Sono sempre stato profondamente affascinato dal potere che la “scatola magica” esercita sulle persone. Nel mio paese tutte le famiglie possedevano un televisore che regnava al centro della casa. Ammetto la mia colpa: mi piace la tv. Fin dall’infanzia non solo sono stato un appassionato e accanito telespettatore: ero indirettamente un protagonista, avendone potuto osservare da vicino i meccanismi, mentre seguivo il lavoro di mio padre, operatore televisivo e direttore della fotografia. Ho visto il mondo della tv cambiare rapidamente, passando dalla pesante macchina cinematografica alla famosa Betacam. Tutto veniva trasmesso sull’unico canale di Stato.

Ma il vero cambiamento arriva con la rivoluzione satellitare: scoppia la febbre dei ricevitori e dei dish, i famosi piatti sui tetti delle abitazioni e non c’era più solo la tv pubblica, ma canali da tutto il mondo.

Noi arabi in generale leggiamo poco, è inutile nasconderlo, ma il pubblico arabo è considerato attento ed esigente, per una serie di motivi sia storici che sociali. Circa il 70% della popolazione dei ventuno Paesi arabi segue la televisione satellitare per più di 4 ore al giorno; alcuni canali trasmettono 24/24 e gli oltre 500 canali satellitari producono direttamente soltanto il 20% dei loro programmi.

La gente, che in passato era obbligata ( e rassegnata ) a seguire soltanto la televisione del proprio Paese, all’improvviso ha avuto a disposizione un numero di canali superiore a quelli memorizzabili sugli apparecchi, a cui se ne aggiungono sempre nuovi. Il mondo arabo si è ritrovato catapultato nel vasto mercato satellitare all’improvviso, ed anche se l’esperienza nel settore non supera i trent’anni, il numero delle emittenti continua ad aumentare.

Nel corso degli ultimi tre anni, durante la cosiddetta Primavera Araba, la televisione satellitare, si è confermata un elemento chiave dal punto di vista della comunicazione, sia per le forze politiche e sociali coinvolte, sia per le tecnologie e i modelli produttivi adottati.

L’evoluzione dei mass media ha rimodellato fortemente il tradizionale rapporto tra telespettatore ed emittente, tra pubblico e privato e tra politica e democrazia, in una sorta di guerra mediatica, influenzata anche dai social network, molto popolari tra i giovani arabi, che al contrario di quello che si pensa, sono molto connessi e aggiornati, attrezzati con le ultime tecnologie.

Devo confessare che quando sono arrivato in Italia, sono rimasto sorpreso, vedendo solo sei canali nazionali accanto alle locali, con programmi molto simili e i tg allineati. Ma quello che mi ha stupito di più è che quasi nessuno, nemmeno i miei amici più tecnologici, sapevano che grazie al satellite si potevano ricevere gratis centinaia di canali da tutto il mondo.

La quantità non conta, lo so benissimo, ma anche la mancanza di scelta è un grave errore; resta il fatto che le varie tv satellitari, in quanto strumenti accessibili alla maggior parte del pubblico arabo e non, anche se sembrerebbero ormai superate dai media tecnologicamente più avanzati, sono ancora oggi la principale fonte di informazione. 

Il ruolo da protagoniste che queste tv stanno giocando, sia nelle società arabe che in quelle del resto del mondo, ne sono la dimostrazione, grazie all’enorme potenziale di una lingua comune, che riassume i dialetti dei vari paesi. La questione essenziale non è il numero delle emittenti ma, come nel caso arabo, la consapevolezza del telespettatore di essere in qualche modo censurato e condizionato dal l’offerta televisiva, la coscienza di una realtà più vasta di quella che gli viene mostrata. La soluzione è cercare tra i tanti canali specializzati e generalisti, per poter scegliere, grazie al telecomando, almeno ciò che si vuole vedere.

Quando ci si rassegna, è facile trasformarsi in soggetti passivi, incapaci di guardare oltre, e, soprattutto, si smette di cercare altre strade. Mi sentivo un alieno quando, all’Università, cercavo di invogliare i miei colleghi a studiare le lingue per trovare un lavoro all’estero, mentre la loro massima ispirazione era un posto fisso nella Rai super affollata.

Quando discuto di questi argomenti spesso mi chiedono un consiglio su quali canali guardare. Io rispondo tutti, purché si possiedano i giusti strumenti per cercare e capire. Ma questo, spesso, non è facile.