Sono arrivati alle prime ore del mattino e per quattro ore hanno passato al setaccio gli appunti, i personal computer, i telefoni cellulari e le agende. È scattata di prima mattina la perquisizione a tappeto nella abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto Quotidiano e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it.  

A suonare il campanello dei tre cronisti sono arrivati intorno alle sette e trenta del mattino i carabinieri del nucleo investigativo di Catania, su ordine di Carmelo Zuccaro, procuratore aggiunto della città etnea. La perquisizione nelle abitazioni dei giornalisti è scaturita da un’inchiesta aperta nei giorni scorsi dalla procura di Catania su una presunta fuga di notizie. Perno centrale dell’indagine è la notizia esclusiva, pubblicata dal Fatto Quotidiano il 9 ottobre scorso, di un possibile nuovo attentato progettato dal superboss di Cosa Nostra Salvatore Riina. “La Juve è una bomba” avrebbe detto il padrino corleonese durante un colloquio in carcere con i figli.

Parole che potrebbero contenere un ordine di morte per il pm palermitano Antonino Di Matteo, destinatario nel marzo scorso di una lettera anonima in cui si delineava il progetto stragista di Riina. La notizia era comparsa sulla prima pagina del Fatto Quotidiano di mercoledì scorso a firma di Lo Bianco e Rizza, nella stessa giornata in cui Lo Verso aveva riportato la medesima cronaca sul quotidiano on line livesicilia.it. Secondo la procura di Catania, che indaga sui reati commessi e subiti da magistrati della procura di Caltanissetta, la fonte che avrebbe fornito la notizia ai cronisti si sarebbe macchiato di violazione di segreto d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito la mafia.

I giornalisti non sono indagati dato che l’inchiesta è a carico di ignoti, ma gli inquirenti hanno provveduto a far scattare la perquisizione a sorpresa per cercare di rintracciare indizi che potessero condurre alla fonte. È per questo che hanno passato ai raggi X ogni angolo delle abitazioni dei cronisti: dai supporti elettronici, agli appunti, fino alle automobili e qualsiasi altro luogo di pertinenza dei tre giornalisti.

Pronta è arrivata la nota di solidarietà dell’Unci, l’unione nazionale dei cronisti italiani, che ricorda come “appena ieri il commissario per i diritti umani della Unione Europea, Nils Muiznieks, ha direttamente criticato l’Italia per l’arretratezza delle sue norme sul diritto all’informazione e per non essersi ancora uniformata alla giurisprudenza che promana dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il Governo italiano se vuole cancellare questo primato negativo deve allineare subito la legislazione alle più civili e liberali norme europee”. L’Ordine dei giornalisti pone invece l’accento sulle uniche colpe di cui si sarebbero macchiati i cronisti, ovvero “aver pubblicato notizie di rilievo, ma probabilmente sono anche vittime di contrasti e contrapposizioni tra diversi uffici giudiziari”. Tanto basta però per subire una minuziosa perquisizione di prima mattina.