Dopo una serie di aumenti iniziata in primavera, la fiducia delle famiglie e delle imprese italiane è di nuovo in calo. È un campanello d’allarme da considerare con attenzione perché potrebbe minare una ripresa ancora fragile. Fibrillazioni politiche e la necessità di un Governo in grado di agire.

Di Francesco Daveri* (Lavoce.info), 30 ottobre 2013

Il calo della fiducia ipoteca la ripresa. La fiducia delle famiglie e delle imprese italiane è di nuovo in calo. Lo mostrano i dati Istat di ottobre che in modo significativo hanno cambiato segno dopo una sequenza di aumenti iniziati nei mesi primaverili. Come mostrano i grafici, il calo della fiducia del mese di ottobre non è tanto rilevante da rimangiarsi i progressi precedenti. Le famiglie e le imprese continuano a mostrarsi ben più ottimiste che nel primo semestre del 2013 sia relativamente alle prospettive dell’economia nel suo complesso che relativamente alle loro prospettive individuali. Ma i dati di ottobre sono un campanello d’allarme da considerare con attenzione perché un calo duraturo degli indici di fiducia potrebbe minare la fragile ripresa.

Grafico 1 – Fiducia delle famiglie

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Fonte: Istat

La fine della recessione e la ripresa di fine anno di cui si parla da mesi sono infatti per ora appese a due fili facili da spezzare. Uno è la ripresa degli ordini industriali, precondizione per il recupero dei fatturati industriali, che a loro volta tradizionalmente si portano dietro la ripresa del resto dell’economia. Per ora, purtroppo, il recupero degli ordini è evidente solo per quelli esteri e rischia quindi di lasciare a bocca asciutta le imprese che hanno il mercato nazionale come sbocco principale dei loro prodotti. Gli ordini nazionali invece continuano a dare solo deboli segni di ripresa. I dati sugli ordini nazionali di gennaio-luglio 2013 valgono -8,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Un dato dunque ancora negativo, anche se il segno meno – a conferma della tendenza in atto verso la fine della recessione – è diventato meno grande di quello che si osservava nella prima metà del 2013. È qui che entra in campo la fiducia delle famiglie e delle imprese: se i sintomi oggettivi di ripresa sono ancora fragili, diventa di cruciale importanza l’aiuto della psicologia. A parità di reddito disponibile e ricchezza, infatti, consumatori più ottimisti si riempiono più generosamente il carrello della spesa e magari ricominciano a considerare di cambiare il televisore, l’automobile o la lavatrice, e di comprarsi un nuovo smartphone o l’iPad. Lo stesso vale per le imprese: una catena di supermercati che intravede la ripresa più probabilmente deciderà di aprire un nuovo negozio o di rinnovare la flotta aziendale di furgoncini per il trasporto dei prodotti. In passato, il ritorno dei consumatori e delle imprese alla fiducia si è associato in modo sistematico al ritorno dei consumatori alle spese per consumi e delle imprese all’investimento. Con ordini nazionali stagnanti, il mercato interno ha bisogno della fiducia di famiglie e imprese per farli ripartire.

Grafico 2 – Fiducia delle imprese

Fonte: Istat

Finora gli italiani erano stati fiduciosi. Tra la primavera e l’estate 2013, la psicologia ha dato una mano. Con una chiara inversione di tendenza, infatti, l’indice della fiducia dei consumatori è risalito nettamente dal minimo toccato in marzo. La percezione del miglioramento è più pronunciata per il clima economico futuro che per il clima personale del momento. Come dire che le famiglie italiane sono perfettamente consapevoli della difficile situazione di oggi che le induce a contrarre, o almeno a essere prudenti nel consumo, ma nello stesso tempo sembrano in questi mesi aver ritrovato un po’ di fiducia per il domani. Per le imprese, il recupero di fiducia è più contenuto. Il punto di minimo è stato raggiunto nel giugno 2013 e così il calo di fiducia di ottobre arriva dopo tre soli mesi di progressi. Ma come per le famiglie, nonostante il calo di ottobre, l’indice di fiducia assume oggi valori più elevati che nello scorso giugno. Per le imprese manifatturiere, il calo di fiducia non c’è nemmeno. Per quelle di servizi e di commercio al dettaglio, le imprese che avevano fatto registrare il recupero di fiducia più consistente nei mesi precedenti, il calo invece c’è ed è molto marcato.

