Non avrei votato l’espulsione dei 4 senatori 5 Stelle. E’ un gesto sgradevole, che suona sinistro. Ed è un regalo agli avversari, cioè tutti. Se fossi stato iscritto ai 5 Stelle, avrei votato “no”. Paradossalmente, però, è una espulsione che mi suscita uno sdegno minore di quella (che criticai aspramente) di Adele Gambaro. Poco importa che, con le sue mosse e dichiarazioni successive, la Gambaro abbia poi dato ampiamente ragione agli epuratori: in quel momento passò l’idea che, per essere fatti fuori, bastasse dire che Grillo era brutto. Fu un suicidio. E in parte lo è anche questo: infatti gran parte dell’informazione ha già sintetizzato che Battista, Bocchino, Campanella e Orellana sono stati espulsi perché hanno detto che Grillo ha sbagliato durante lo streaming con Renzi.La realtà è appena più complessa. Ed è questa.

Perché ha avuto senso espellerli

– Perché esistono delle regole, che i “dissidenti” hanno sottoscritto.
– Perché gran parte della base non si sentiva più rappresentata da quei quattro senatori.
– Perché Grillo e Casaleggio erano decisionisti anche prima. Non è che puoi scoprirlo un anno dopo, sfruttando quel ruolo di parlamentare che senza Grillo e Casaleggio non avresti mai potuto raggiungere. Io non potrei mai accettare le regole di Beppe&Yoko, o Renzi, o Vendola, o Berlusconi: infatti non ho mai pensato di candidarmi. O qualche strano dottore ha ordinato a Campanella di fare politica, o questa dissidenza è appena tardiva e sospetta.
– Perché, se hai tutti contro, non puoi fare da zavorra a un Movimento di cui fai parte, sgomitando per avere l’ennesima intervista su Repubblica o La Stampa
– Perché c’è una differenza sostanziale tra essere dissidenti e infiltrati, o tra essere critici e sabotatori. E’ la stessa differenza che passa tra Solzenycin e Scilipoti.
– Perché, dietro le dichiarazioni di molti (non tutti) “dissidenti”, il problema vero sembra essere quello della diaria e delle restituzioni dei soldi. Altro che diverse idee politiche. E in Rete se ne può tranquillamente trovare prova. Per esempio qui.
– Perché la selezione del gruppo parlamentare 5 Stelle non è esistita. Grillo e Casaleggio hanno conosciuto i parlamentari dopo il voto di febbraio e non prima. Lo scilipotisimo era inevitabile. Pd e derivati stanno dicendo che loro sono democratici. Premesso che l’aut aut ai civatiani dimostra il contrario, il Pd tollera il dissenso semplicemente perché non c’è dissenso (vero). Ha selezionato i parlamentari prima del voto, operando affinché quasi tutti i deputati e senatori fossero polli di allevamento. Se selezioni tanti Speranza e Moretti, avrai il grado zero del pensiero politico ma certo avrai garantito il voto di tanti soldatini (a voto palese; a voto segreto un po’ meno, vedi la fucilazione di Prodi al Quirinale).
– Perché la maggioranza dei parlamentari 5 Stelle garantisce che la realtà è quella raccontata da Alessandro Di Battista: “Io ho visto in queste 4 persone, sistematicamente, da mesi, e in modo organizzato la logica del dolo, la malafede, il sabotaggio di tutte le grandissime battaglie che abbiamo portato avanti come gruppo. Ogni qual volta avevamo un successo da comunicare (e voi sapete quanto per il M5S che ha il 99% dei mezzi di informazione contro sia difficile comunicare) usciva, sistematicamente una dichiarazione di uno dei 4 pronta a coprire il messaggio del gruppo. Ogni qual volta serviva lanciarsi e buttare il cuore al di là dell’ostacolo (molte battaglie le abbiamo iniziate senza sapere come sarebbero finite, senza nemmeno immaginare le conseguenze agli occhi dell’opinione pubblica, vedi art.138) c’era sempre uno dei 4 che si trasformava in “zavorra professionale”. E perché – cito ancora Di Battista – “siamo in guerra, una guerra democratica, fatta di informazione, partecipazione, amore per la politica. Ma di guerra si tratta. Abbiamo tutti contro (..). Questo non è un gioco. Ecco, io non posso lasciare la “trincea” sapendo che mentre sferro un “attacco” (..) qualcuno mi sparerà, scientemente e volutamente alle spalle. O mando via queste persone o finirà che resteremo fermi in “trincea””.

