La “sintonia” fra Berlusconi e Renzi è oramai un fatto conclamato e rivendicato, quasi con orgoglio, da entrambi i due falsi contendenti. Posso a mia volta rivendicare di averne parlato da tempo con chiarezza, in vari blog, più e meno recenti, ancora prima che i due soggetti in questione la proclamassero. C’è, fra i due inquietanti soggetti, una forte affinità. In primo luogo un fastidio quasi epidermico nei confronti della Costituzione, della magistratura e del diritto in genere. Si veda la stizzita reazione di Renzi all’appello dei costituzionalisti e di altri giuristi contro il parto della fantasia sua e di Verdini.

Eppure la sentenza della Corte costituzionale ha parlato chiaro. E’ illegittimo, per conseguire l’obiettivo della stabilità governativa, operare una compressione eccessiva della rappresentatività dell’assemblea parlamentare. E va garantita l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto, che “esige comunque che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi”.

Di meccanismi assolutamente antitetici a tale uguaglianza il nefasto pastrocchium ne prevede due, entrambi di micidiale efficacia. Il primo, il premio di maggioranza che consente al 35% (o 38% nella versione rivista per tacitare qualche mal di pancia nel Pd) di contare come il 53%. E la soglia di sbarramento che esclude le formazioni che non raggiungano una data percentuale, vanificando il voto espresso da milioni e milioni di persone. Per non parlare dell’impossibilità di esprimere preferenze, che recepisce una precisa richiesta di Berlusconi, uso com’è noto a circondarsi di servi e cortigiani, non di parlamentari liberamente eletti e sovrani, lo stesso vale anche per Renzi?

Tutto ciò, in nome della necessità di assicurare una governabilità fine a se stessa che non è assolutamente garantita dall’annullamento della dialettica parlamentare. Anzi, è noto ed evidente come gli ostacoli principali ad ogni azione di governo sono oggi ben altri dalla democrazia che i furbetti vogliono illegittimamente demolire. Si tratta dell’assottigliamento delle risorse finanziarie a disposizione dei poteri pubblici, dei poteri decisionali sequestrati indebitamenti dai potentati privati, dal peso delle cosche e cricche inamovibili ben infiltrate nelle alte burocrazie civili e militari (si veda da ultimo la vicenda Mastrapasqua), del prevalere delle scelte di politiche economiche adottate in sede europea dal governo egemone, la Germania di Frau Merkel, senza alcun controllo e bilanciamento democratico. I cosiddetti poteri forti, appunto, che le finte riforme non solo non scalfiscono minimamente, ma si accingono a favorire, se possibile, ulteriormente, asfaltando ogni difesa e rappresentanza possibile dei diritti dei cittadini.

Sui punti appena menzionati c’è perfetta unità d’intenti e conclamata sintonia fra Renzi e Berlusconi. Assume pertanto carattere del tutto surrealista la dichiarazione di Renzi, che fra l’altro ha appena riesumato Berlusconi dall’isolamento politico cui sembrava condannato dopo la sentenza della Cassazione per evasione fiscale, secondo la quale bocciare la sua proposta equivale a rendere inevitabile la coesistenza governativa con Berlusconi. E’ vero esattamente il contrario. Sconfiggere il tentativo dei due furbetti di affossare la rappresentanza democratica costituisce l’essenziale precondizione per una vera alternativa al regime pseudodemocratico della finta alternanza fra due schieramenti sintonici, affini e convergenti su tutte le questioni essenziali.

Sono in gioco le libertà democratiche del popolo italiano conquistate dalla Resistenza. Ha ragione, ancora una volta, Gianni Ferrara. La sentenza della Corte costituzionale ha ravvisato chiaramente nel porcellum una violazione di fondamentali principi costituzionali. La reiterazione, da parte del disegno di legge ora in discussione, dell’attentato a tali fondamentali principi equivarrebbe a un vero e proprio colpo di Stato e richiederebbe il rifiuto da parte del presidente della Repubblica di promulgare la legge elettorale che riproducesse le caratteristiche anticostituzionali del porcellum e l’immediato deferimento della legge stessa alla Corte costituzionale. Data la condotta finora da lui tenuta c’è da dubitare che Napolitano adotti una linea di questo tipo, che sarebbe peraltro l’unica conforme ai suoi doveri e alle sue responsabilità di garante dell’ordinamento democratico repubblicano e del testo costituzionale. E’ tuttavia preciso obbligo di tutti noi chiederglielo ancora una volta. Glielo chiede l’appello citato dei costituzionalisti e giuristi. Che farà Napolitano?