Li hanno messi in libertà l’altro venerdì. Dopo un anno e 40 giorni di galera nella casa di arresto di Niamey. Un 14 gennaio del 2014 il direttore del carcere rilascia 4 detenuti. Accusati di un tentativo di scroccheria e di associazione a delinquere sono giudicati non colpevoli. Lawrence e gli altri sono diventati quasi ciechi a forza di gardare la falsità dell’accusa. L’infezione agli occhi si era propagata dal cortile all’intero edificio circondariale. Si era poi trasformata in epidemia che ha passato i confini del carcere per diventare uno stile di vita. Ciechi non si nasce ma solo si diventa.

Le condizioni di detenzione nel carcere erano peggiorate dopo l’attacco terrorista dell’anno scorso. Ma anche durante il mese del Ramadan le cose non andavano meglio. Nessuna distribuzione di cibo o bevanda durante il giorno. Sola alla sera si rompeva il digiuno per tutti. Per le minoranze non cambia nulla. Si assomigliano dappertutto come gocce d’acqua. I loro diritti camminano di nascosto per non farsi vedere. I detenuti liberiani pregano e digiunano per conto proprio. Poi mettono una bibbia dai fogli scollati come guanciale. Durante il giorno commerciano cibo barattato senza nulla.

Sono gli anziani del luogo a dettare la legge della casa. Riso, salsa e carbone per cucinare in cambio di servizi di ogni genere. In prigione si compra e si vende il tempo che passa poco lontano dall’uscita. Erano stati accusati per un tentativo di imbroglio e di associazione di malfattori. Quattro come gli evangelisti e i moschettieri di un romanzo mai cominciato. Abitavano nella stessa camera tenuta assieme dal fango nella stagione secca. Inconfessi rei del delitto di clandestinità mobile da leggi mai scritte eppure applicate. Da allora cercano di evitare le cattive compagnie.

Anche Otello non ci vede. Assente dal suo paese dal 2003. Attraversa quello che voleva e arriva dove ancora non sa. Avrebbe voluto raggiungere l’Europa ed è stato deportato in Libia durante la guerra. Durante la detenzione gli amici in cui confidava gli hanno rubato la borsa. Aveva custodito gli anni e i ricordi che avrebbe voluto portare a scasa. Ora invece tutto si trova scritto negli occhi imprigionati dal tempo e dalla guerra in Liberia. Chiede una bibbia come compagna di viaggio nel caso incontri dio come passeggero. Saprebbe allora cosa rispondergli tra una sosta e l’altra.

Torna con la barba più bianca di prima. Anche Edwin e Bless hanno perso la vista e dicono che grazie a questo possono riflettere molto. Hanno imparato come si vive in prigione. Sono diventati quasi ciechi dopo aver visto 6 detenuti morire prima che spirasse la loro pena. Li hanno portati via di nascosto. E hanno scoperto che dentro al carcere c’è la casa dei morti. Nei colpi di stato e le repressioni conseguenti si praticavano torture dentro il carcere. Chi non sopravviveva era seppellito accanto ai vivi. La prigione è come un cimitero senza nome e senza età.

Anche loro hanno dovuto pagare una tassa ai primi inquilini del carcere. I prezzi del posto in cella variano a seconda del posto e della posizione. Se vicino alla porta  di uscita oppure quelli con vista sul muro di cinta. Ci sono prezzi per tutte le borse. Anche per questo i loro occhi hanno smesso di guardare oltre. C’erano troppe cose da vedere e da fare per addomesticare l’inferno. Come le visite dei funzionari della Croce Rossa Internazionale. Come i volontari che cercano di lenire la solitudine che cerca di evadere. Una volta liberi hanno chiesto di provare un paio di occhiali da vista.

L’altro mondo incomincia dagli occhi. A Lawrence hanno portato via la bandiera del paese. D’altra parte le bandiere sono ruberie della storia. Vengono dalla polvere e nella polvere torneranno. Inventate per arruolare eserciti mercenari a contratto determinato. Dietro di loro si spara e si uccide per procura. Alla loro ombra i ladri di dignità transitano impuniti e si fanno votare al Parlamento. Hanno deciso di tornare insieme al paese con gli occhiali che hanno scelto per vedere di nuovo. Lawrence dice che solo in prigione ha impararato a cantare.

Niamey, gennaio 2014