Parodie impossibili: giocare per credere

Puoi praticare gli sport più strani, ascoltare generi di musica sconosciuti e mangiare solo cibi ricercatissimi, ma sarà sempre il tuo “armamentario ludico” a distinguerti dagli altri. E tuttavia, se hai programmato una rimpatriata fra amici per ripercorrere i bei tempi andati, e pensi di tirar fuori per la tua allegra brigata una versione non ortodossa delle vecchie carte piacentine (o napoletane, o francesi), guardati dal pericolo di una fuga troppo in avanti. Ben vengano le innovazioni, purché metabolizzate lentamente e senza attentare alla “sacralità” della tradizione. Passino i mazzi di carte griffati da qualche rivista di gossip, o le carte delle “allegre vite dei santi” commercializzate (1993) dal settimanale Cuore (hanno il vantaggio di poter pregare direttamente il santo utile per chiudere una mano), ma è inammissibile calare un poker di Homer per vincere su un full di Lisa e Burt, e non si può aspettare un Grande Puffo per chiudere una scala con altri simpatici pupazzotti celesti.

Le brutte sorprese possono coinvolgere anche i giochi da tavolo che hanno segnato intere generazioni. Al posto dei simpatici carrarmatini del RisiKo! nostrano potrebbero materializzarsi astronavi e perfino triremi, se stai giocando a SPQRisiko!, con il Nordafrica o la Britannia (meridionale) subentrati nel frattempo ai rispettivi continenti. Invece che tra un candelabro o un funghetto, se giochi a Monopoli, puoi trovarti a dover scegliere tra Obi-Wan Kenobi e il maestro Yoda, oppure tra martelli da combattimento e calzari alati. E qui, davvero, la fantasia può scatenarsi.

I nipotini irriverenti del Monopoli

Tra i più recenti frutti del politicamente corretto figura il Terzomondopoli, contraltare espiatorio ed “equo e solidale” del Monopoli. È stato ideato, nel 1992, per contrapporre al capitalismo immobiliare l’idea di poter investire nella coltivazione dei campi. A giocarlo, anziché pescicaneschi accaparratori di case o alberghi, contadini peruviani impegnati a migliorare la resa dei loro appezzamenti. Ciascuno ne riceve inizialmente cinque che può far fruttare in vari modi, magari provando, perché no, a ricarvarne lauti profitti; ad accompagnare la dotazione terriera di partenza una carta “piccolo allevamento”, comprensiva di polli e porcellini d’India.

Ma ecco una più puntuale descrizione del gioco, attinta dal web: “Ogni giro del gioco corrisponde ad un anno di vita del contadino. All’inizio di ogni anno, ogni giocatore deve scegliere cosa produrre sui suoi terreni tra le cinque produzioni agricole seguenti: banane, caffè, cotone, colture alimentari (riso, patate, fagioli, mais, soya, ecc.) e allevamento bovino. Poi, uno dei giocatori lancia il dado per tirare a sorte il clima. Secondo il numero che esce, il clima designato per l’anno sarà secco, normale o umido, fatto che avrà delle ripercussioni dirette sulla resa delle differenti colture e sull’allevamento. I giocatori, con il loro pedone, cominciano poi a percorrere le 32 caselle del piano di gioco, ove li attendono degli eventi favorevoli e sfavorevoli, che influenzano le loro attività agricole e la loro vita personale e famigliare. Alla fine di ogni anno (conclusione delle 32 caselle del piano di gioco), i giocatori contabilizzano individualmente i loro redditi e i propri costi di mantenimento. Il Terzomondopoli permette ai giocatori di spaziare con la propria immaginazione e inventiva. Per esempio, possono aiutarsi l’uno con l’altro, coltivare insieme i propri terreni e dividersi i raccolti, prevedere un fondo di solidarietà in caso di imprevisti (malattia, ecc.) e così via.

Un’altra parodia del Monopoli avrebbe richiamato, sempre nel 1992, l’inchiesta di Mani Pulite, avviata il 7 febbraio di quell’anno. Il suo nome, guarda un po’, era Tangentopoli, e si fronteggiavano naturalmente imprenditori e politici.

Sarebbero poi venuti i Pallavolopoli, i Pornopoli, i (P)hotopoly, i Socialopoly e tanti altri. I tifosi dell’Inter, sbertucciati dai loro storici avversari juventini, avrebbero visto rappresentata la Beneamata sul tabellone di un goliardissimo Perdentopoli.

Non poteva poi certo mancare la rete, con un quasi impronunciabile Googolopoly. Lo scopo del gioco? Conquistare il web, multinazionale dopo multinazionale. La preda più ambita? Microsoft, che ha preso il posto di Parco della Vittoria. E in luogo della prigione di un tempo c’è la deadpool, il temutissimo “404 Error File Not Found”.

Massimo Arcangeli
Sandro Mariani