Un anno fa Banca Intesa addebitava il 20,42 per cento ai piccoli correntisti andati in rosso. Evidentemente troppo poco, visto che ora pagano invece un elegante 22,22 per cento. Eppure i saggi d’interesse non sono saliti, con l’Euribor vicino allo 0,2 per cento. Quindi come la mettiamo? Il problema è (anche) nella definizione di usura.

Nel trimestre scorso per gli scoperti senza affidamento (fino a 1. 500 euro), ovvero per chi ha un imprevisto saldo negativo sul conto corrente, si è pagato mediamente il 16,22 per cento su base annua. Per legge, perché adesso ci sia usura, bisogna superare questo tasso di otto punti percentuali. Quindi stando sotto al 24,22 per cento, si è a posto. E furbescamente l’anno scorso Intesa comunicò che avrebbe addebitato di volta in volta il tasso soglia dell’usura, diminuito del 2 per cento.

Ora il punto non è tanto che Banca Intesa sprema i suoi clienti come limoni, perché questa è la sua filosofia aziendale, quanto gli effetti perversi di una stortura della legge sull’usura del 1996, solo stemperata due anni fa (dl 13-5-2011, n. 70). Cosa capita infatti se molte altre banche si allineano al primo istituto di credito italiano, cosa plausibile visto che la mela marcia imputridisce le mele sane e non viceversa? Il tasso medio tende al 22 per cento. Ma in tal caso il trimestre dopo la soglia per l’usura passa al 30 per cento. Al che ai correntisti verrebbe addebitato lecitamente il 28 per cento e così via.

Analogo discorso per altri finanziamenti. Già ora non è considerato usurario un 18, 9 per cento per i crediti personali, un 18,2 per cento per la cessione del quinto dello stipendio, un 25 per cento per le carte di credito revolving ecc. Per la cronaca: le banche ottengono soldi dalla Banca centrale europea allo 0,5 per cento. Con la normativa vigente basta un accordo anche tacito fra banche e finanziarie, per far salire progressivamente le soglie per il reato di usura e poter così applicare interessi sempre più alti, senza violare nessuna la legge.

L’errore (o l’imbroglio) è stato porre un automatismo nella definizione di usura. Gli automatismi in finanza sono sempre una soluzione facile ma illusoria: fa bene a evitarli l’investitore, ma dovrebbe evitarli anche il legislatore.

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da Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2013