Sono oltre 200mila persone di tutto il mondo quelle che hanno fatto richiesta per un viaggio di sola andata per Marte. Il piano è quello di colonizzare il pianeta rosso. Se tutto andrà come previsto, la missione partirà nel 2022, solo dopo aver raggiunto una raccolta fondi pari a 6 miliardi di dollari. I paesi più rappresentati sono Usa (47mila), India (20mila), Cina (13mila), Brasile (10mila) e Gran Bretagna (8mila). Dall’Italia, solo l’un per cento. “Resistenti, adattabili, curiosi, fiduciosi e creativi”. Sono più di quante si possa pensare le persone disposte a un viaggio di sola andata per il pianeta rosso. L’occasione è offerta da Mars One, un progetto olandese che in cinque mesi ha raccolto oltre 200mila richieste di singoli da più di 140 paesi. La strada in ogni caso è ancora lunga. Entro il 2015 verranno selezionati da sei a dieci gruppi, ognuno composto da quattro persone, che intraprenderanno una formazione lunga sette anni. Alla fine, solo uno di questi gruppi, e quindi solo quattro persone, affronteranno un viaggio nello spazio della durata di sette mesi e “diventeranno le prime persone ad atterrare su Marte, dove vivranno il resto della loro vita”, come si legge sul sito del progetto.

I candidati hanno dovuto presentare un video di se stessi spiegando brevemente il proprio curriculum e le motivazioni che li hanno spinti a presentarsi. Per il momento, la galleria della più varia umanità è visionabile sul sito del progetto. Il piano è quello di raccogliere sei miliardi di dollari per la prima missione attraverso privati “benefattori” e con un reality show. Secondo quanto riportato da National Geographic, seguirà un viaggio ogni due anni. Il progetto ha dalla sua il Nobel olandese per la fisica Gerard ‘t Hooft, che ad aprile aveva dichiarato: “L’obiettivo a lungo termine è quello di stabilire una colonia permanente, ma l’espansione non sarà semplice. Nessuno può indovinare quanto tempo ci vorrà per completarla”.

C’è da sottolineare che la Nasa, che prevede di mandare il primo uomo su Marte tra vent’anni, si è detta scettica sulla riuscita di una missione privata, e in molti hanno evidenziato le difficoltà del modello economico scelto, la fattibilità tecnica e i rischi fisici e psicologici che dovranno affrontare i partecipanti. Tanto più che ancora non sono stati rese note le qualità sulla base delle quali saranno scelti i finalisti. A maggio, quando le iscrizioni erano aperte da solo un mese, erano già oltre diecimila i cinesi che si erano candidati. I media di Stato dell’ex Impero di mezzo allora avevano lanciato una campagna stampa in cui si denunciava il progetto olandese come una truffa. I dubbi erano aumentati dopo che lo stesso ideatore del progetto, l’olandese Bas Lansdorp, aveva dichiarato in una intervista di non essere sicuro che l’obiettivo potesse essere raggiunto così come previsto.

Il Quotidiano del popolo si era addirittura lanciato in un lungo articolo che esponeva i dubbi su come i pionieri, novelli astronauti, avrebbero potuto resistere in un luogo con una temperatura inferiore a 55 gradi e la cui atmosfera è costituita prevalentemente da anidride carbonica. “E’ realistico emigrare su Marte?” si chiedeva l’articolo, proponendo interviste a esperti e scienziati che non mancavano di mostrare un’evidente scetticismo. Ma sopratutto, i 200mila disposti a lasciare tutto per lanciarsi in questa odissea nello spazio senza possibilità di ritorno, non dovrebbero farci riflettere sul come la Terra stia diventando un pianeta sempre più inospitale? “Viviamo in un paese che non ha sogni”, ha dichiarato al South China Morning Post un poliziotto di una provincia sudoccidentale cinese che ha presentato la sua candidatura il mese scorso. “Alla nostra gente dovrebbe essere consentito di sognare qualcosa che oggi sembra impossibile, ma che un domani con molto sforzo sarà realizzabile. Non bisognerebbe né scoraggiarla, né spaventarla”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi