Bergeggi, Liguria, a settembre ha il mare color di settembre. Quello che piace a noi intellettuali o presunti tali, non tanto per come lo viviamo, ma per come poi ce lo raccontiamo. Un filo di nebbiolina alla sera, le prime umidità nelle ossa, la calma piatta di una stagione che va morendo, in attesa del ribollire delle prime burrasche d’autunno. E infatti, naturalmente, siamo già qui a raccontarci per iscritto, di quel weekend tra il 6 e l’8 del settembre in atto, in cui ci siamo ritrovati, noi autori di Zelig, a chiacchierare del lavoro futuro. Nelle normali aziende queste cose si chiamano più o meno convention; se sono dei dirigenti a farle si chiamano brain storming. Forse la nostra era una giusta via di mezzo, anche perché un po’ di tempo l’abbiamo dedicato perfino a guardare il mare da quel delizioso hotel, a picco, cento metri sopra. Tre giorni in cui è volata qualche partita di ping-pong, molto parlare, una discreta quantità di appunti, doverosamente perduti in qualche autogrill sulla strada del ritorno. E mai accesa la televisione, anche se in ogni camera era presente un minaccioso monitor ultrapiatto.

Dunque, incominciamo da Bergeggi, hotel con i televisori spenti, per parlare di televisione. Si sa d’altra parte che quella zona è particolarmente prolifica di “televisivi ” doc, da Fabio Fazio a Antonio Ricci a Carlo Freccero, per citarne tre di tremila.

Siamo in una sala riunioni con grandi vetrate sul mare. Sotto di noi, a pochi metri dalla spiaggia, un’isoletta verdissima. Si chiama Bergeggi anch’essa. È quasi intonsa, nonostante si intravedano costruzioni non freschissime, tra gli alberi. Lo scambio di impressioni sulla nostra storia televisiva, intorno al tavolo della riunione del sabato, ci porta lì. Noi siamo un po’ così, diciamo: Zelig è una trasmissione televisiva che negli anni se n’è stata sempre a pochi metri dalla riva. Un po’ diversa, eppure sostanzialmente speculare alla costa. Rifugio per molti, ma anche meta faticosa per nuotatori improvvisati. Un luogo non così lontano da diventare mito, ma neanche tanto uniformato da essere confuso con una delle tante insenature della spiaggia. Zelig come un’isola vicina alla terra, un prodotto unico e nel medesimo tempo sempre dentro al paesaggio televisivo.

Un varietà popolare. Fuor di metafora, abbiamo provato in quindici anni, a costruire in tv un varietà popolare, forse pop, comprensibile da molti, senza scadere di qualità, senza concederci troppo all’ovvio. Spiazzare. Raccontare. Essere molto curiosi. Cercare il comico del discorso, il surreale del reale. Capovolgere il vero e sbugiardare il falso. E divertirci noi, come prima garanzia per gli altri, per gli spettatori. Ridere e fare ridere. Così come l’isolotto di Bergeggi, ce ne siamo stati lì, negli anni, ben presenti in mare, ma raggiungibili da chi ci sapeva apprezzare.

A pensarci bene, forse se abbiamo una dote, noi di Zelig, è quella di saperci giocare tra alto e basso. La testa in alto per guardare dove si va, ma i piedi ben per terra, magari anche se ha piovuto e c’è da bagnarsi le calze…

Sono anni difficili, questi televisivi. Difficili soprattutto per un pubblico ancora molto attivo e fantasioso come lo zoccolo duro di Zelig. Gente che scanala tra satelliti e digitali; che non si accontenta neppure di una trasmissione come la nostra che nella frenesia della proposta impone ritmi talmente alti da non permetterti in teoria di stancarti. Non ti piace una cosa? Ne parte subito un’altra. Bene, anche con questi ritmi il nostro pubblico oggi è a volte più veloce di noi, ed è difficile tenerlo sempre determinato davanti al programma per due ore. Dovremmo essere felici perché abbiamo un pubblico attivo, e lo siamo, sinceramente. Ma ogni tanto, lo confessiamo, avremmo voglia che se ne andasse meno in giro a curiosare, noi che abbiamo sempre fatto della curiosità una filosofia di vita irrinunciabile…

In questi anni, dunque, Zelig ha dovuto misurarsi con un nuovo mondo televisivo pieno di trabocchetti e di stimoli continui. Ciò nonostante la qualità delle nostre proposte crediamo sia sempre stata sufficientemente alta da stimolare una buona dose di spettatori a seguirci.

