Italiani unitevi seriamente per proteggere il vostro cinema, in patria come nel mondo!”. Maestri assoluti del protezionismo culturale, i cugini d’Oltralpe vanno presi sul serio. Specie davanti alle solide statistiche che confermano quanto e come l’industria e il mercato cinematografici francesi funzionino “a regime” di un sistema d’eccellenza. Ma si sa, “la cultura in Francia è una priorità” non smette di annunciare a gran voce la ministra della Cultura Aurélie Filippetti, chiamata a presenziare al 16° Rendez-vous avec le cinéma français, organizzato da UniFrance (entità dedicata alla promozione del cinema francese) e chiusosi a Parigi pochi giorni fa.

La nipote di un deportato politico italiano nei lager nazisti diventata ministro per l’oggi controverso Hollande è fiera delle performance della costante affermazione della “Eccezione Culturale Francese” (così la chiamano, letteralmente) e punta sulla “diversificazione, sull’espansione, sull’incentivazione” di un cinema nazionale che anche in tempi di crisi è in grado di totalizzare 50 milioni di biglietti venduti nel mondo nel 2013 per un equivalente di 280 milioni di euro.

Il confronto con l’Italia? Non umiliante per il semplice motivo che i dati nostrani non esistono: l’ultima rilevazione delle performance del cinema italiano all’estero risale al 2010, poi il silenzio. Vuoi che manchi da anni l’obbligo (invece in vigore in Francia) da parte dei cine-esportatori a dichiarare il proprio giro d’affari, vuoi che esso è talmente risibile rispetto ai grandi numeri che – direbbe Wittgenstein – “meglio è tacere”.

Il punto è che anche rilevare e assemblare delle statistiche ha un costo e, molto semplicemente, i soldi non ci sono. Fa benissimo, dunque, il neo presidente di Uni France – il regista Jean-Paul Salomé – a suggerirci di “smettere i disaccordi tra categorie cinematografiche e pensare all’unisono per il bene del vostro cinema”. Un consiglio che cela tra le righe i “litigi” tra critici sul valore de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, adorato dall’intero mercato e pubblico francesi, in cui Salomé è incluso, “un film straordinario. La scia del successo mondiale di questo film deve unirvi, e farvi ripartire pensando in grande”.

Da parte loro, i francesi sono già ben oltre. Il loro obiettivo per il 2014 si chiama Cina, la vera frontiera da abbattere. Nel corso del 2013 la ministra Filippetti e Salomé sono partiti in “missione” a Pechino a promuovere le cinéma. E i cinesi hanno reagito positivamente: i film transalpini vi hanno staccato 5,2 milioni di biglietti, diventando la vera alternativa dei cinesi al cinema americano. Certo, sembra poca cosa su un territorio con oltre un miliardo di abitanti, ma è il modus agendi dei francesi che fa la differenza, la loro millenaria attitudine a distinguersi, a valorizzarsi ovunque si trovino. E non è finita qui. Tra i progetti annunciati da madame Filippetti anche la conclusione della modernizzazione (cioè digitalizzazione) di tutte le sale di proprietà francese sparse nel mondo.

L’esperienza non manca, UniFrance lavora intensamente da 65 anni, e da anni produce eventi e “rendez-vous” che coinvolgono la massa critica cinematografica del mondo rispetto ai propri film, autori e star system. Se nessuno può negare che i sovrumani dati del 2012 “siano irraggiungibili” – era l’annus mirabilis del premio Oscar The Artist e della commedia Quasi amici, il maggior risultato francese di sempre – con 144,1 milioni di biglietti, il 2014 promette bene. Complice il neo eletto re dei gossip, monsieur le président François Hollande, che dall’Eliseo anima le copertine dei giornali di tutto il mondo in pendant con mademoiselle Julie Gayet, il cui stimato volto cinematografico non mancherà di raggiungere anche i tabloid cinesi. Et voila, les jeux sont faits!