Mentre la Corte dei conti boccia la legge di Stabilità indicando “evidenti rischi per l’equità” dal taglio del cuneo fiscale e l’Istat rileva “l’esclusivo vantaggio per i ricchi“, l’istituto di statistica spiega anche come la recessione abbia determinato ”gravi conseguenze” sull’intensità del disagio economico: dal 2007 al 2012 il numero di individui in povertà assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Quasi la metà (2,3 milioni) sono al Sud e di questi poco più di 1 milione sono minori. Aumentano le famiglie che comprano meno: il 65%.

Il presidente facente funzioni dell’Istat Antonio Golini in audizione al Senato sulla Legge di stabilità ha spiegato come, specie nell’ultimo anno, l’aumento si estenda anche a fasce di popolazione che, tradizionalmente, presentano una diffusione del fenomeno molto contenuta grazie al tipo di lavoro svolto e/o al secondo reddito del coniuge. “Il peggioramento è, però, particolarmente marcato quando la persona a capo della famiglia non è occupata – l’allungamento della durata della disoccupazione rende la situazione di chi è alla ricerca di lavoro particolarmente critica, – per le famiglie numerose, soprattutto quelle con almeno tre figli, in particolare se minori, e per le famiglie monoparentali“, osserva.

Contestualmente, è ulteriormente peggiorato l’indicatore di grave deprivazione materiale che aveva mostrato un deterioramento già nel 2011 e che è raddoppiato nell’arco di due anni. Secondo l’Istat, quasi la metà dei poveri assoluti (2 milioni 347 mila) risiede nel Mezzogiorno (erano 1 milione 828 mila nel 2011). Di questi oltre un milione (1,058) sono minori (erano 723 mila nel 2011) con un’incidenza salita in un anno dal 7 al 10,3 per cento. La crescita dell’incidenza della povertà assoluta va dagli oltre 8 punti percentuali, quando il capofamiglia è in cerca di lavoro (dal 15,5 al 23,6 per cento), ai 5,8 punti tra le coppie con tre o più figli (dal 10,4 al 16,2 per cento, con un incremento di oltre 6 punti se i figli sono minori), ai quasi 5 punti percentuali (dal 12,3 al 17,2 per cento) per le famiglie con cinque o più componenti. L’incremento scende a 3 punti percentuali per le famiglie con quattro componenti (dal 5,2 all’8,3 per cento ed a quasi 2 punti (dal 4,7 al 6,6 per cento) per quelle con tre componenti.

E sempre l’Istat certifica che l’occupazione nelle grandi imprese, quelle con almeno 500 dipendenti, segna ancora una discesa su base annua passando ad agosto dell’1,5% sia al lordo sia al netto dei dipendenti in cassa integrazione. Rispetto a luglio l’indice destagionalizzato dell’occupazione nelle grandi imprese diminuisce rispettivamente dello 0,1% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni e dello 0,4% al netto di quelli in Cig. Sempre ad agosto, fa sapere l’Istat, al netto degli effetti di calendario, il numero di ore lavorate per dipendente (al netto di quelli in Cig) diminuisce, rispetto ad agosto 2012, dell’1,3%. L’incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate è pari a 44,6 ore ogni mille ore lavorate, in aumento di 0,7 ore ogni mille rispetto ad agosto 2012. Rispetto ad agosto 2012 la retribuzione lorda e il costo del lavoro per dipendente (al netto di quelli in Cig) registrano aumenti rispettivamente dello 0,7% e dello 0,8%.

Anche Coldiretti in base a una analisi dell’ottobre 2013 rileva come “il 10 per cento delle famiglie italiane non arrivi a fine mese, mentre il 45 per cento non riesca a risparmiare perché riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi”.