Dopo aver letto 356 commenti al mio ultimo post, ho pensato che forse può essere utile chiarire qualche punto.

1. Sono uno storico dell’arte, non un giornalista. Se mi occupo di Eataly, o di Renzi, è nella misura in cui Eataly e Renzi usano la storia dell’arte. Ovviamente ho un’opinione su Farinetti come imprenditore, e leggo gli articoli e le interviste del Fatto. Ma in questo blog scrivo come storico dell’arte.

2. Se il negozio Eataly di Firenze dice di avere un «percorso museale», chi è abilitato a dire se si tratta di una cosa seria? Non posso dire se nel vasetto delle alici di Cetara ci sono alici di Cetara, ma posso (e devo) dire che quello non è un «percorso museale». Ma solo una sfilza di cartelli pieni di cose sbagliate, approssimative, banali, retoriche, inutili. Maleducazione del popolo italiano, avrebbe detto il Roberto Benigni di un tempo. Ora, uno può dire che nel merito delle singole affermazioni sbaglio io: ma non riesco a capire perché non dovrei occuparmene.

3. Non ho nulla contro Farinetti personalmente, anche se sono rimasto basito leggendone l’intervista al Fatto. Ci siamo conosciuti e confrontati in una diretta di Radio3 da Matera. E abbiamo scoperto che su molte cose non siamo d’accordo. Si può?

4. Renzi. Il nesso tra il sindaco di Firenze e Farinetti è forte, esplicito, pubblico, come si evince dal sito del neosegretario del Pd. Nel mio post mi sono limitato a constatare che i due fanno un identico uso del mito del Rinascimento, strafalcioni inclusi: un uso strumentale, finalizzato al rispettivo marketing. Al rapporto tra Renzi e il patrimonio artistico ho dedicato una parte rilevante di un libro recente: naturalmente chiunque può essere in radicale disaccordo, ma è difficile dire che il tema non esista.

Sono fiorentino, e conosco Renzi dai tempi del nostro comune liceo. Quando il sindaco ha iniziato la sua battaglia in nome della rottamazione ho creduto che davvero volesse cambiare le cose. E quando mi ha invitato a parlare alla Leopolda del 2011, ci sono andato dicendo esattamente ciò che dico ora. Ma da allora, progressivamente, mi sono accorto che Renzi non aveva intenzione di cambiare alcunché, ma solo di cavalcare lo stato presente delle cose, per fini esclusivamente personali.

E me ne sono reso conto perché Renzi ha parlato, scritto e usato ossessivamente il patrimonio artistico di Firenze: e su quello ho gli strumenti per capire come stanno davvero le cose. La caccia al Leonardo inesistente e poi in generale il rapporto tra Renzi e la cultura mi hanno fatto capire molte cose. E, anche qua: chiunque può dire che mi sbaglio, ma non che io ce l’abbia a priori con Renzi. Scherzando mi viene da dire: è lui che si occupa di storia dell’arte più che di asili nido o strade, non sono io che voglio fare il politologo. Certo, ho le mie idee da cittadino italiano e fiorentino, e non ho paura ad esporle, ma non in un blog in cui scrivo come storico dell’arte.

La cosa che non mi è davvero piaciuta, in molti commenti, è il tono pressoché squadristico. Dopo l’uscita del mio libro (anche) su Renzi ho ricevuto una raccomandata che mi licenziava dalla collaborazione con il Corriere Fiorentino (dorso locale del Corsera) perché quel libro mi aveva reso incompatibile con la «linea del giornale».

Nella stagione renziana che si sta aprendo sarà possibile criticare il leader senza essere epurati, o linciati?