Nessun funerale è lecito sia dal punto di vista etico che da quello umano a chi fino alla morte è stato orgoglioso del suo passato e non ha mai rinnegato nemmeno per sbaglio le orrende scelte di morte che ha fatto. Al contrario, n’è andato fiero, sprezzante e altero. Che lo sia fino alla fine. Accolgo e faccio mia la proposta di una mia carissima amica, Ornella, che propone di seppellirlo ad Auschwitz dove mandò a cuocere migliaia di ebrei e «nemici». Lì e solo lì, messo in evidenza, potrà risplendere la contraddizione tra il dolore sommo e la colpa infinita di un uomo che nemmeno la saggezza della vecchiaia ha saputo redimere, ma che al contrario ha incattivito. Si brucino i resti in forma privatissima e si portino nel campo di concentramento e vi restino da morti, esposte al ludibrio delle genti. Si scriva a caratteri cubitali che Priebke fu e resta in eterno un macellaio di innocenti, che fisse fino a 100 anni, lui che troncò vite giovani e giovanissime senza nemmeno fare una piega ieri come oggi.

Non è vendetta, non è ritorsione, non è altro che coerenza. I cimiteri, dal 1806 (editto di Saint-Cloud) sono recinti «sacri» dove può entrare solo la pietà, l’umiltà, l’austerità della morte e il silenzio. Lo stesso vale per il tempio degli dèi di tutte le religioni e di tutti i tempi che dedicano al loro dio uno spazio e un tempo sacri: chi li viola è passibile di morte. Nel tempio di Gerusalemme, vi era una scritta in ebraico e in greco, riservata ai Gentili, cioè ai Greci che potevano accedere solo nel cortile loro riservato, ma non potevano valicarne la balaustra di accesso al cortile del popolo d’Israele: «chi lo fa, sappia che va incontro alla morte». Priebke non può essere un credente e tanto meno un cristiano o cattolico perché ha disprezzato pubblicamente e oscenamente qualunque divinità con atteggiamenti di protervia, senza inchinarsi una sola volta davanti ai morti ammazzati che gli gravano sulla coscienza.

E’ questo il suo inferno, lui lo ha scelto, noi non abbiamo il potere di scioglierlo da esso, né di sostituirci alla sua libertà e alla sua indecenza. La stessa richiesta di un funerale «pubblico» è la prova che è una sfida «politica» che si serve di un perverso nazista, mai pentito, per affermare l’esistenza di un ideale (?) che uomini e donne sani di mente non potranno mai accettare né permettere. Se Priebke fosse sepolto dentro il perimetro del comune di Roma, questa diventerebbe terra sconsacrata e i fascisti che sono stati complici dei nazisti avrebbero ancora una rivalsa sulla storia che li ha sconfitti. Né Roma, né Italia. L’Argentina ha detto di no. Lo prenda la Germania.

Come temevo, è accaduto. I lefebvriani hanno accettato di fare il funerale a Priebike, dimostrando di essere della stessa pasta: negazionisti della Shoàh e convinti sostenitori che gli ebrei devono essere uccisi perché colpevoli di «deicidio». Onore a Benedetto XVI che ha sfidato anche la logica pur di ammetterli di nuovo nella Chiesa cattolica, togliendo loro la scomunica. Ne vale proprio la pena? Poi cianciano di «infallibilità»! Se non ha capito questo, come poteva capire il resto?