E’ uscito “The Journey So Far”, raccolta che riunisce dodici tra i migliori brani di Loreena McKennitt. Questo “Best Of”, oltre che celebrare la trentennale carriera dell’artista canadese, rende omaggio alla profonda determinazione di una donna che con la stessa inalterata passione è passata dalle iniziali esibizioni per le strade di Toronto, alla fondazione di una propria etichetta (Quinlad Road); un’artista indipendente che ha costruito il proprio successo viaggio dopo viaggio, ognuno dei quali avrebbe aggiunto un tassello imprescindibile alla stesura degli arrangiamenti e delle liriche dei suoi dischi. Il suo contributo al cosiddetto genere Eclectic Celtic è stato sostanziale: dagli inizi fortemente ancorati alla radice celtica del suo album d’esordio “Elemental” – che in questa compilation ritroviamo omaggiato con “Stolen Child”, poesia di W.B.Yeats musicata dalla McKennitt – alla punta di diamante “The Visit”.

Con quest’ultimo album Loreena inizia a mescolare gli elementi, a creare alchimie sonore, unendo alla base celtica strumenti della cultura musicale orientale che raggiungono la loro massima espressione in un brano riarrangiato per “The Journey So Far”: “The Old Ways”, il quale nella versione originale vedeva un crescendo esplosivo di uillean pipes, tambura e violini, trainati dall’arpa della McKennitt, mentre qui il brano sembra fin troppo pulito ed eccessivamente lento. La ricerca di Loreena McKennitt continua e con “The Mask And The Mirror” si immerge completamente nella meraviglia dei popoli che si affacciano sul mediterraneo. L’album che ha visto l’approdo dell’artista canadese ai Real World Studios di Peter Gabriel (e quale luogo migliore per chi tenta di costruire un mosaico sonoro attraverso le diverse culture musicali?), si apre con il brano che andrà ad inaugurare anche questa raccolta – pur ridimensionato nei tempi – “The Mystic’s Dream”, dove accenni al canto gregoriano confluiscono e si confondono con panorami sonori medio-orientali. Da questo stesso album troviamo anche “The Bonny Swans”, dove è la chitarra elettrica a tracciare il cammino.

La svolta dal punto di vista delle vendite arriverà con “The Book Of Secrets” – anch’esso registrato ai Real World – che vede la partecipazione di Danny Thompson e David Rhodes. Dispiace non trovare nel “Best Of” un brano di raffinata bellezza come “Skelling”; le scelte sono ricadute sul remix di “Mummer’s Dance”, la strumentale “Marco Polo” e l’imprescindibile “Dante’s Prayer”, canzone che come ricorda Loreena McKennitt, è stata scritta durante un viaggio in treno attraverso la Siberia, ispirata dalla lettura dell’Inferno di Dante. “Skelling” non è l’unica grande assente, anche la mancanza di “Caravanserai” stupisce nonostante l’album “An Ancient Muse” sia meravigliosamente rappresentato dalla dolorosa bellezza di “Penelope’s Song”. “The Journey So Far” celebra quasi tutta la discografia della McKennitt – unico assente è il disco “Midwinter Night’s Dream” – arrivando fino al suo ultimo “The Wind That Shakes The Barley” del 2010, lavoro che presenta un forte ritorno alle origini dell’artista, compreso il tanto amato Yeats del quale questa volta si è scelto di musicare “Down To The Sally Garden”. Dopo questa compilation celebrativa, che si spera possa arrivare a chi ancora non conosce Loreena McKennitt, ci auguriamo che l’artista canadese possa rimettersi in viaggio, quel viaggio pieno di ricerca che tanto le è caro e grazie al quale è riuscita a dare vita a dischi di raffinata bellezza.