Dopo che la Juventus ha messo le mani sullo scudetto, battendo la Roma 3-0 e dichiarando conclusa a gennaio la Serie A per manifesta superiorità di una delle sue partecipanti, la porzione di campionato che resta interessante coinvolgerà la lotta per l’Europa e quella per la salvezza. Per il resto, dato l’andazzo generale, occhio alle quote delle scommesse perché a giochi oramai fatti ci sarà da divertirsi con risultati imbarazzanti, per non dire altro. Per il resto nelle zone alte vincono Napoli, Fiorentina e il sempre più sorprendente Verona, mentre si inceppa l’Inter che cade all’Olimpico con la Lazio al termine di una partita brutta in generale e orribile per i nerazzurri, forse la peggiore da quando c’è Mazzarri. In coda da segnalare il successo del Catania nella sfida salvezza col Bologna.

Molle, lenta, svogliata, l’Inter vista all’Olimpico è parsa veramente una squadra lontana dalla forma psicofisica che le aveva permesso di vincere il derby in chiusura di 2013. A tutti ma non a Mazzarri, che nel dopopartita sostiene di avere “schiacciato la Lazio nella sua area”, e reclama rigori ed espulsioni a suo favore invece di spiegare come mai ha sostituito proprio Guarin, unico che sembrava avesse voglia di giocare, per il rientrante Milito. E così basta una mediocre Lazio agli ordini del redivivo Reja e un gol, splendido, di Klose per ricacciare i nerazzurri a -8 dalla zona Champions, dove invece avanza un buon Napoli che con una doppietta di Mertens alla Samp si arrampica a -2 dalla Roma. Benitez avverte la mancanza di equilibrio, e con Nainggolan che sembrava suo e oggi sosterrà invece le visite mediche con la Roma, Bigon è chiamato a operare sul mercato.

Chi il mercato dovrebbe evitarlo, ovviamente in uscita, è il Verona cui riesce anche il colpaccio in trasferta grazie alla doppietta di Toni (9 gol in campionato). Una buona mano, c’è da dire, gli arriva dai clamorosi errori individuali di una Udinese allo sbando, alla quarta sconfitta nelle ultime cinque casalinghe. Buone anche la vittorie casalinghe di domenica della Fiorentina, che tira un sospiro di sollievo per lo stop di Rossi, solo 6-7 settimane, e di ieri del Parma, con Cassano inizialmente in panchina che quando entra in campo è beccato dal pubblico. Da antologia il gol di Lucarelli, lo avesse fatto Roberto Mancini, magari nella stessa porta, sarebbe passato alla storia. E infatti così è stato. Dopo una mini crisi di tre punti in cinque partite torna alla vittoria anche il Genoa, trascinato da Gilardino: per il Grifone è la vittoria numero 500 in Serie A dal girone unico, anno 1929.

Basta il ritorno del figlio prodigo Lodi a Catania, e l’assenza dall’altra parte di Diamanti per squalifica nel Bologna, e gli etnei dopo due mesi tornano alla vittoria contro la più la diretta delle concorrenti per la salvezza. Vince anche il Milan contro l’Atalanta cui è ingiustamente annullato il gol del pareggio. E così San Siro festeggia la doppietta di Kaka, che arriva a 101 gol con la maglia rossonera, e il gol del baby centrocampista Cristante (prodotto del vivaio, classe 1995) al suo esordio da titolare. Allegri ha il vizio di far esordire giovani per poi di accantonarli dopo che hanno fatto bene, ora che il tecnico ha annunciato l’addio forse avrà più coraggio. Intanto i punti di distacco dalla vetta restano sempre 27, più di quelli che il Milan ha in classifica, che sono 22. Per parlare di rinascita rossonera ripassate più avanti. Forse.

IL PERSONAGGIO
“A fine anno smetto”, lo annuncia Totò Di Natale in conferenza stampa dopo la pesante sconfitta con il Verona. A 36 anni, dopo avere passato gli ultimi dieci in Friuli, rifiutando un clamoroso trasferimento alla Juventus per non sconvolgere le abitudini dei suoi figli, l’addio è amaro. “Ne ho già parlato alla mia famiglia e al mio procuratore – ha detto l’attaccante della Nazionale -. In 10 anni che sono a Udine ho fatto più gol delle volte in cui sono uscito a cena con mia moglie. Certe discussioni non le capisco”. Tutta colpa di un annata storta, con quattro gol nel girone di andata, che non può cancellare tutto quello che ha dato all’Udinese, con cui due volte è stato il capocannoniere della Serie A.

