“Eataly presenta il Rinascimento”. Esattamente come fa McDonald’s, che a Roma cita le rovine classiche e in Toscana i cipressi, anche la catena di Oscar Farinetti si mimetizza. Lo fa con lo stesso grado di fantasia (minima) e omologazione commerciale (massima). E visto che Firenze vive da secoli alle spalle del mito usuratissimo del Rinascimento, a cosa altro pensare per il nuovo negozio? “Antonio Scurati, celebre scrittore e professore universitario, ha curato in esclusiva per Eataly un percorso museale che racconta i luoghi, i valori e le figure storiche che hanno contribuito al periodo artistico e culturale più fulgido di sempre”, recita un cartello con ritratto del nuovo Vate.

E lasciamo fare l’idea che la storia sia una top ten: è incredibile definire “percorso museale” alcuni piccoli pannelli appesi intorno alla scala che sale al primo piano e fruibili (unico particolare… ‘ museale’) anche attraverso un’audioguida con la viva voce del “celebre scrittore e professore”. Ma non era meglio dialogare con Firenze, invece che farne il riassunto? Non siamo a Sydney, o a Pechino: perché mai un fiorentino o un turista dovrebbero perdere tempo a sentire una sfilza di inevitabili banalità invece di andare a vedere con i propri occhi il Rinascimento, che si trova a pochi metri? E qui capisci che lo spirito di Eataly è il contrario di quello di Slow Food, del chilometro zero o, per rimanere a Firenze, di un Fabio Picchi: quello che conta è il packaging, la confezione. Che è capace di venderti tutto, perfino il Rinascimento ai fiorentini.

La cosa diventa imbarazzante quando si legge. Un fiume di aneddoti triti e ritriti (e raccontati senza comprenderli: come quello sui crocifissi di Donatello e Brunelleschi, che manca del finale), riassuntini da Wikipedia, slogan a effetto (Lorenzo il Magnifico è “una scimmia squisita”), tentativi penosi di stupire (il David di Donatello è definito “rilievo a tutto tondo”, ed è fotografato dal lato b). Un bignamino del Rinascimento da terza media, ma raccontato come se fosse una rivelazione storico-letteraria.

Sul sito di Eataly Firenze, poi, la cosa diventa tragica. “Gli otto valori del Rinascimento secondo Scurati” (ma quanto l’hanno pagato per convincerlo a prestarsi a una cosa del genere?) sono un rosario di errori madornali, in un italiano che non può essere del “celebre scrittore”: “Si abbandona la brutalità del Medio Evo per valori più raffinati e nobili quali la bellezza e la gentilezza che diventano norme del comportamento” (e addio allo Stilnovo, e alla cavalleria); “Le leggi matematiche lasciano spazio all’idea di infinito tramite la prospettiva centrale che durante il Rinascimento viene teorizzata da Leon Battista Alberti” (dove Alberti è scambiato per Giordano Bruno, e annegato in una specie di maionese storica impazzita).

Ma ancora: “Si parte da Piazza Annunziata dallo Spedale degli Innocenti, l’edificio realizzato da Brunelleschi è il simbolo dell’origine dell’architettura rinascimentale e il protagonista indiscusso Cosimo de ’ Medici, sovrano di Firenze ma soprattutto mercante d’arte”. Allora: la piazza si chiama della Santissima Annunziata (e questo è un dettaglio), e Cosimo non fu il sovrano di Firenze, e non fu un mercante d’arte (e questi non sono dettagli). E così via, pannello dopo pannello. Ma come è possibile strumentalizzare con tanta arroganza qualcosa che si dichiara di voler far conoscere? È questo che intende Oscar Farinetti quando dichiara: “Caravaggio non può esser tenuto in cantina, non so se mi spiego”? E “gli studi e le ricerche inutili” che – come ha detto al Fatto – andrebbero eliminati, sono per caso quelli di storia e storia dell’arte?

Esci da Eataly pensando all’identico uso del Rinascimento che fa il grande amico di Farinetti, Matteo Renzi: che non scrive un libro senza condirlo di strafalcioni su Leonardo, Michelangelo e Brunelleschi, che fora i muri di Palazzo Vecchio per cercare affreschi inesistenti e annuncia di voler costruire facciate progettate 500 anni fa. È la stessa idea di cultura ridotta a strumento per venderti qualcosa: poco importa se il prosciutto, o una candidatura. E ormai non riesci a capire se è Renzi che imita Farinetti, o Farinetti che imita Renzi. L’unica cosa certa è che il Rinascimento non è mai stato così lontano.

Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2013