Perché è stato sbagliato espellerli

– Perché se anche le regole esistono, forse cominciano a essere sbagliate. Lo spiega bene anche Marco Travaglio stamani sul cartaceo del Fatto. Il M5S non è più quello di un anno fa. 
– Perché questa epurazione rafforza l’idea che “uno (non) vale uno”. Beppe Grillo e Yoko Casaleggio stanno operando affinché fin dalle Europee la selezione dei parlamentari garantisca una maggiore coesione: bene, ma su quali basi?Anche il “voto della Rete” non può essere gestito dalla Casaleggio Associati. Arriva o no questa piattaforma? 
– Perché stavolta, con le espulsioni, sono state eliminate dal Movimento anche figure che sembravano valide. Se perdi Mastrangeli o De Pin, puoi solo fare cortei festanti. Idem per quegli altri due emiliani che ancora oggi frignano saltuariamente in tivù giocando ai Sacharov. Figure marginali. I fondamentalisti garantiscono che con i Tacconi e i Catalano (due dei 5 o sei deputati che se ne andranno) non perderanno nulla. Non posso dire se ciò sia vero. Una figura come Orellana sembrava al contrario poter dare molto al Movimento. Sarà decisivo capire cosa faranno epurati e transfughi. Se correranno in soccorso del vincitore Renzi, dimostreranno tutta la loro pochezza di furbetti arrivisti. Se costruiranno una forza con civatiani e derivati, dimostreranno di avere comunque sbagliato forza politica a febbraio 2013, fraintendendo M5S per la dependance della sinistra in cerca d’autore (la stessa accusa che Beppe&Yoko rivolgono a Flores D’Arcais e al sottoscritto. Loro sono così, se li critichi ti rispondono che sei tu che non capisci. Come i registi d’essai che smusano di fronte a una stroncatura: “Sono i critici stupidi che non capiscono la mia arte”. Vamos).
– Perché i senatori M5S erano 54 e rischiano di scendere attorno a 40. Visto dall’esterno, il Movimento pare sbriciolarsi. I duropuristi dicono che, liberatisi delle zavorre, lavoreranno meglio. Sarà davvero così?
– Perché è l’ennesimo harakiri, per giunta a non molto dalle Europee. A chi scrive che forse le espulsioni erano giuste ma mediaticamente un suicidio, Di Battista e Di Maio replicano che M5S non fa calcoli e che il politichese attiene “agli altri”. Bah. Apprezzo l’autostima, il feticcio della iper-coerenza e (un po’ meno) la pressoché totale mancanza del dubbio, ma nel frattempo non c’è nessuno più felice di Renzi, che potrà –amplificato da quasi tutti i media – dire che i grillini sono fascisti e lui invece il figlio segreto di Gandhi. Poco importa che Renzi sia più decisionista di Craxi, ahinoi senza avere un centesimo della sua statura politica: passerà il messaggio che il M5S è innamorato delle purghe staliniane mentre Franceschini e Brunetta sono emuli di Adenauer e Churchill. E’ la disinformazione, bellezza.

Quindi? Quindi la giornata di ieri verrà usata come napalm per desertificare tutto il buono che M5S ha fatto sin qui. E i 5 Stelle dovranno essere bravi, molto bravi a ripartire.