Ogni tanto qualche grillo parlante, che purtroppo il martello di Pinocchio non è riuscito a schiacciare sul muro, esce dalla sua tana e sentenzia sulla scuola. Si tratta di uno degli sport nazionali evergreen, che periodicamente si abbattono sulle nostre teste e sul nostro fegato, obbligandoci ad un esercizio di pazienza e tolleranza che, almeno per quanto mi riguarda, dopo lustri di insegnamento, non avrei voglia di sostenere. Il comune denominatore delle esternazioni dei Soloncini che rivendicano diritto di parola sulla base del (loro) buon senso e del fatto di aver, in tempi più o meno remoti, occupato un banco scolastico, sono la superficialità e la disinformazione.

Dopo Porro, che l’anno scorso sconfinò dalle sue mansioni di “spalla” di Telese (sic!), riservando alla “proposta indecente” delle 24 ore di lezione frontale per gli insegnanti a parità di salario parole di consenso, tuonando contro incapacità e “fannullonismo” dei docenti, è ora la volta di un altro titano del pensiero nostrano, Mario Giordano. Il quale ripropone un tema buono per tutte le polemiche strumentali, totalmente prive di senso critico: il docente somaro. Deve aver orecchiato, il tuttologo Giordano, qualcosa su test Invalsi e sul fatto che nel decreto legge istruzione sia prevista formazione per i docenti che abbiano classi che non conseguono risultati soddisfacenti ai test; poi ha mandato a memoria qualche strofa della filastrocca semiseria sulla valutazione (ce lo chiede l’Europa!) e sul “merito” che li accompagna; e, ahimé, ha voluto dire la sua.

Come i suoi predecessori, non ci ha certamente stupiti con effetti speciali: larga la foglia, stretta la via… Pensieri banali in libertà, la spregiudicata sicumera da bar dello sport; numeri e cifre, letti in maniera capziosa. Nessuna incertezza, cautela zero, formule e soluzioni in tasca. Inutile entrare nel merito della trita lezioncina da primo della classe; è linkata a questo pezzo. E chiunque – cosa strana – non si fosse già fatto un’idea precisa sulla questione Invalsi nel nostro Paese ha a propria disposizione una Rete che pullula di informazioni. Serie, documentate, circostanziate. Basterebbe affrontare la questione con meno arroganza e meno pregiudizi e studiare oggettivamente normativa e dati, per non incorrere nella fiera dell’ovvietà, peraltro ideologicamente connotate in modo molto riconoscibile. Tutto ciò, però, risulta estremamente difficile in un Paese di santi, navigatori, poeti, allenatori di calcio, ministri dell’Istruzione…