Se fosse un calciatore, avrebbe la maglia numero 10, quella del “fantasista”. Invece Stefano Bollani è un pianista, ma l’appellativo gli calza benissimo, anche se lui preferirebbe quello di “improvvisatore”. E non potrebbe essere diversamente dato che il jazz, la musica che suona divinamente, si nutre di improvvisazione. E ugualmente la vita artistica di Bollani, che spazia dalla musica alla letteratura, dal palco della Scala a quello di Sanremo (dove ha fatto il picco di ascolti), dai concerti con il maestro Riccardo Chailly alle trasmissioni televisive, sempre in un magico equilibrio fra rigore e fantasia. Così, non ancora spenta l’eco del successo del suo ultimo libro, Parliamo di musica, e mentre esce nei negozi un nuovo album, O que serà (Ecm), in duo con il brasiliano Hamilton de Holanda, virtuoso del bandolim (un particolare mandolino 12 corde), il “Bolla” torna in televisione con la nuova edizione di Sostiene Bollani (da domenica 29 settembre, alle 23, su Rai 3).

Questa volta, ad ascoltare le particolari lezioni di musica tenute da lui e dai suoi illustri ospiti, non saranno solo i nottambuli: visto il grande successo dell’edizione di due anni fa, il programma è salito dalla terza alla seconda serata. “Un’ottima posizione”, dice Bollani. “Veniamo dopo la serata allegra (Fabio Fazio con Che tempo che fa) e le notizie terrificanti (il tg, ndr)”. L’orario non è l’unica novità. A sostenere Bollani non ci sarà più la spalla Caterina Guzzanti, ma si alterneranno in ogni puntata diversi coprotagonisti. A Guzzanti sarà comunque riservato l’onore del gran finale: una puntata speciale da Torino, con l’orchestra della Rai. Sempre rigorosamente in diretta (“Così è più difficile, ma più divertente!”), il programma avrà come filo conduttore uno strumento musicale, diverso per ogni puntata.

Si comincia con il pianoforte e con un parterre di musicisti molto differenti fra loro: Francesco Grillo, “pianista jazz classico”, Lorenzo Engheller, un cantante-pianista-entertainer napoletano “fra Renato Carosone e Lelio Luttazzi”, Dado Moroni, “il miglior pianista jazz italiano” e Antonello Salis, virtuoso del piano e della fisarmonica,“un caso a sé”. Fra gli ospiti della prima puntata, anche Elio (“l’unico che riesce a fare un talent show senza sporcarsi la fedina penale”) e Teo Tronico. Chi è costui? Un pianista con 36 dita che viene da Imola: per la precisione, il prototipo di un robot partorito dalla mente di un ingegnere, Matteo Suzzi, che ha già al suo attivo un’esibizione con i Berliner. Poi, nelle varie puntate, oltre ai jazzisti che si alterneranno nella sezione ritmica (Roberto Gatto, Enzo Pietropaoli, Ares Tavolazzi, Walter Paoli, Furio Di Castri e i danesi Jespoer Bodilsen e Morten Lund), attori (Paola Cortellesi), cantanti (fra gli altri Gregory Porter e Noa), musicisti (il primo è il violoncellista Giovanni Sollima) uniti da una particolarità: “Sono tutti amici miei o artisti che ancora non lo sono ma che mi piacciono”.