Le braccia aperte come ali spiegate a festeggiare ognuno dei 162 gol nelle 311 partite in Serie A con la maglia bianconera, la caratteristica di questo attaccante rapido di gambe e pensiero, sono lì a testimoniare il rispetto per Montella. Di tre anni più vecchio di lui, l’allenatore della Fiorentina se ne prese cura quando a soli tredici anni si ritrovò a Empoli per fare il calciatore e continuava a rimpiangere Napoli. Di Natale è uno dei pochissimi calciatori italiani che si è guadagnato un articolo sul prestigioso Wall Street Journal, pezzo agiografico che si conclude con una citazione del suo allenatore: “Può giocare fino a 40 anni”. Dai Totò, ne mancano solo quattro. 

LA SPIGOLATURA
Il licenziamento per giusta causa di un allenatore. Ci provò il presidente del Cagliari Cellino nei confronti di Ballardini nella primavera 2012, approfittando della situazione politica. Pochi mesi dopo infatti, la riforma Fornero avrebbe de facto affossato anche nella vita reale, quella fatta di lavoro e dignità, le tutele dell’articolo 18 dello statuto dei Lavoratori. Ci riprova oggi il presidente della Lazio Lotito nei confronti dell’allenatore serbo Petkovic, colpevole di essersi accordato con la Svizzera dalla prossima estate e poi di aver rifiutato un esonero con buonuscita di 100mila euro, sui 600mila che gli sarebbero spettati. Con tutta probabilità, a Lotito darà torto il Tribunale del Lavoro, cui i legali del tecnico serbo hanno già annunciato di essersi rivolti. Ma non può finire qui.

Evitato il ridicolo di avere, nell’anno dei due Papi, due allenatori sulla panchina della Lazio contro l’Inter, dove si è seduto solo Edy Reja (buona la prima), resta l’ennesima iniziativa discutibile del patron biancoceleste: denigrare la terminologia lavoristica applicandola al dorato mondo pallonaro. Non gli è andata bene con Dino Baggio, Negro, Pancaro, Mancini, Manfredini e altri, cui ha dovuto pagare sontuose penali; non si capisce perché dovrebbe andargli bene con Petkovic. Latinorum per latinorum, una mossa ad minchiam (cit. Franco Scoglio).

twitter: @ellepuntopi

RISULTATI
Chievo-Cagliari 0-0
Fiorentina-Livorno 1-0 (G. Rodriguez al 21′ s.t.)
Juventus-Roma 3-0 (Vidal al 17′ p.t., Bonucci al 3′ s.t. e Vucinic su rigore al 32′ s.t.)
Napoli-Sampdoria 2-0 (Mertens al 8′ e al 17′ s.t.)
Catania-Bologna 2-0 (Bergessio al 23′ p.t. e Lodi su rigore al 21′ s.t.)
Genoa-Sassuolo 2-0 (Gilardino su rigore al 28′ p.t. e Bertolacci al 45′ p.t.)
Milan-Atalanta 3-0 (Kakà al 35′ p.t. e al 20′ s.t, Cristante al 22′ s.t.)
Parma-Torino 3-1 (Immobile (T) al 21′ p.t., Marchionni (P) al 34′ p.t., Lucarelli (P) al 44′ p.t. e Amauri (P) al 25′ s.t.)
Udinese-Verona 1-3 (Toni (V) al 8′ p.t. e al 39′ p.t., Pereyra (U) al 43′ p.t., Iturbe (V) al 25′ s.t.)
Lazio-Inter 1-0 (Klose al 36′ s.t.)

CLASSIFICA
Juventus 49
Roma 41
Napoli 39
Fiorentina 36
Verona 32
Inter 31
Torino 25
Genoa 23
Parma 23
Lazio 23
Milan 22
Cagliari 21
Udinese 20
Atalanta 18
Sampdoria 18
Chievo 16
Bologna 15
Sassuolo 14
Livorno 13
Catania 13

MARCATORI
14 gol G. Rossi (Fiorentina)
11 gol Tevez (Juventus)
10 gol Palacio (Inter)
9 gol Cerci e Immobile (Torino), Higuain (Napoli) e Toni (Verona)
8 gol Callejon (Napoli), Gilardino (Genoa) e Vidal (Juventus)
7 gol Berardi (Sassuolo), Eder (Sampdoria) e Jorginho (Verona)

PROSSIMO TURNO
Livorno-Parma (sabato 11 gennaio, ore 18:00), Bologna-Lazio (sabato 11, ore 20:45) Torino-Fiorentina (domenica 12, ore 12:30), Atalanta-Catania, Cagliari-Juventus, Roma-Genoa, Verona-Napoli (domenica 12, ore 20:45) Sampdoria-Udinese (lunedì 13, ore 19:00), Inter-Chievo (lunedì 13, ore 21:00)

modificato da Redazione Web alle 12.10 del 7 gennaio 2014