Può forse entrare per la seconda volta nel grembo di sua madre?”. Gesù rispose: “noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo visto, poiché nessuno è salito al cielo tranne coLui che è disceso dal cielo. Ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se non credete quando vi ho detto cose terrene, come potete credere quando vi parlo di cose celesti?”.

Buona Pasqua Francesco! E grazie per quel Vangelo tascabile che ci hai regalato. È con grande cura che in una delle nostre tasche lo conserveremo come se questo fosse il quinto Vangelo.

Da Il Fatto Quotidiano di venerdì 18 aprile 2014