Ho letto con curiosità gli articoli sul sesso a 14 anni usciti in questi giorni, raccontano di un’adolescenza che io non conosco molto nonostante lavori nella scuola superiore da  20 anni. Va detto che difficilmente i ragazzi raccontano certe esperienze agli adulti a meno che non li considerino molto affidabili. Quello che è stato scritto è sicuramente reale, ma rappresenta forse solo una piccola parte dello scenario. La maggior parte delle adolescenti e degli adolescenti che io conosco è molto meno determinata di quella che viene descritta negli articoli.

Il problema del giudizio invece corrisponde, è un tema centrale. Tutti gli adolescenti si preoccupano di essere giudicati male, per il loro aspetto fisico, per le loro incapacità, per le loro inesperienze. Lo sono sempre stati. Di diverso oggi, c’è la potente amplificazione che si può fare di un giudizio su qualcuno, attraverso i telefonini e i social che con questi si possono raggiungere. Sembrano quasi strumenti di tortura creati per mettere alla prova le sensibilità adolescenziali. 

Il corpo che cambia nella pubertà è uno dei responsabili di questa sensibilità. E’ un cambiamento importante, che comporta una revisione totale dell’identità corporea, visto che  si passa velocemente da un corpo bambino ad un corpo adulto. Spesso capita di percepirlo estraneo (il corpo) e di sentircisi inadeguati dentro, perciò si dà tanta importanza al giudizio degli altri, soprattutto dei compagni, e si ha un grande bisogno di conferme. Ci si sente sempre al centro dell’attenzione, e questo aumenta la sensibilità al giudizio.

Anche la maturità del sistema nervoso ha il suo peso. L’adolescente diventa consapevole dei propri sentimenti e di quelli degli altri, realizza che le cose possono essere osservate da diversi punti di vista e questo rende la sua vita più complicata. Vedere poi i genitori sempre di più come persone comuni, insieme all’impulso ad allontanarsi da loro, è fonte di altra insicurezza che si può attenuare solo con i coetanei, o nei rapporti sentimentali, o interagendo con altri adulti, ma bisogna rispettare certi canoni.

Con questi presupposti lanciarsi nell’esplorazione sessuale è un’impresa. Il rischio di rovinarsi la reputazione in tempo reale e su vasta scala non è più soltanto un fatto immaginario ma – visti i  mezzi tecnologici – reale. E non è strano allora se c’è qualcuno che il debutto lo rimanda per paura di essere giudicato e qualcun altro che lo forza deciso, magari mettendosi nella posizione di chi valuta. Sono modi diversi di affrontare il percorso di crescita.

Noi cosa possiamo fare?  Magari cominciare con il ricordare la nostra adolescenza e valutarla con occhio critico: eravamo davvero così diversi? Poi possiamo cercare di sostenerli, senza giudicare, perché a quello ci pensano già da soli. Possiamo fornire in tempi non sospetti, a casa, a scuola, tutte le informazioni e i consigli di cui potranno aver bisogno.

Possiamo cercare di insegnare il rispetto per se stessi e gli altri, aiutarli a regolare l’esposizione, ad agire in maniera sufficientemente consapevole, a riflettere, esplorare, vivere la sessualità senza conseguenze. E poi lasciarli fare vigilando da lontano.