Ottobre: la doccia fredda. Il calo della fiducia delle famiglie delle imprese di ottobre è dunque una doccia fredda sulle fragili prospettive di ripresa di cui non si sentiva certo il bisogno. Non è però una doccia fredda inattesa, per ragioni politiche ed economiche. Il calo della fiducia è associato al venir meno della coesione politica all’interno della maggioranza di larghe intese, che non è stata certo un fulmine nel sereno cielo di ottobre. Tutto comincia il primo di agosto con la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale da parte della Corte di Cassazione a cui fanno seguito le motivazioni della sentenza il 29 di agosto. Il nervosismo indotto nel quadro politico (soprattutto nel centrodestra) dalla condanna e dal susseguirsi di eventi che potrebbero portare alla marginalizzazione del leader del centrodestra dalla vita politica rende la vita del Governo molto più instabile e legata al giorno per giorno. Con l’inizio di settembre, quello che doveva essere un operoso autunno di lavoro di un Governo che fino a quel momento aveva soprattutto rinviato la risoluzione dei nodi politici presenti fin dalla sua nascita (la restituzione e cancellazione dell’Imu, la sospensione dell’aumento dell’Iva, il rifinanziamento della Cig) si trasforma in una via crucis di ricatti e precarie ricuciture nella maggioranza fino all’incontro del 30 settembre tra Berlusconi e il segretario del Pdl Angelino Alfano. Da lì, diventa chiaro che la sorte dell’esecutivo si è fatta ancora più precaria, che la crisi di Governo è una questione di giorni. Si parla di elezioni prima di Natale, almeno fino al voto in Senato del 3 ottobre quando Berlusconi a sorpresa (si potrebbe dire con una Veronica dell’ultimo minuto) conferma la sua fiducia al Governo di cui aveva attivamente minato le fondamenta negli ultimi due mesi. Sarebbe sorprendente se la sequenza di questi avvenimenti non avesse lasciato una traccia negativa nella fiducia dei consumatori e delle imprese, soprattutto nella loro percezione che il paese sia retto da un Governo – per una ragione o per l’altra – incapace o impossibilitato a prendere le decisioni che servono per accompagnare l’economia fuori dalla recessione.

C’è poi da aggiungere che – anche a causa della gabbia di indecisione in cui è rinchiuso il governo – con il primo ottobre è aumentata l’Iva di un punto (dal 21 al 22 per cento) sul 40 per cento circa dei prodotti consumati dalle famiglie italiane, con un aggravio di un centinaio di euro per le tasche delle famiglie già fiaccate da due anni di recessione e di aumenti di tasse. La prospettiva di un riaccendersi dell’inflazione indotto dall’aumento dell’Iva certo non ha influenzato positivamente le aspettative dei consumatori per il futuro. Si può ricordare che l’analogo incremento di un punto dell’Iva del settembre 2011 non aveva lasciato una traccia duratura negli indici di fiducia. Il netto calo degli indici osservato proprio nel settembre 2011 – probabilmente causato dal timore per le conseguenze della crisi dei debiti sovrani (allora in pieno svolgimento, con epicentro proprio in Italia) – venne rapidamente riassorbito dall’ottimismo indotto dall’arrivo del Governo tecnico di Mario Monti nei mesi successivi. È la sensazione che non ci sia nessuno al timone ciò che agita e deprime famiglie e imprese italiane, non l’aumento di un punto di Iva.

Cosa fare per ridare fiducia a famiglie e imprese. La perdita di fiducia delle famiglie e delle imprese di ottobre dimostra che gli italiani continuano a seguire la politica, anche se lo fanno più con preoccupazione che con passione. Malgrado la disaffezione confermata dagli studiosi dei flussi elettorali, la seguono quel tanto che basta da arrivare a preoccuparsi per le fibrillazioni a cui Silvio Berlusconi, per le sue vicende giudiziarie, ha costretto la maggioranza di larghe intese. La fine della guerriglia mediatica contro il Governo in carica è dunque una condizione necessaria per il recupero della fiducia degli italiani. Ma non basta. Occorre anche che il Governo – se gode di una maggioranza – riesca a far approvare misure incisive che aiutino e accompagnino l’economia fuori dalla recessione, impostando un piano credibile di riduzione della spesa pubblica e di riduzione delle imposte su un orizzonte di tempo più vicino delle calende greche. Altrimenti, addio ripresa.

*Francesco Daveri: insegna Scenari Economici presso l’Università di Parma. E’ anche docente nel programma Mba della Sda Bocconi. Ha svolto attività di consulenza per la Banca Mondiale, la Commissione Europea e il Ministero dell’Economia. La sua attività di ricerca riguarda la relazione tra le riforme dei mercati, l’adozione delle nuove tecnologie e l’andamento della produttività aziendale e settoriale in Italia, Europa e Stati Uniti. Il suo libro più noto è Centomila punture di spillo (scritto con Carlo De Benedetti e Federico Rampini, Mondadori 2008). Scrive sul Corriere della Sera. Segui @fdaveri su Twitter oppure su Facebook