Non si può parlare di un film come Upstream Color senza citare Primer. Per chi è un appassionato di viaggi nel tempo, Primer è uno dei film fondamentali dello scorso decennio. Inedito in Italia, è però circolato moltissimo nei festival (lo portammo anche a Milano, con la prima rassegna sui “Dispersi” sei anni fa, con grande successo) e ha creato una sorta di alone di mistero attorno al suo autore, Shane Carruth, che poi per un decennio è rimasto in silenzio (se si esclude una collaborazione, proprio come esperto di viaggi nel tempo, alla sceneggiatura di Looper). Così come Primer, anche il suo secondo film, pur essendo decisamente di tutt’altro stampo, è rimasto inedito in Italia. Ma come il primo, non può che affascinare e dividere il pubblico.

Il regista – Prima di lanciarsi nel cinema, Shane Carruth era un matematico e uno sviluppatore di simulatori di volo. Tutta la passione per i numeri e per la scienza nel 2004 defluì in Primer, il suo esordio come regista, sceneggiatore, compositore e attore protagonista, che gli valse premi in festival di tutto il mondo. Dieci anni dopo, Upstream Color è il suo secondo film.

Gli interpreti – I due protagonisti del film sono lo stesso Carruth e Amy Seimetz, che qualcuno ricorderà nella terza stagione di The Killing, e che è anche regista di un altro interessante disperso, Sun Don’t Shine.

La trama – Una ragazza viene rapita fuori da un locale: le viene somministrata una droga sotto il cui effetto vive in una sorta di ipnosi, costretta a fare strane attività. Un anno dopo essere stata liberata, conosce un uomo con cui scopre di avere moltissime cose in comune.

La recensione – Prendete The Tree of Life, il quinto, straordinario film di Terrence Malick. Aggiungeteci una strana droga somministrata attraverso il consumo di larve che si intrufolano e crescono nel corpo di chi l’ha provata. Shakerate con una serie di personaggi imperscrutabili. In maniera semplicistica, avrete Upstream Color. Non è un film facile da descrivere, nella trama e nelle atmosfere, ma è un film che affascina terribilmente proprio per il modo in cui è raccontato. E’ un Malick se possibile ancora più ragionato. Tutto, nel film di Carruth sembra pensato a tavolino, non c’è una virgola fuori posto. Ma malgrado questo suo fare quasi ingegneristico (che stupisce ancora di più conoscendo il budget risicatissimo del film, poche decine di migliaia di dollari), riesce a dare alla sua opera un’anima che va ben oltre la semplice e fredda opera d’arte fine a se stessa. Prima di tutto con un lavoro sul suono sorprendente ed emozionante: utilizzato sia in maniera diegetica che extradiegetica, svolge il ruolo del quinto personaggio, oltre ai due protagonisti e ai due misteriosi antagonisti (“il ladro” e “l’esaminatore”). Poi il continuo lavoro di destrutturazione: se in Primer era stato fatto sul tempo, qui viene fatto sui personaggi stessi, che continuano ad acquisire e perdere significato, lasciando la possibilità allo spettatore stesso di colmare i vuoti lasciati da una regia mai banale. Lo si può accostare, come già detto a Malick, ma anche a Lynch o Cronenberg. Fatto sta che Shane Carruth è senza dubbio uno degli autori più originali del nuovo secolo. Sperando, prima o poi, di poterlo vedere “ufficialmente” anche in Italia.

Il commento del critico – “Un film molto ragionato, sorprendentemente bello, ma anche un’impresa folle che confonde e meraviglia lo spettatore. Un’opera davvero originale” – Kim Newman, Empire

La citazione – “I have to apologize. I was born with a disfigurement where my head is made of the same material as the sun”.

Homevideo – L’edizione homevideo americana contiene sia il blu-ray che il dvd del film, anche se non sono presenti contenuti speciali. Sono disponibili sul web i sottotitoli in italiano.

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