Fino al 20 luglio, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita la mostra Pasolini Roma, un progetto che coinvolge anche tre capitali europee Barcellona, Parigi e Berlino. Curata da Jordi Ballò, Alain Bergala e Gianni Borgna, scomparso lo scorso febbraio, questa esposizione concepita “come un romanzo”, permette di apprezzare Roma e le sue periferie con gli occhi di Pier Paolo Pasolini. 

Il 28 Gennaio del 1950 il poeta, regista e scrittore arriva alla stazione Termini di Roma, dopo aver lasciato il paese di Casarsa, insieme alla madre malata. La loro fuga alla ricerca di una vita migliore e diversa li porta nella città eterna, della quale l’intellettuale si innamora. Scopre i sottoproletari dei miseri sobborghi della capitale, le borgate, una lingua diversa, la loro cultura e viene coinvolto da quell’atmosfera, verace e allo stesso tempo accogliente. Nei 25 anni in cui vive e lavora a Roma, le strade, le rovine, le amicizie e gli incontri casuali, fanno nascere in lui l’ispirazione e alimentano la sua creatività professionale, portandolo a realizzare film e romanzi, divenuti poi dei veri e propri successi internazionali. I personaggi delle sue storie prendono vita in quei vicoli antichi e magici, che denunciano un passato affascinante e cullano i passanti.  

Pasolini, uomo comune e straordinario allo stesso tempo, ha un suo modo di raccontare la città di Roma, con le sue contraddizioni e i suoi pregi. I set di Mamma Roma o l’Accattone manifestano ancora oggi l’incarnato della sua immagine di Roma. Fino ad ora non era stata mai organizzata una mostra, dedicata a questo artista italiano, mettendo a disposizione del pubblico una tale quantità di materiale inedito e originale. Organizzata in ben sei sezioni ordinate in senso cronologico, la mostra Pasolini Roma ripercorre la vita dell’uomo e del creativo, dal suo arrivo a Roma nel 1950 fino alla morte violenta, nel 1975, sul litorale di Ostia. Una serie di disegni, dipinti, appunti di viaggio, autoritratti, e pagine di diario, provano a tracciare il percorso della sua vitalità creativa, mostrando anche alcuni suoi lati nascosti al pubblico. Al materiale si unisce una galleria di pittori contemporanei che Pasolini aveva descritto in una poesia: Morandi, De Pisis, Rosai, Guttuso e Mafai. E un calendario attento di incontri e proiezioni.  

Oltre a conoscere più da vicino le varie attività di Pasolini, i visitatori hanno la sensazione di essere portati per mano dallo stesso artista, all’interno delle sue emozioni, dubbi, angosce e passioni. Una mostra che ricostruisce una storia, o meglio il film della sua vita, così ricca di arte e poesia, ma anche di dolore e delusione. Roma è stata il suo terreno di riflessione, studio e azione, ma nella costante relazione di amore – odio, Pasolini ha vissuto anche combattendo per la propria diversità e per le proprie idee, considerate rivoluzionarie, nel panorama della società italiana di quegli anni. Quando pensiamo all’arte come ad un qualcosa che permette di aprire gli occhi e conoscere nuovi aspetti del nostro passato, includiamo anche una mostra come questa, alla scoperta di un mondo in bianco e nero che nasconde un vortice dirompente di colori. E poesia.