Pare che i legali del Coisp, il sindacato di polizia noto per la vicenda che coinvolto Patrizia Moretti, siano piuttosto indaffarati in questi giorni: ha fatto il giro del web la notizia che la Procura di Roma sta indagando per diffamazione Ilaria Cucchi, su denuncia del sindacato di polizia. Che è impegnato anche su un altro fronte: stamattina, anche Leonardo Fiorentini, consigliere circoscrizionale di Ferrara, si è visto recapitare dal tribubale della sua città, un decreto relativo ancora una volta, ad una querela sporta da Franco Maccari, presidente del Coisp.

La vicenda, si riferisce probabilmente ad un commento del consigliere estense pubblicato dal Resto del Carlino all’indomani del sit-in di protesta dello scorso anno. Il Coisp, in quell’occasione, tra querele e diffide alla stampa superò il numero record di 100 atti inviati. Anche se va detto che la carta bollata, per il sindacato di polizia, sembra ormai un succedaneo al comunicato stampa; non c’è solo la (tristemente) nota vicenda Aldrovandi e la querela ad Ilaria Cucchi, no, in passato è toccato tra gli altri a Paolo Ferrero, ad Haidi Giuliani, al consigliere comunale del PD Benedetto Zacchiroli e poi (addirittura) a Renato Brunetta, fino ai parlamentari Farina e Migliore di SeL, rei di aver proposto lo scioglimento del Coisp. Tutti querelati (o perlomeno minacciati di querele). Ultima vittima, la giovane protagonista del “bacio al poliziotto”dello scorso dicembre. Ricordate? Denunciata anche lei dal Coisp per oltraggio a pubblico ufficiale e violenza sessuale.

Querele bipartisan e decisamente “democratiche” dato che hanno investito in egual misura parlamentari, consiglieri, giornalisti, cittadini: non c’è comune mortale, insomma, che riesca a scampare al famigerato articolo 595 del codice penale agitato a cadenza regolare dal Coisp salito agli “onori delle cronache” anche per aver, nell’ordine: voluto “mandare a casa” il ministro Cancellieri , proposto di sparare lacrimogeni contro il Parlamento ed organizzato l’ iniziativa “culturale” che da anni, ogni 21 luglio, tenta (fortunatamente invano) di celebrare a Genova. Il titolo? “L’estintore come strumento di pace“.

Una cosa importante va detta: questo attivismo non ha nulla a che vedere con lo spirito della riforma del 1981 che voleva una polizia democratica e sindacalizzata. Come avevo già scritto nel post sulle “Morti di Stato”, gli agenti non sono funzionari pubblici come gli altri; essendo gli unici cittadini autorizzati all’esercio della forza, il rispetto rigoroso dell’articolo 97 della Costituzione nella parte relativa  “all’imparzialità dell’amministrazione” è nel loro caso fondamentale.

Quando un cittadino veste una divisa o parla a nome di un’organizzazione legata alle forze dell’ordine, non dovrebbe mai dimenticare che indipendentemente dal credo politico e dalle opinioni personali, tutti gli agenti, anche gli iscritti al Coisp, hanno gli stessi obblighi tanto nei confronti di chi li sostiene quanto nei confronti di chi li critica.

Pare una banalità ma vale la pena ricordarla.