“Wag mozzafiato a quattro giorni dal parto”. Questa la notizia che mi ha colpito navigando sul sito della Gazzetta dello Sport.

La sconosciuta wag (wives and girlfriends di sportivi) in questione – ma tuttavia sufficientemente nota da albergare per più giorni in homepage – è la moglie di un altrettanto semi-sconosciuto calciatore norvegese, e ha postato, a quattro giorni dal parto, la sua foto in lingerie su Instagram, sfoggiando una pancia piatta con tanto di tartaruga. 

Negli ultimi anni ho visto parecchie donne subito dopo il parto e vi assicuro che anche quelle con regimi alimentari da fame, magre da sempre, non tornavano alla forma iniziale dopo appena quattro giorni. La carrellata delle foto continua proponendo immagini di repertorio della signora durante la gravidanza e appena prima di partorire con un pancino appena visibile.

Al sesto mese di gravidanza e otto chili già incamerati (con due mesi di dieta all’attivo) faccio un po’ fatica a trovare una logica a questo tipo di ‘notizia’.

Noi donne, più o meno coscientemente, tendiamo spesso a fare paragoni con le altre intorno a noi, siano queste la bottegaia sotto casa o Kate Moss; ci si mette a confronto sull’addominale più o meno tonico, sulla grandezza del polpaccio, sulla pelle del viso, sul gluteo tornito, e nove su dieci un difetto del nostro corpo lo si trova sempre. Trovarsi di fronte – nella stessa situazione ma con ben altro risultato –  a un’immagine storpiata (ritoccata digitalmente o grazie al provvidenziale intervento chirurgico chiamato “mommy job”), non veritiera e soprattutto non perseguibile, è crudele sotto molti aspetti.

Crea aspettative con le quali è impossibile misurarsi: io so già che quella pancia piatta non tornerò mai più ad averla.

Si propone un aspetto, forgiato su una modella taglia zero, e lo si usa come unico metro di riferimento: né la Gazzetta dello Sport, né altri giornali non pubblicheranno mai le foto di una puerpera con pancia flaccida. E in ultima analisi, si promuove un ideale di presunta perfezione dove l’obiettivo finale resta quello di tornare – il più velocemente possibile – al punto di partenza, senza che il corpo mostri gli indesiderati segni di un percorso non solo strettamente fisiologico.

Le donne di oggi, più consapevoli del proprio aspetto esteriore rispetto alle madri di un tempo che ‘mangiavano beatamente per due’, vivono già sotto la pressione di modelli impossibili da raggiungere, sbraitati ovunque: nella televisione, nelle riviste, nei social network o nei negozi di abbigliamento che sempre più frequentemente propongono taglie mini.

La società, anche mediatica, dovrebbe avere la gentilezza di preservare alle donne, almeno in una fase di riassestamento così delicata come il dopo parto, il diritto a quella dolcezza che in passato era sempre stato concesso.

In un’epoca in cui molte donne vengono toccate da brutalità e abuso, anche il glorificare un’inarrivabile pancia piatta, è una piccola, tacita ferita alla nostra sensibilità.