La “rivoluzione morale” di Papa Francesco è arrivata alla variante tedesca di Limburg. Che ha un nome e un cognome. I giornali italiani si sono occupati poco di Franz-Peter Tebartz-van Elst. Ma chi è costui e soprattutto – per citare il linguaggio televisivo – “chi lo ha visto”? Nome e cognome molto teutonici non dicono nulla ai cittadini-fedeli-telespettatori-lettori italiani, ma da dieci giorni sono sulla bocca di 80 milioni di tedeschi e orde di paparazzi e reporter dei grandi giornali di Berlino, a partire dalla “famigerata” Bild Zeitung in giù, sono compulsivamente alle calcagna di Tebartz-van Elst. Costui da dieci giorni si è rifugiato – poco pentito dei suoi peccati – a Roma.

Chi è e perché quel nome inquieta i sonni del nuovo corso vaticano? Di quali peccati si sarebbe macchiato? Breve ricapitolo: parliamo dell’arcivescovo 54enne della devotissima Limburg, una potente diocesi dove un terzo (e sono tanti in Germania) degli abitanti è battezzato, una cittadina a metà strada tra Francoforte e Colonia, land dell’Assia al confine con la Renania-Palatinato, a due passi dal confine della cattolicissima Baviera patria del Papa emerito Joseph Ratzinger, nel cuore della prima potenza europea. 

L’alto prelato Tebartz-van Elst è accusato in patria di un peccato mortale, secondo i canoni dell’Antico Testamento e anche della legge penale: ha pronunciato falsa testimonianza sullo sperpero di denaro della sua diocesi. Ha detto bugie sull’uso allegro di tantissimo denaro, 31 milioni di euro (un terzo del patrimonio della Chiesa di Limburg), serviti a ristrutturare la sede arcivescovile e costruire un nuovo tempio, bugie su un voluttuario viaggio in business class in India e altre amenità del genere che nulla hanno a che fare con la sua missione pastorale. Cosa che ha fatto inferocire i fedeli. Roba di “pochi spiccioli” se confrontata con le miliardarie storie legate alle trame intorno al vecchio Ior ma una cosa grave, in Germania e nel Vaticano secondo Bergoglio. Ma non solo per lui. “Uno scandalo, una vicenda gravissima”, ha tuonato perfino la cancelliera luterana Angela Merkel, che non parla da settimane ma di questo “scandalo” sì, nonostante sia impegnata in una complicata mediazione con la Spd per fare la Grosse koalition

Il punto è che monsignor Tebartz-van Elst ora è fuggito a Roma, per sottrarsi alle ire dei fedeli e soprattutto alle domande della giustizia terrena, cioè dei magistrati della procura di Amburgo che indagano sui soldi spariti o buttati in interno di canonica. L’arcivescovo di Limburg, come altri, è a lungo vissuto all’ombra del “lasciar fare” delle gerarchie “old style” messe da parte (da S.E., mons. Tarcisio Bertone in giù) da quando è iniziata l’era Bergoglio. Senza più protezioni, Van Elst è scappato a Roma per farsi ricevere dal Papa, che ovviamente non ci pensa nemmeno a riceverlo e non ne hanno alcuna voglia neppure molti prelati tedeschi con ruoli chiave nella curia vaticana, come ad esempio il cardinale Mueller, prefetto della congregazione per la fede. Porte chiuse per l’arcivescovo di Limburg. E imbarazzo grande.

Finiti i tempi della “chiesa dello sfarzo”, a Tebartz-van Elst non è rimasto altro che attendere fuori dalle mura leonine, inseguito da pattuglie agguerritissime di cronisti di ogni land. Quando, tre giorni fa, il quotidiano Die Welt lo ha scovato all’ingresso del collegio teutonico di Santa Maria dell’Anima, centro storico della capitale d’Italia, la bagarre mediatica tedesca si è scatenata. Proprio lì, a due passi dal pigro passeggio romano di piazzetta (con annesso e notissimo bar) della Pace, accanto al tempietto del Bramante. Location molto cinematografica. Tutta la stampa tedesca si è accampata lì, tra i tavolini e le fioriere, con i capi delle news dei grandi giornali e dei grandi network appostati per ore tra turisti e montagne di cappuccini (quelli da bere). Come se attendessero una star del cinema in un remake della “dolce vita”. 

Ma Tebartz-van Elst non è una star e non si è più fatto vedere. Attende. E oggi, nel pomeriggio, il cardinale Robert Zoellitsch, presidente dei Conferenza episcopale tedesca, ha visto Papa Bergoglio. Per decidere come archiviare questa rognosa kartoffeln bollente. Alla fine, no comment. La decisione spetta direttamente al pontefice: se accadesse, sarebbe la prima volta che un arcivescovo viene rimosso, destituito dal Papa per una questione morale e non – come è accaduto fin qui – spedito altrove per coprire lo scandalo. Primo, allucinato flash sulle “miserie” morali della Chiesa dei paesi ricchi alla quale Bergoglio ha dichiarato guerra. Amen. E così sia?