Non è una schedatura ma ne ha tutta l’aria. I Mossos d’Esquadra, la polizia che opera nella regione autonoma catalana, potrà raccogliere informazioni sulle donne islamiche che vestono il burqa o il niqab in luoghi pubblici.

La questione è antica. Già la Francia, dove risiede la prima comunità musulmana d’Europa, qualche anno fa avviò la discussione sulla relazione tra il capo di abbigliamento femminile e la funzione di riconoscimento propria dei documenti di identità.

Poi nell’aprile del 2011 arrivò a bandire il velo integrale comminando multe alle trasgreditrici e pene detentive fino a un anno. Nelle banlieue di Parigi, non poche volte, il provvedimento è preso a pretesto per manifestare inquietudini sociali: lo scorso luglio la solerzia di un poliziotto che aveva multato una donna col velo integrale ha scatenato una rivolta sociale, con assedio al commissariato di un quartiere dormitorio nella periferia ovest della capitale.

La Grand Chamber della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi da una giovane musulmana multata per aver indossato il velo, dovrà decidere se la legge francese viola o meno i diritti umani.

Ora la Catalogna sembra seguire i cugini al di là dei Pirenei per superarli e andare oltre. Si discute di iniziative legislative trasversali che, sul modello francese, vorrebbero introdurre il divieto per il burqa in pubblico. Intanto, da qualche giorno, unità dei Mossos d’Esquadra hanno avuto disposizione di serrare i controlli, tra le ramblas e nei locali pubblici, sulle donne con velo. La polizia dovrà conoscere l’identità di quei volti nascosti dai tessuti, acquisire dati sui mariti, sulle famiglie.

Tutto nel nome della sicurezza nazionale, o regionale verrebbe da dire. Gli ambienti investigativi assicurano che non ci saranno violazioni dei diritti fondamentali, non ci sarà una schedatura (sarebbe la prima di carattere “politico” basata su un capo di abbigliamento), né si darà luogo alla costituzione di un database fondato sulle scelte religiose. Viene da chiedersi: e le informazioni immagazzinate dove finiranno?