Abbiamo atteso con ansia oggi le decisioni del tribunale russo sugli Arctic30. I casi vengono naturalmente esaminati uno per uno. Ieri all’australiano Colin Russell era stata negata la scarcerazione e rimarrà in carcere fino al prossimo 24 febbraio, mentre per due attivisti russi era stata concessa la libertà su cauzione. Nessuna motivazione per questa diversità di trattamento è stata fornita dal tribunale.

La Corte russa ha stabilito oggi che anche l’italiano Cristian d’Alessandro, l’italoargentina Camila Speziale, il canadese Paul Ruzycki, il polacco Tomasz Dziemianczuk, la brasiliana Ana Paula Maciel, il neozelandese David Haussmann, l’argentino Miguel Hernan Perez Orsi, la finlandese Sini Saarela e il francese Francesco Pisanu saranno rilasciati su cauzione, ma resta in piedi l’accusa di vandalismo.

Sale così a dodici il numero degli attivisti di Greenpeace che saranno scarcerati. Quando? Nei prossimi giorni. Prima dev’essere versata la cauzione, fissata a 2 milioni di rubli (circa 45.000 euro). 

I pm in tribunale non stanno chiedendo l’estensione della detenzione per pirateria, l’accusa originaria mossa agli Arctic 30, eppure il ritiro formale dell’accusa non è ancora avvenuto. Sembra un dettaglio, ma preferiremmo che ogni aspetto di questa vicenda venisse chiarito. 

Inutile dire che nell’ufficio di Greenpeace abbiamo seguito in diretta il processo con la connessione web che andava e veniva e alla fine abbiamo tirato un bel sospiro di sollievo. E’ solo un primo passo naturalmente e gli Arctic30 non saranno liberi fino a quando anche l’ultimo di loro non sarà tornato a casa dalle proprie famiglie e non verrà riconosciuta la loro totale innocenza.

Domani si prosegue con nuove udienze, ma certamente – come ha detto la sorella di Cristian, Ivana – la decisione di oggi indirettamente riconosce che gli Arctic30 sono cittadini responsabili. Speriamo che il sistema giudiziario russo proceda ora speditamente verso il processo e l’assoluzione degli Arctic30.

Non sappiamo ancora a quali condizioni i nostri amici verranno rilasciati, se dovranno rimanere ai domiciliari o se potranno lasciare il Paese. Quello che sappiamo con certezza è che sono ancora accusati di un crimine che non hanno commesso e per il quale possono ancora essere condannati, rischiando anni dietro le sbarre.