E’ piovuto dal Camerun come un Samuel Eto di circostanza. E come lui sono migliaia i giovani in età calcistica che si allenano e tentano l’impossibile. Bottino per i mercanti e i cacciatori di talenti a buon mercato. Carni giovani da sagra globale per gli occhi complici di acquirenti prezzolati. Walter ha del talento da vendere. Trova un prete, un pastore o un lontano parente che assicura il biglietto di andata per sfidare la sorte. Basta una maglietta blasonata europa e la certezza di un  ritorno pecuniario sicuro. La sindrome del camerunese Eto ha colonizzato l’immaginario di Walter.

Così come le parole anche le immagini sono prostituite. Si vendono partite di calcio come pane quotidiano per sognare. I giovani applaudono i calciatori di origine africana che vincono. Ignorano la fabbrica dei perdenti. Una farsa che assomiglia al circo dei pagliacci col volto dipinto di risa tristi. I cori da stadio e gli abbracci dopo avere segnato il destino. Dio è appena ad uno stadio di distanza. La magia si intervista nel dopo partita. Illusioni affittate alla realtà e svendute come verosimili. Rincorrono e seducono gli anni che scappano veloci prima di essere raggiunti dal nulla.

Arriva di notte con un amico anche lui giocatore di calcio. Walter è stato in India dopo che gli hanno pagato il viaggio per non giocare da nessuna parte. Il mediatore ha truccato il permesso di soggiorno e poi è sparito. Si ritrovano diverse decine di africani nell’aeroporto di Nuova Delhi. Walter si fa arrivare i soldi da un famigliare e vola a Kathmandu nel Nepal. Il provino con una squadra locale va bene e per un anno gioca gratis. Si stanca e chiede il rimborso viaggio per tornare al paese. Grazie alla Fifa ottiene dal club il biglietto che invece del Camerun lo lascia in Kenia.

Walter non si perde d’animo e trova uno sponsor che lo fa volare a Dubai. L’illusione dipinta nelle strade e nei palazzi di vetro. La neve finta come la vita che si contenta del petrolio e dei migranti da sfruttare. Poteva essere il colpo di grazia per la fortuna della famiglia e di quelli che lo hanno finanziato. Peccato che al momento di firmare il contratto un’infezione sospetta alla gamba ne impedisca la firma. Walter concorda nel dire che c’è stato il malocchio da qualche parte. Gli si impone di tornare al paese per farsi iniziare da una loggia massonica rosacrociana di Yaoundé.

Scorrono le immagini dei campionati europei e delle coppe truccate. Sugli schermi scivolano i volti dei giocatori che mentono come migranti senza documenti. Walter decide di andare lui stesso dove le immagini vengono confezionate. Evade dal suo paese con un compagno di squadra per qualche migliaio di franchi. Gli bastano appena per attraversare il suo paese. Non immaginava che la polizia di frontiera gli avrebbe rubato tutto cellulare compreso. Li hanno custoditi una notte in cella perché senza visto. Poi spediti gratis col bus fino a Niamey. Sono arrivati l’altra notte senza mangiare.

Walter ha fatto il provino con una squadra di seconda divisione della capitale. Il varco per l’Europa  passando per l’Algeria o per la Libia è al momento bloccato.Passano come una giostra le immagini delle qualificazioni ai mondiali di calcio del Brasile. Incontrano altri giovani che non sanno come rintracciare colui che ha promesso loro un ingaggio in prima squadra. Walter decide di chiamare alcuni amici del suo paese per tornare a casa. La sua famiglia è al villaggio e lui vive da anni vive solo. Lo schermo televisivo e gli amici sono i badanti della solitudine.

La schiavitù non è finita. Cambia di strategia e di formato. Assomiglia al nulla che lo schermo addobba con illusioni satellitali. Come se altrove il tempo passasse giocando. Spettatori e giocatori nella stessa commedia senza trama. Il futuro comprato dalla politica. I campi di calcio sono colorati coi tradimenti al dio denaro che tutto comanda. La finzione delle immagini che saccheggiano la vita. Il pallone dorato delle speranze vendute al dettaglio. Le immagini e le parole tradite saranno l’unico tribunale ammesso. Walter aspetta ancora di tornare a casa. Ha 22 anni e una vita davanti.

 Niamey, novembre 2013