Ancora “irregolarità e carenze” nei rendiconti dei gruppi consiliari della Regione Emilia Romagna. E’ un altro grattacapo per la giunta di Vasco Errani quello recapitato in viale Aldo Moro dalla Sezione di controllo regionale della Corte dei Conti, che con la delibera 94 del 2014 ha notificato a tutti e nove i partiti eletti in Assemblea legislativa di aver riscontrato punti poco chiari nella documentazione relativa alle spese effettuate nell’anno 2013. Spese pagate dai consiglieri con i soldi dei contribuenti.

Era accaduto lo stesso per i rendiconti relativi al 2012, bocciati dai magistrati contabili perché “irregolari” e poi passati nelle mani della Procura della Repubblica di Bologna, già impegnata a esaminare gli scontrini relativi alle spese sostenute dagli eletti del parlamentino regionale tra la metà del 2010 e la fine del 2011: soggiorni di lusso, cene in ristoranti stellati. Ora anche le fatture datate 2013 non hanno superato l’esame della Sezione. Tanto che, in allegato alla delibera, è stato inviato a ciascun partito, nessuno escluso, dal Pd a Forza Italia, dalla Lega Nord al Movimento 5 Stelle, all’Italia dei Valori, un elenco di voci di spesa da giustificare entro 30 giorni. Voci che vanno dai biglietti di auguri alle bollette telefoniche, dall’acquisto di giornali alle consulenze, “per cui la documentazione esaminata – si legge nel testo depositato il 2 aprile scorso – non è stata ritenuta idonea a dimostrare l’effettiva natura e regolarità della spesa, e/o il suo collegamento con l’attività espletata dai gruppi assembleari o dei consiglieri regionali nello svolgimento del loro mandato”.

Un guaio che, probabilmente, la Regione non si aspettava. Non dopo l’apertura dell’indagine penale coordinata dalle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, che, con la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini, stanno passando al setaccio i soldi rimborsati ai consiglieri a inizio legislatura scontrini per penne stilografiche costose, viaggi ad Amalfi e gioielli di Tiffany compresi. Errani, infatti, in pieno scandalo ‘spese pazze’, assicurò che nei ‘suoi’ palazzi l’andazzo era cambiato: “Bisogna dire ai cittadini che tutto ciò di cui si sta discutendo, ora non è più possibile” perché “le regole sono state cambiate”, spiegò.

Tuttavia proprio il governatore Pd un anno fa, alle stesse contestazioni fatte da parte della Sezione di controllo, in quel caso riferite al 2012, si oppose. E anche allora non si trattava di pochi soldi: 673.000 euro spesi dal Partito Democratico, 390.000 dal Pdl, 193.000 dalla Lega Nord, 147.000 dall’Italia dei Valori, 126.000 da Sinistra Ecologia e Libertà, 98.000 dal Gruppo Misto, 90.000 per Federazione della sinistra, 87.000 dal Movimento 5 Stelle e 48.000 dall’Udc.

Errani andò infatti allo scontro con i magistrati contabili della Sezione di controllo, definendo il loro atto “un’oggettiva disapplicazione della legge regionale” che, secondo il presidente Pd, aveva già regolamentato la situazione . Così il capo della giunta regionale sollevò un conflitto di attribuzione contro la Sezione di controllo regionale davanti alla Corte Costituzionale. Il ricorso venne accolto. Così il consiglio regionale venne autorizzato ad archiviare i rendiconti “irregolari”. Ciononostante, quelle fatture del 2012 erano finite comunque nelle mani della Procura della Repubblica, che ora le sta esaminando al pari degli scontrini 2010-2011.

Come la Sezione di controllo ricorda agli eletti nella odierna delibera 94, i consiglieri hanno diritto a chiedere il rimborso di una spesa sostenuta – dalla bolletta telefonica alla cena al ristorante, dall’articolo di cancelleria, alla consulenza, alla trasferta chilometrica – solo qualora sia “espressamente riconducibile all’attività istituzionale del gruppo e purché non sia utilizzata, direttamente o indirettamente, per finanziare le spese di funzionamento di organi di partito”. Viaggi, consulenze e contratti di collaborazione compresi. Ma le fatture allegate alla documentazione contabile inoltrata alla sezione di controllo dalla Costi, il 14 marzo scorso, quelle relative, appunto, al 2013, non sarebbero sufficienti a giustificare tale “collegamento”, tanto che ora, secondo quanto richiesto nella delibera, i gruppi dovranno “regolarizzare” quelle voci “carenti e irregolari”.