Ieri abbiamo rivolto, ultimi tra tanti, quattro domande a Renzi. Il Premier ha risposto a due di esse, ahinoi parzialmente e quasi comicamente. Andiamo per ordine.

1 – La richiesta di arresto per il diversamente immacolato Genovese, deputato Pd quota Fioroni ma divenuto renziano prima delle primarie (senza alcun imbarazzo da parte di Renzi). Apparentemente il Pd è compatto e dice, per bocca di Guerini, che voterà per l’arresto. In realtà non è così. La discussione in Giunta andrà per le lunghe e c’è già nel Pd chi fa distinguo e si arrampica: Fiano, Leva, Del Basso De Caro (pure lui indagato) e l’iperenziano Carbone, quello che gli prestò la Smart. Vamos.

2 – La Barracciu è ancora lì e il Pd fa finta di nulla. Nel frattempo però la sua situazione è sempre meno edificante: accusata di peculato, rischia il rito immediato. I pm le contestano di avere mentito sulle spese regionali e di avere dichiarato di essere in viaggio per la Sardegna con impegni istituzionali mentre se ne stava a Vienna o Bruxelles. Le si contestano più o meno 75mila euro, ma lei resta Sottosegretario alla Cultura, incarico che ha avuto in cambio della decisione di rinunciare alla candidatura come Presidente della Sardegna. In un partito normale, chi è accusata di peculato dovrebbe lasciare spazio ad altri, ma nel Pd renziano pare che gli si offra puntualmente un paracadute.

3 – In merito alla sua assunzione poco prima di correre come Presidente della Provincia di Firenze, Renzi l’ha fatta facile: “L’assunzione (presso la società Chil) fu la conseguenza di un cambio al vertice della azienda che produsse l’esito di un diverso inquadramento contrattuale. All’interno peraltro di una azienda in cui Renzi lavorava già da 9 anni”. Non è così semplice. Renzi fu assunto undici giorni prima della sua candidatura alla provincia di Firenze, come dirigente dell’azienda di famiglia di cui in precedenza era socio. Posto in aspettativa, ha ricevuto contributi pagati dalla Provincia di Firenze prima e dal Comune poi per circa 350mila euro. Tradotto, vuol dire più o meno questo: un giorno di lavoro nell’azienda di famiglia e 9 anni e sei mesi di contributi. Soldi ovviamente della collettività. Ora che è Presidente del Consiglio, questa situazione sembrerebbe tradursi in seconda pensione e magari poi vitalizio. Ma certo siamo noi a pensar male.

4 – C’è poi la vicenda della casa pagata da Carrai in Via degli Alfani (nomen omen). Renzi ha detto che lì non ci ha abitato, ma l’ha usata solo ogni tanto come base d’appoggio. Era la casa di Carrai e dunque era naturale che la pagasse lui. Sì, ma non si capisce allora perché Renzi in quella casa abbia deciso di avere la residenza dal 2011 al 2013: che senso ha prendere la residenza in casa d’altri? E perché Carrai ha pagato la casa del sindaco? Fa molto ridere, peraltro, appurare come e perché la notizia sia divenuta di dominio pubblico. Come è successo? Da anni il dipendente comunale Alessandro Maiorano attacca Renzi. Maiorano è stato di recente intervistato anche da Matrix, ma non mi risulta che l’intervista sia poi andata in onda. Qualche mese fa Renzi si è deciso a querelare Maiorano, che reputa ormai una sorta di stalker. E proprio leggendo la querela, Maiorano ha scoperto la residenza di Renzi in Via degli Alfani e ha deciso di far esplodere il bubbone. Se Renzi non lo avesse querelato, forse i giornali (Libero in testa) non avrebbero scoperto l’inghippo. Genio Matteo. 

Torniamo a Carrai: chi è? Intravisto ieri mentre scappava dal giornalista di Servizio Pubblico come un Cuccia quasi giovane, Carrai non è un uomo qualsiasi: è uno che – in cambio? – ha ottenuto svariati incarichi in società controllate dal Comune e appalti dall’amministrazione. Carrai guidava la Firenze Parcheggi, è nell’ente Cassa di Risparmio di Firenze ed è oggi a capo dell’Adf, la società che gestisce l’aeroporto di Firenze. Lasciando stare la babele di intrecci ulteriori e conflitti di interesse, raccontati oggi con puntuale precisione da Davide Vecchi su il Fatto Quotidiano, giova notare come Renzi si stia facendo difendere dall’avvocato Alberto Bianchi. Casualmente Bianchi è lo stesso avvocato di Carrai. Non solo: Carrai e Bianchi sono i fund raser di Renzi. Tesoriere della Big Bang prima e Open poi, Bianchi ha organizzato varie cene di fund raising per la campagna elettorale di Renzi: dal 2007 al 2013 sono stati raccolti quasi 4 milioni di euro e solo di un quarto di essi se ne conosce l’esatta provenienza. 

Potrei andare avanti ancora, per esempio scrivendo che Via degli Alfani 8, la casa pagata da Carrai su cui Renzi ha avuto la residenza dal 2011 al 2013, è – del tutto casualmente, s’intende – giusto due portoni prima della Cooperativa sociale Il Borro. Quella che, l’estate scorsa, fu al centro delle inchieste sulle escort portate a Palazzo Vecchio. Ma mi fermo qua.
Buona rottamazione a tutti.