Non si è mai fatto segnalare per particolari attività criminali, non ha una storia segnata da faide, non è un centro nevralgico di traffici illeciti. Eppure da qualche mese il piccolo comune di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, è segnato in rosso sulle cartine di almeno tre procure. E’ San Pancrazio, infatti, il comune che potrebbe rappresentare il trait d’union tra la Sacra Corona Unita e Cosa Nostra. Un sodalizio inedito quello tra le due associazioni criminali, su cui si sono accessi i riflettori degli investigatori. L’ultimo fascicolo, in ordine di tempo, è arrivato sulla scrivania del sostituto procuratore di Brindisi Milto De Nozza, ed è consecutivo all’incartamento top secret che la Procura di Caltanissetta ha aperto nelle scorse settimane focalizzando l’attenzione sul comune pugliese. Dalle pagine degli atti investigativi fa capolino un cognome che – al contrario della cittadina brindisina – ha fatto la storia criminale di questo Paese: quel cognome è Riina.

Dal 2012, infatti, San Pancrazio Salentino è stato scelto come dimora da Maria Concetta Riina, primogenita di Totò ‘u curtu, super boss di Cosa Nostra, arrestato il 15 gennaio del 1993 e da allora detenuto in regime di 41 bis al carcere di Opera a Milano. Ed è dal carcere di Opera che sono arrivati alcuni tracce, capaci di far accendere la curiosità degli investigatori. Riina, infatti, stando alle indagini della procura nissena, durante la cosiddetta ora di socialità in carcere ha instaurato un rapporto privilegiato con alcuni esponenti della Sacra Corona Unita, che come lui sono detenuti in regime di 41 bis. Caso vuole infatti che il carcere di Opera ospiti anche alcuni personaggi di prima grandezza della malavita pugliese, come Alberto Lorusso, fino agli anni ’90 considerato al vertice della cosca di Brindisi, la stessa zona dove è andata a vivere la figlia di Riina.

La primogenita del padrino di Corleone aveva seguito in Puglia il marito Tony Ciavarello, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale dopo alcune condanne per gioco d’azzardo e danneggiamento. La loro presenza nel territorio era finita sui giornali dopo la strage di Brindisi, quando il 19 maggio del 2012 un ordigno esplose di fronte all’istituto scolastico Morvillo-Falcone. Adesso a raggiungere la giovane Riina a San Pancrazio, potrebbe arrivare anche la madre, Ninetta Bagarella. La signora Riina è attualmente a Corleone ma starebbe valutando l’opzione di trasferirsi anche lei nel brindisino. Da dove proviene questa predilezione diffusa per il territorio brindisino da parte della famiglia Riina? Se lo chiedono gli investigatori siciliani ed anche quelli pugliesi, che al momento non possono fare altro che registrare il possibile arrivo della signora Riina a San Pancrazio.

Sia Maria Concetta Riina che la madre, infatti, sono persone libere e non sottoposte ad alcuna misura restrittiva. La coincidenza tra il loro arrivo in Puglia e le fitte conversazione in carcere di Riina con esponenti della quarta mafia, però, desta curiosità. Soprattutto perché, agli atti della procura di Caltanissetta, c’è anche altro. “La Juventus è una bomba, state attenti, dovete difendervi” avrebbe detto il boss corleonese durante un colloquio con i figli, come rivelato dal Fatto Quotidiano nei giorni scorsi. Una strana affermazione per Riina, che è notoriamente tifoso del Milan, e che in quel momento non stava parlando di calcio.

Parole che sono state ovviamente registrate, e secondo la procura nissena potrebbero contenere un ordine di morte da consegnare all’esterno del carcere. Nel marzo scorso, il primo scritto anonimo consegnato al sostituto procuratore palermitano Nino Di Matteo faceva cenno proprio ad un ordine di morte impartito da Riina contro il pm che indaga sulla Trattativa Stato-mafia. E in una delle lettere successive si parlava addirittura di 15 chili di tritolo già arrivati in Sicilia per eseguire quell’omicidio. Particolare non irrilevante, se pensiamo che Cosa Nostra ad oggi non avrebbe possibilità di rifornirsi così velocemente di tanto esplosivo sul territorio siciliano. Al contrario la Sacra Corona Unita è invece l’organizzazione criminale che storicamente è sempre riuscita a reperire facilmente armi di qualsiasi genere. Complice la vicinanza geografica con la ex Jugoslavia, in Puglia sono spesso approdati carichi di armi pesanti, utilizzate nella guerra dei Balcani e poi destinate alle organizzazioni criminali italiane. Ed è qui che entra in gioco l’attività investigativa della procura antimafia di Lecce. Gli inquirenti guidati da Cataldo Motta, appena cinque giorni fa, hanno smantellato un gruppo di trafficanti d’armi, ritenuti molto vicini alla Sacra Corona Unita. Tra le armi sequestrate anche parecchi kalashnikov, fucili mitragliatori e addirittura bombe a mano. E’ a questo che punta l’alleanza tra Riina e la Sacra Corona Unita? Ed è per questo che i familiari di Riina sono stati spediti in Puglia? Interrogativi a cui i pm di Caltanissetta, Lecce e Brindisi stanno cercando di dare una risposta.

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