Ora siamo qui, al mare, dicevamo, a impostare quel lavoro meno visibile che ci permette da anni di costruire il programma senza tradire le attese. Stiamo parlando dei laboratori sparsi per l’Italia in cui i giovani comici, dopo un’audizione in cui sono stati selezionati per poterli frequentare, lavorano e crescono con i nostri autori, gli stessi che sono presenti all’incontro di Bergeggi. Da anni Giancarlo Bozzo, il terzo di noi tre a ideare Zelig, si occupa di questo complesso mondo: una specie di filiera delle capacità di far ridere. I passaggi in realtà sono un po’ questi: ci sono dei provini o delle segnalazioni, insomma ci sono delle audizioni dal vivo o in video, che riguardano ciò che c’è di nuovo nel mondo dello spettacolo brillante e comico. Passato questo primo filtro, quelli da noi ritenuti idonei vengono invitati a partecipare a un laboratorio, solitamente il più vicino alla loro città che per qualche mese, e almeno una volta alla settimana, funge da luogo di confronto e crescita tra colleghi e autori e sfocia in una serata-stage ripetuta nel tempo, con pubblico vero, le cui reazioni vengono valutate insieme al resto, per capire se il pezzo del giovane comico sta migliorando di volta in volta o meno. Durante questi lab e al termine di essi avvengono un paio di incontri a Milano, allo Zelig cabaret, così che anche noi tre possiamo seguire, coadiuvati naturalmente dai responsabili dei laboratori, la crescita di questi artisti. I migliori di loro raggiungeranno con ogni probabilità la televisione, dividendosi in programmi di seconda serata, prevalentemente ma non necessariamente nostri, in attesa di approdare, se va bene, alla prima. Agli altri, ai non prescelti, resterà la discrezionalità di scegliere tra l’abbandono del laboratorio o eventualmente un ulteriore anno di lavoro per capire se vi sia da raggiungere una maturità non ancora piena. Grazie a questo iter, svolto soprattutto negli ultimi dieci anni, moltissimi comici hanno raggiunto un livello di professionalità, e spesso di popolarità, notevoli. Se non ci facesse troppo effetto scriverlo potremmo dire che i comici emersi grazie a questo meccanismo sono ormai centinaia. Alcuni si sono persi negli anni, altri son diventati addirittura famosissimi. In ogni intervista abbiamo accennato a come nel locale-cabaret Zelig siano stati fatti i cosiddetti primissimi provini agli incontaminati Antonio Albanese, Gene Gnocchi, Checco Zalone, Geppi Cucciari, Ale&Franz, Teresa Mannino… Sul palchetto di Zelig hanno praticamente esordito nelle formazioni complete Aldo Giovanni e Giacomo e Marina Massironi e Elio e le storie Tese. Ma nella storia di Zelig ci sono anche i primi spettacoli di Marco Paolini, Antonio Rezza, Sabina Guzzanti, Luciana Littizzetto, Rossi & Riondino. E c’è la nascita del fenomeno Bisio… davvero l’elenco, se si incomincia a scrivere, è infinito, anche se i nomi citati in queste ultime righe non riguardano naturalmente i laboratori, che si sono susseguiti solo negli ultimi anni.

Cosa sarà, dunque, di Zelig, a prescindere dai laboratori? Anche di questo abbiamo parlato a Bergeggi, guardando quell’“isola che c’è”, la nostra. Difficile anticipare i prossimi percorsi in queste righe e in questi giorni. Stanno uscendo troppe notizie, spesso imprecise, qualche volta addirittura false, sul nostro futuro. Di certo riprenderemo la prima serata molto avanti, perché abbiamo bisogno e voglia di reinventarla un po’. A partire dalla conduzione che non è ancora definita, nonostante le voci. Non lo è in assoluto e non lo potrebbe essere, anche volendo, per ora. Stiamo costruendo una trasmissione un po’ diversa da quella fin qui presentata in tv, una trasmissione che, come si dice nelle migliori tradizioni, tenga conto delle radici del nostro percorso, ma si sforzi di apportare delle novità sostanziali nelle tecniche, nelle interazioni sul palco tra gli artisti, nell’immagine anche fisica del programma. Le uniche cose irrinunciabili sono la platea e il pubblico vero e pagante, con al solito le telecamere a “spiare” ciò che accade, sotto un tendone o in un teatro.

Puntate di allenamento. Tutto questo ‘sto stufato, come si dice a Milano, per preparare uno Zelig su Canale 5 ancora così lontano nel tempo? Beh, sì, anche se prima di approdare alla prima serata “importante” ci concediamo il solito piacere di fare una trasmissione, otto puntate solo, di “allenamento”, uno ZelinOne o un FreeZelig (uno Zelig in frigorifero o uno Zelig in libertà?); la faremo con ogni probabilità tra pochissimo, a fine 2013 su Italia 1 con artisti che soprattutto in quelle formazioni non saranno gli stessi del futuro Zelig.

Intanto si va avanti con i Lab e con la programmazione del locale milanese, il cabaret che sta velocemente avvicinandosi al trentennale: lo celebreremo in piena Expo, bisognerà organizzarsi per fare le cose in grande. Per ora in viale Monza 140 ci sono in programma un sacco di cose, dalla musica d’autore ai laboratori più imprevedibili, alle serate con i migliori artisti comici usciti in questi anni. Va tenuto d’occhio il cartellone. Ormai c’è un po’ di nebbiolina anche a Milano e a girare in Vespa incomincia a fare freschino. Qui non c’è il mare e i giorni di Bergeggi sono già quasi lontani. Si è ripartiti a lavorare a tempo pieno e volano email, sms e telefonate chilometriche. A volte inutili, come molto spesso sembra inutile questo nostro lavoro che abbiamo la fortuna di fare divertendoci. Ma poi, ripensandoci, quando si riesce a far ridere la gente ci si rende conto di essere certo meno importanti di un chirurgo, ma forse più importanti di uno psicanalista. Una bella soddisfazione…

da Il Fatto Quotidiano del 30 settembre 2013