Nel post precedente “Non profit: quarantenni, coraggio c’è lavoro per voi” un commentatore mi chiedeva ‘e i cinquantenni che fanno, si suicidano’?  Prima di arrivare a tanto, parliamone!

In realtà la situazione in Italia per un 50enne non è troppo diversa che per un quarantenne – potenzialmente pessima in entrambi i casi. E’ ovvio che un settore, per quanto il più cresciuto negli ultimi 20 anni, con circa un milione di lavoratori retribuiti (dati Istat 2012  a mio avviso sottostimati), non è in grado di offrire oggi centinaia di migliaia di posti di lavoro. Quindi non siamo in una condizione ‘di sistema’ ma di nicchia: una nicchia ampia, in cui c’è posto anche per cinquantenni, uomini e  donne, che vengono dal settore for profit  (cambio vita) spesso fuoriusciti dal mercato del lavoro. Ribadisco anche che, se bisogna saper sognare, il non profit non è certo e solo il ‘mondo dei sogni’, come testimoniano autorevolissimi colleghi, ultimo di recente Davide Cavazza in un un suo post molto critico che invito a leggere.

Seppur lontani dalle percentuali occupazionali di settore della maggior parte dei paesi europei (Italia, circa il 3%  degli occupati vs media europea 6%), il settore offre sempre discrete possibilità  di occupazione di qualità sia ‘presso’ che di auto-imprenditorialità sociale.

cinquantenni, nei confronti dei 40enni, possono addirittura essere per un verso più favoriti: hanno i figli (relativamente) più grandi e quindi più tempo per pensare al loro futuro lavorativo, ri-formarsi, ritrovare le energie adatte  e le porte giuste; hanno una esperienza di lavoro ed una (relativa) maggiore tranquillità che li rende  più affidabili.

Ci sono tuttavia delle precondizioni:

  1. Il livello di motivazione sociale ed energia: non ha senso lavorare ‘da noi’ senza un sogno: saremo di certo pieni di contraddizioni, ma in quello che facciamo ci crediamo. Che vuol dire anche non essere diventati ‘cinici’,  e saper mantenere un buon umore utile al team ed ai beneficiari.
     
  2. Lingue (inglese da b2 in su e se possibile altra lingua ‘working level’)
     
  3. Preferibilmente coerenza tra le competenze maturare e il lavoro futuro: ad es. se ci si accinge a ricoprire incarichi di fundraisingcomunicazione e marketing, i profili senior che provengono dalla comunicazione, pubblicità, marketing, giornalismo, PR, management, sono sicuramente coerenti. Così se si va verso gli ambiti di progettazione – cooperazione internazionale, venire da  lauree come psicologia, economia,  scienze politiche, ingegneria, ed aver  sviluppato nel lavoro e nel volontariato competenze di progettazione, aiuta di certo.
     
  4. Esperienze di volontariato: è impensabile presentarsi su qualsiasi posizione – a meno di non essere Berlusconi- senza aver fatto prima volontariato, messa in campo e  dimostrata una  chiara motivazione sociale (e non solo a trovare un altro lavoro qualunque sia) e avuta una panoramica di come lavorano le organizzazioni e del clima interno.
     
  5. Formazione di alto livello: purtroppo o per fortuna, imprescindibile!  Abitereste in una casa costruita da un salumiere (con tutto il rispetto)? E perché si dovrebbero affidare progetti di centinaia di migliaia di eur  e molte vite umane, a volenterosi incompetenti?
     
  6. Scelta di professioni ‘chiave’: quelle legate alla progettazione (locale ed internazionale) ed al fundraising, come più volte detto, sono di certo quelle più richieste e con più possibilità anche di consulenza o auto imprenditorialità.

Se poi il 50 è stato un manager (ne ho conosciuti moltissimi ‘passati’ al non profit con successo) allora le possibilità aumentano, sempre se persona dotata di sensibilità sociale.
Quindi, mio caro coetaneo, se hai una buona parte di questi requisiti, e soprattutto se senti che puoi ancora dare il massimo, ‘nonostante tutto’,  senza ‘se’ o ‘ma’, perchè non provarci?

Invito i lettori interessati (20enni, 30enni, 40enni e 50enni- no 80enni  pregiudicati – all’ ormai tradizionale incontro di approfondimento a Roma, ‘Lavorare nel non profit e nella social Innovation: professioni, percorsi e fondi  per accedere’, Giovedì 31 ottobre, Roma, Via Aniene 26 A,  presso Sede AGIRE-Network delle ONG Internazionali per lo Sviluppo.

Per aver modo di confrontarsi con chi ce l’ha fatta e con gli operatori del settore.

Prenotarsi a comunicazione@asvi.it  con oggetto ‘Lavorare nel non profit-post Il Fatto2’ ed in copia a m.crescenzi@asvi.it . 

PS. Vi invito anche a visitare blog4change sui temi della cooperazione internazionale.