Dove sta andando il Movimento 5 Stelle? La sensazione, ora più che mai, è che stia fermo. Percezione tanto pericolosa quanto in buona parte sbagliata. Affermare che M5S sa dire solo no è un falso storico: le loro proposte sono continue e la fase costruttiva esiste. Non si può neanche accusare il Movimento di essere incoerente, anzi l’errore è casomai quello di perseguire una ipercoerenza così granitica da sfociare talora nel duropurismo un po’ autistico. Matteo Renzi, al contrario, non è coerente. Sia perché ha le fondamenta ideologiche di Peppa Pig e sia perché ha unicamente a cuore la vittoria. E Renzi vince solo se riconquista anche quei voti di confine che un anno fa abbandonarono il Pd per premiare una forza del tutto inedita.

Una forza che, oggi, per molti è restata troppo a guardare. Bravissima a fare opposizione, e non è poco (nessuno, tranne Di Pietro, l’ha fatta veramente durante il ventennio berlusconiano). Ma troppo immobile, e pure compiaciuta nel suo autocongelarsi, ogni volta che poteva realmente incidere: per esempio nel secondo giro di consultazioni a marzo, quando non venne fatto il nome di Rodotà (o Zagrebelsky, o Settis); e per esempio in questi giorni. Grillo e Casaleggio non hanno imposto alcuna scelta: la maggioranza dei parlamentari 5 Stelle è d’accordo con la loro linea dura. Non è d’accordo invece la maggioranza degli elettori, e una delle anomalie del M5S è proprio questa sfasatura tra rappresentanti e votanti. Non c’è nulla di strano nell’incontro di Renzi con Berlusconi: è solo l’allievo che omaggia il maestro, nei confronti del quale prova “profonda sintonia”. Berlusconi non ha bisogno di chiedere alla figlia Marina di candidarsi per avere un erede in politica: lo ha già trovato nel sindaco part-time di Firenze. Renzi ha però ragione, e tanta, quando dice che prima di incontrare Berlusconi ha bussato alla porta dei 5 Stelle. I quali, con aria saputella, hanno risposto sdegnati: “Le leggi si discutono in Parlamento e non al Nazareno”, “Renzi caccia i soldi”, bla bla bla. È molto bella, e molto nobile, l’idea dei 5 Stelle di consultare la base online per capire quale legge elettorale sia preferibile. Se lo facesse anche Renzi, scoprirebbe che il suo “Italicum” (o piuttosto “Verdinum”) piace assai poco a chi un mese fa gli ha regalato una investitura plebiscitaria.

Solo che, mentre i 5 Stelle stanno sopra gli alberi come tanti baroni rampanti di calviniana memoria, gli altri non perdono tempo: nuova legge elettorale, e già che ci sono Titolo V da cambiare, e pure il Senato da abolire. Sotto la foto del Che Guevara, al Nazareno, si è seduto Berlusconi: se Ernesto lo avesse saputo, avrebbe certo evitato di andare in Bolivia (se non in villeggiatura). Se al suo posto ci fossero stati Di Maio o Morra, Di Battista o Taverna, avremmo ora una storia diversa: una storia migliore. E il bluff renziano sarebbe oggi manifesto. Invece, mentre buona parte dei giornalisti si esibisce nel suo sport preferito (l’inchino al potente, ieri Berlusconi e oggi Berluschino), i 5 Stelle stanno alla finestra. Come a marzo. Non solo: ora che Renzi prosegue spedito nella sua guerra lampo, così accecato dalla sua ambizione da non accorgersi che il “Verdinum” può regalare un’altra vittoria a Berlusconi (costringendo Ncd e Lega ad accordarsi con lui), Grillo fa ironia. Parla di “Pregiudicatellum”, e fa bene, perché è allucinante che la cosiddetta Terza Repubblica abbia come padre costituente un pregiudicato. Ieri Piero Calamandrei, oggi Silvio Berlusconi: roba da suicidarsi.

C’è però poco da ironizzare, perché quello dei 5 Stelle è se va bene cinismo sperticato e se va male miopia politica clamorosa. Se l’obiettivo dei 5 Stelle è fare opposizione in eterno, o vincere il premio dei mejo fighi del bigoncio, hanno pochi rivali; se però si intende anche cambiare davvero le cose, ogni tanto occorrerebbe essere appena elastici. Per meglio dire concreti. E – sì – anche un po’ furbi (che non vuol dire incoerenti). Il “Verdinum” è un obbrobrio, ma sono stati anche i 5 Stelle a consegnare Renzi all’abbraccio di Berlusconi. Grillo e Casaleggio tutto sono fuorché stupidi. Sanno, per esempio, che il “Verdinum” potrebbe paradossalmente agevolarli. Al ballottaggio potrebbero finirci pure loro, se nel frattempo Renzi e Renzi (pardon Berlusconi) deluderanno. E al ballottaggio tutto è possibile. Grillo, dal canto suo, pare orientato a un nuovo tour (a pagamento). Forse perché si sta annoiando della politique politicienne, forse perché ha bisogno dell’adrenalina da palcoscenico, forse – come sostengono i detrattori – per far cassa. I “dissidenti”, come Lorenzo Battista, ammettono che una grande occasione è stata persa, e nel loro dissenso non si scorgono le fattezze del voltagabbanismo à la Favia o Gambaro, ma piuttosto un naturale buon senso. Sono giorni decisivi, e spiace che i 5 Stelle si siano messi all’angolo da soli. Hanno meriti enormi e potenzialità considerevoli. Ogni tanto, però, quando il treno passa, bisognerebbe provare a salirci. Non solo limitarsi a prendere a schiaffi i viaggiatori che si sporgono dal finestrino, come tanti Ugo Tognazzi 2.0.

Il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2014